Foto di A. Badodi
wanda capodaglio : attrice
(1890 - 1980)
Figlia d’arte, esordì precocissima in palcoscenico.
Fu “amorosina” nella Compagnia di Paladini, attrice giovane
con Irma Gramatica, Severi-Zoncada, Gandusio-Borelli-Piperno dove fu
diretta da Flavio Andò e, dal 1915, con Ruggero Ruggeri e poi
con Irma Gramatica. Dopo il matrimonio con l’attore Pio Campa,
formò una propria Compagnia insieme al marito e a Giacinto Palmarini,
sodalizio che durò quasi ininterrottamente fino al 1932. Durante
questi anni la scelta degli artisti si orientò su un repertorio
molto selezionato di opere: Zio Vanja di Cechov, Gli interessi
creati di Jacinto Benavente, I Falliti e Il tempo è un
sogno di Henri-René Lenormand, Topaze di Marcel
Pagnol (particolare successo della compagnia). Dal 1937 fece parte della
Compagnia Nazionale insieme a Betrone e Carini. Nel 1939 fu nel Campiello diretto
da Simoni. Sempre nel 1939 iniziò ad insegnare recitazione presso
l’Accademia di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di
Roma, di cui divenne ben presto una colonna portante, formando negli
anni generazioni di attori italiani, fra i quali Vittorio
Gassman, Tino Buazzelli, Gian Maria Volontè, Giancarlo
Sbragia,
Monica Vitti, Rossella Falk. All’insegnamento alternò da
allora alcune comparse sulla scena, fra le quali da ricordare Frenesia di
Chappuis, Strano interludio di E. O’Neill, La casa
di Bernarda Alba di F. Garcia Lorca (1947, regia di V. Pandolfi), Ispezione di
U. Betti, Gli affetti di famiglia di A. De Céspedes e
A. Degli Espinosa, Felicita Colombo di G. Adami.
Ben dotata di talento e di un generoso istinto, Wanda Capodaglio si formò grazie
a una buona disciplina e ad un costante impegno, indirizzato soprattutto nella
scelta di un repertorio non facile, di personaggi complessi e aristocratici,
che spesso la fecero trovare all’avanguardia coi tempi. Il costante impegno
profuso nell’affinare la sua tecnica le consentì inoltre di tenersi
costantemente al passo coi tempi, moderna e controllata nell’uso delle
tecniche e nel temperamento.
Negli anni Cinquanta iniziò anche a collaborare con la televisione, realizzando
un gran numero di sceneggiati, i più sotto la direzione di Anton Giulio
Majano. Fra le tante partecipazioni Piccole donne (1955), Jane Eyre (1957), David
Copperfield (1965) e per concludere Le mie prigioni (1968) regia
di Sandro Bolchi e Il berretto a sonagli (1971) regia di Edmo Fenoglio,
tutti prodotti dalla Rai. Cospicua, sin dal 1914, fu anche la sua attività cinematografica,
sia come attrice, che come doppiatrice.