totò alias Antonio De Curtis : attore (1898 - 1967)
Antonio De Curtis, in arte Totò, nasce a Napoli il 15 febbraio 1898, figlio naturale di Anna Clemente e del marchese Giuseppe De Curtis (che solo trent'anni dopo lo riconoscerà legalmente). Fin da ragazzo mostra passione per il teatro di varietà, esibendosi in macchiette ed imitazioni con lo pseudonimo di Clerment. Trasferitosi a Roma nel ‘22 con i genitori, ottiene varie scritture ed infine debutta con esiti lusinghieri al teatro Umberto I.

Totò e Pasolini
Nel 1927 è nella compagnia di Achille Maresca, di cui è prima donna la celebre Isa Bluette; nei primi anni ‘30 diviene capocomico e porta in giro per l'Italia varie riviste, tutte calorosamente accolte dal pubblico.
Nel 1937 esordisce sullo schermo con "Fermo con le mani!" di Gero Zambuto, cui fanno seguito "Animali pazzi" (1939) di Carlo Ludovico Bragaglia e "San Giovanni decollato" (1940) di Amleto Palermi: queste pellicole non ottengono il favore delle platee, così Totò torna a calcare le assi del palcoscenico guadagnandosi trionfali accoglienze negli spettacoli messi in scena da Antonio Galdieri ("Quando meno te l'aspetti", 1940; "Volumineide", 1942; "Che ti sei messo in testa?" e "Con un palmo di naso", entrambi del 1944; "C'era una volta il mondo", 1947; "Bada che ti mangio", 1949), dove a volte fa coppia con Anna Magnani.

Nel 1947, egli approda nuovamente al cinema con "I due orfanelli" di Mario Mattoli, che segna l'inizio delle sue fortune nel cinema: di anno in anno, il numero delle pellicole che lo vede impegnato andrà aumentando, fino a suggerirgli nel 1950 il ritiro dall'attività teatrale (cui tornerà, episodicamente, nel 1956 con "A prescindere" di Nelli e Mangini).

Totò in L'Imperatore di Capri
Tra i moltissimi titoli, segnaliamo "Fifa e arena" (1948) di Mattoli, "Totò le Moko" (1949) di Bragaglia, "Totò cerca casa" (1949) di Steno e Mario Monicelli, "Napoli milionaria" (1950) di Eduardo De Filippo, "Guardie e ladri" (1951) di Steno e Monicelli, "Totò a colori" (1952) di Steno, "L'oro di Napoli" (1954) di Vittorio De Sica, "Totò, Peppino e la malafemmina" (1956) di Camillo Mastrocinque, "I soliti ignoti" (1958) di Mario Monicelli, "Signori si nasce" (1960) di Mario Mattoli, "Totò Diabolicus" (1962) di Steno, "Uccellacci e uccellini" (1966) e gli episodi "La terra vista dalla luna" (1967, da "Le streghe") e "Che cosa sono le nuvole" (1967, da "Capriccio all'italiana"), tutti firmati da Pier Paolo Pasolini.
Autore, pure, di canzoni di grande successo - la più famosa delle quali è sicuramente "Malafemmena" (1951) - oltre che delle poesie napoletane raccolte nel volume "‘A livella" (1964), Totò si è spento a Roma il 15 aprile 1967.