L'unico evento in Italia che ha ricordato il quarantennale della morte del controverso, discusso personaggio che è stato Yukio Mishima, suicidatosi col rito giapponese ( tagliarsi il ventre con un pugnale nel punto dove risiede l'anima, si dice, all'altezza dell'inguine, suicidio provato e filmato sotto la sua regia cinque giorni prima di quello reale) il 25 novembre del 1970, si è svolto a Bologna al Teatro Dehon, grazie alla Compagnia TeatroAperto, diretta da quell'instancabile regista-attore Guido Ferrarini, coadiuvato dall'altrettanto instancabile Tiziano Tommesani.
Il programma, sotto il titolo “Mishima, mon amour. L'Uomo, lo Scrittore, l'Onore”, articolato su due giornate, era ricco di interventi offerti da relatori significativi: Giovanni Azzaroni dell'Università di Bologna sul tema "Il mare della fertilità", un'analisi antropologica sul teatro di Mishima; Elena Cervellati, un omaggio al danzatore Kazuo Ono; Enrico Groppali, sul tema tra teatro e letteratura; Lydia Origlia, traduttrice di Mishima sul tema del Coraggio, coordinati dal critico teatrale Giuseppe Liotta. Comprendeva, inoltre, un momento teatrale di danza Butoh con Tiziana Cesarini con letture di versi Haiku, interpretate da Aldo Sassi e Federica Tabori.

MADAME DE SADE
Nella seconda sessione, presieduta da Giovanni Azzaroni, hanno parlato: Matilde Mastrangelo sulla “Casa di Kyoko, dov'è l'attore”; Piero Ferrarini su “Mishima tra Sade e Masoh”; Francesco Tei, “Madame de Sade: Mishima europeo”; Virginia Sica, “Se Mishima calca ancora le scene”; Matteo Casari, “Mishima jo ha Kiu”. Il programma comprendeva anche la proiezione del film “Mishima - una vita in quattro capitoli” con la regia di Paul Schrader, del 1985; e lo spettacolo “Madame De Sade”, un testo di Mishima che si snoda su una concatenazione dialogica di monologhi, messi in bocca a cinque emblematiche donne, il cui contenuto è illuminante per capire la natura intima, conflittuale, tormentata tra "eros e thanatos" di Mishima che l'autore, per traslato, trasferisce sulla vita del Marchese De Sade. Per chi vuole intendere, intenda.
La regia è stata curata da Piero Ferrarini, appassionato studioso di Mishima, che già si prepara a mettere in scena “Il mio amico Hitler” e che ha collocato la pièce in uno spazio neutro, un palcoscenico spoglio, solo quinte nere, un fondale bianco, sei sedie, e una scritta giapponese per informare che la rappresentazione avviene in un locale giapponese, posta su una quinta. Una regia scarna, essenziale, che ha puntato ad evidenziare lo scorrere delle parole, del loro spessore drammaturgico, abbondanti, fluenti e ricche di immagini di Mishima, interpretate da un buon cast: Alessandra Chieli, nel ruolo di Renée, marchesa de Sade; Alessandra Frabetti in quello della Signora di Montreuil; Cristina Sarti, in Anne-Prospere de Launay; Elena Poletti nelle vesti della contessa di Saint-Fond; Martina Valentini era la Baronessa di Immiane e infine Velentina Picciau nei panni di Charlotte, la cameriera. Il pubblico presente ha accolto con partecipazione.

MADAME DE SADE Foto di GINO ROSA
Se al convegno era presente poco pubblico non c'è da meravigliarsi: su Mishima pesano molte riserve legate al suo essere omosessuale di destra. Il suo suicidio da artista affermato, da uomo benestante, ha negato la vita, gettandosi addosso strani sospetti di ossessione egocentrica, con la mania di consegnare alla storia il suo mito.
Se al convegno la partecipazione del pubblico era circoscritta a pochi interessati, allo spettacolo invece sono accorsi in tanti.
La risultante dei contributi dei relatori, dei momenti di spettacolo, dei documenti filmici e fotografici ha arricchito molto la nostra conoscenza dell'universo di Mishima. Per ben cinque volte lo scrittore è stato nella sfera dei candidati al Nobel, ma, si vede, la "pruderie" dei Membri della Società del Nobel, ha sempre frenato il conferimento di tale riconoscimento. Per il nostro sapere e per approfondire il dramma interiore vissuto dall'uomo e dall'artista, Mishima merita di essere analizzato, approfondito nel bene e nel male.
Questo evento su Mishima è stata anche una buona occasione per festeggiare i trentacinque anni di attività della Compagnia e per presentare una sostanziosa pubblicazione del lavoro svolto da consegnare alla memoria di chi ha da venire. |