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i fatti : indice
 
 
 

TagliTutti uniti contro i tagli

di Mario Mattia Giorgetti

   

Tutti in piazza, per protestare contro i tagli alla cultura. Artisti, tecnici, registi, produttori, direttori di teatri stabili, responsabili di organismi privati, sovraintendenti, si trovano uniti in un unico abbraccio: i tagli al Fus, alla cultura, al teatro, sono un collante formidabile per far sì che tutta la comunità dello spettacolo si ritrovi, protesti contro questo governo che di cultura  non vuole sentire parlare.
Cosa potevamo sperare, dicono, da coloro che sostengono che “la cultura non si mangia”.
Cosa potevamo sperare, dicono, da coloro che non vogliono che il sapere sia dato ai giovani.
Cosa potevamo sperare, dicono, da coloro che non hanno il senso della responsabilità.
Cosa potevamo sperare, dicono, da coloro, che non hanno capito che il teatro è un modo di vivere civile, che unisce, che fa crescere: produce conoscenza, ritrova la memoria, le radici, il nostro essere.
Tante, tante sono le voci di protesta: giovani che denunciano la precarietà dell’artista, l’alto tasso di disoccupazione, la diminuzione delle giornate di lavoro.
All’Assemblea che ha avuto luogo alla Camera del Lavoro di Milano, in una sala gremita anche di tanti giovani, c’erano nomi conosciuti, artisti che danno all’Italia la loro migliore creatività. Che danno prestigio. C’erano Tony Servillo, Moni Ovadia, Lella Costa, Lamberto Puggelli, Andrèe Ruth Shammah, Ferruccio Soleri, Glauco Mauri, Umberto Ceriani, l’on. Emilia de Biasi del Pd,  Stèphane Lissner, Sergio Escobar e tanti altri, e ci scusiamo se non li menzioniamo tutti.

Tagli

L’atmosfera era di estrema preoccupazione.

Sono emersi dati, numeri, cifre: insomma soldi che potrebbero andare alla cultura e che, invece, vanno ad altri settori discutibili.
Ma oltre ai tagli al Fus, esistono altri “tagli”, non di natura economica ma politica, che cominciano ad essere inflitti molto prima che questa crisi invadesse il mondo, cosa che oggi è una scusa molto comoda per potare senza pietà tanti rami dello spettacolo che producono cultura.
I tagli cui si allude partono da lontano, appunto, da quando in maniera silenziosa e senza movimenti di protesta, si è cominciato a tagliare giovani compagnie,  gruppi alternativi, realtà minori che offrivano un teatro scomodo, di riflessione.
Partono da lontano perché chi sta in alto ha messo in atto una strategia: togliere le voci scomode, quella linfa che mette in agitazione le menti della gente, che apre gli occhi sul potere. Come sta succedendo anche in televisione: tagliare il dissenso, la critica. La strategia dei tagli, ora, risulta comoda perché si può imputare ad una crisi economica. Mentre, si sostiene, è solamente politica. Perché i soldi ci sono. Eccome.
Si deve apprezzare, qualcuno a detto, che molti di quelli che protestano contro i tagli del governo, accedono ai contributi ministeriali per l'attività teatrale che svolgono. Speriamo che in futuro non siano puniti per aver azzardato a protestare, dicono altri.
In ogni caso, basterebbe diffondere al massimo quanto il Capo dello Stato, Napolitano, ha detto: "Non si può mortificare la cultura", per dare forza ai 250mila lavoratori dello spettacolo a continuare la protesta con serenità e orgoglio, coscienti che la Cultura è il pane del nostro Sapere. Coraggio, dunque, anche il Capo dello Stato protesta!

 

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