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i fatti : indice

Teatro COmunale di VicenzaVicenza, finalmente un nuovo teatro per la città

Hanno aspettato sessant’anni. Una vita. Adesso, finalmente, è arrivato

a cura di Mario Mattia Giorgetti

Hanno aspettato sessant’anni. Una vita. Adesso, finalmente, è arrivato: il Teatro Comunale della città di Vicenza è stato felicemente inaugurato, alla presenza di molti vicentini che contano, anche se intorno al teatro si respirava un certa tensione dovuta a una nutrita presenza di poliziotti, di contestatori, alcuni dei quali, mostrando il loro sederino, comunicavano la loro disapprovazione, striscioni con messaggi che fanno riflettere, e, infine, un popolo di sagome di legno a dimensione d'uomo dislocate un po’ ovunque, a simboleggiare il pubblico di domani: il genitore col figlio, la famiglia unita, i giovani fidanzatini, l’anziano, eccetera. Anche un manifesto furoreggiava sui muri della città dove campeggiava l’immagine di un bambino e un teatro e il messaggio “crescerai con il teatro”.

Teatro COmunale di VicenzaQuando in una città italiana, a prescindere da chi l’amministra, da qualsiasi colore politico sia dominata, nasce un teatro dovrebbe essere una festa per il Paese. Gli uomini politici preposti alla cultura dovrebbero essere presenti a manifestare la loro partecipazione, anziché delegare un telegramma letto dalla brava Milly Carlucci, presentatrice della serata, nel quale si rende noto che “inderogabili impegni" non permettevano la presenza di nemmeno un delegato. 

Un teatro è uno spazio aperto, di tutti, un crocevia di eventi culturali che nel tempo i giovani incontreranno, discuteranno, valuteranno. Un luogo di aggregazione sociale, di partecipazione. Di crescita. A meno che non lo si voglia ghettizzare a vantaggio di una classe sociale ben definita. Ma non credo che sarà possibile. Almeno, lo spero. 

I vicentini devono ringraziare il sindaco Enrico Hüllweck, che con pervicacia l’ha voluto. Anzi,
devono ringraziare sua madre perché, come lui stesso ha raccontato nel corso della presentazione, dove simpaticamente ha “duettato” con la Carlucci, quando era bambino chiedeva a sua madre come mai Vicenza non avesse un teatro, e la madre gli rispondeva che forse un giorno sarebbe arrivato un sindaco che avrebbe consegnato ai cittatini un bel teatro. Adesso che il sindaco è lui, in carica da anni, ha voluto realizzare quella magnifica previsione della madre. Sembra una favola. Bella, veramente bella. Grazie mamma.

Questo teatro, privo di un direttore, ha già un suo programma vario, anche se ancora non è caratterizzato da un linea progettuale definita, poiché è nato velocemente per essere attivo già nella stagione in corso. Quando ci sarà un direttore avrà anche la sua personalità, l'anima che lo caratterizzerà.

La serata d’apertura, coordinata dal regista Luca De Fusco, la linea di condotta, in qualche modo, ce l’ha anticipata, mettendo sul palcoscenico un programma polivalente aperto a tutti i generi dello spettacolo: dalla prosa alla lirica, dal balletto alla musica.

Sessant’anni di attesa - poiché i due teatri esistenti erano stati distrutti dall’ultima guerra - sono tanti, e in tutto questo periodo la comunità vicentina si è dovuta accontentare di spettacoli, molti dei quali venivano forzatamente messi dentro lo spazio dell’Olimpico del Palladio, oppure ospitati in una sala cinematografica che ogni tanto si trasformava in teatro, e al teatro Astra, sede per spettacoli innovativi e per ragazzi.

Teatro COmunale di VicenzaAdesso, con il Teatro Municipale, la città di Vicenza ha la possibilità di offrire una stagione invernale di grande portata e una stagione autunnale di classici, quelli giusti, per l’Olimpico.

Ma come è questo teatro nuovo? Tecnicamente il palcoscenico ha molte soluzioni e il regista Luca De Fusco si è prodigato a mostrarcele, facendo vedere come si azionavano le “americane” con i riflettori, pedane che si muovono a comando in verticale e in orizzonatale, teatralizzando il tutto.
Noi abbiamo avuto l’impressione che la buca dell’orchestra, non sia tanto capace per ospitare una grande orchestra, ma è solo un’impressione. La stessa cosa possiamo dirla per il foyer al primo piano, a cui si accede da scale un po’ troppo strette per consentire un comodo flusso tra chi sale e chi scende.
La platea è grande, l’acustica, almeno per la scena de “Il Mercante di Venezia” che faceva parte del programma della serata, ci è sembrata non rispondente alle esigenze della prosa. Forse l'impressione era dovuta alla totale assenza di scenografia. Staremo a vedere in seguito.
Le toilette non sono abbastanza grandi e con un sufficiente numero di servizi igenici per una veloce bisogna.

Nella serata inaugurale, il programma è stato abbastanza nutrito: danza, con assoli e passi a due, momenti di lirica, cori e di esucuzioni d’orchestra. Abbiamo ammirato i ballerini, quali Eleonora Abbagnato, Svetlana Zakharova, Alessandro Riga, Andrej Merkuriev, gli attori Eros Pagni, Gaia Aprea, Max Malatesta, Sebastiano Tringali, Giovanni Calò, Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Enzo Turrin,  e poi la partecipazione di Lina Sastri con il suo chitarrista Maurizio Pica, i cantanti lirici Josè Cura (molto pieno di sé), Marianne Gesswagner, Silvia Ragazzo e Desaret Lika e infine il Coro Pueri Cantores di Vicenza e l’orchetra vicentina diretta da Mario De Rose, coordinati
dalla brava Milly Carlucci.


 
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