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"Ingresso Libero" nel mondo illuminante di Siddharta

di Mario Mattia Giorgetti

   

Siddharta

Primo elemento. A novembre nasce l’associazione non profit “Ingresso libero”, con una forte mission sociale e di politica culturale. In sé, già il nome di battesimo è tutto un programma, che consiste nel dare la possibilità a tutti di accedere agli spettacoli gratuitamente, riconsegnando al pubblico il gusto della partecipazione, dell’esperienza teatrale condivisa, della responsabilità di co-creatore dell’evento. Questa iniziativa di far entrare liberamente il pubblico, fino ad esaurimento dei posti, non vuole essere una provocazione, ma un preciso segnale politico indirizzato a quanti, preposti alla cultura, tradiscono il loro mandato, determinando un degrado artistico e culturale di stampo dittatoriale. Nella politica dei tagli alla cultura si nasconde la volontà precisa di tener basso il livello di conoscenza della comunità, spogliandola in tal modo della capacità dialettica e del confronto.
L’Associazione “Ingresso Libero”, invece, considera che l’arte, la cultura siano la vera ricchezza oltre ad essere un investimento produttivo e una risorsa; l’Associazione avverte la necessità di offrire fonti economiche alternative, private e pubbliche; invogliare i cittadini verso un teatro che si apra al dibattito, alla conoscenza. Crediamo che offrire spettacoli e richiedere un’offerta libera proporzionata alle possibilità economiche di ciascuno spettatore, al gradimento, al bisogno di partecipare ad un progresso civile, morale e culturale della società, sia un atto da condividere. Nel Manifesto dell’Associazione si legge l’intenzione di coinvolgere i maestri della scena; organizzare nuove modalità di produzione, essenziali e innovative; coinvolgere i giovani che non hanno avuto ancora esperienza del teatro, per renderli protagonisti della rinascita culturale, offrendo loro convegni, corsi, seminari, incontri dibattiti, letture, prove aperte e forum su internet.
L’Associazione “Ingresso Libero” ha davanti a sé un campo tutto da dissodare e arare, su cui gettare il seme del sapere. Ma in questo momento storico, di tempi bui e regressivi, il cammino sarà accidentato, troverà sul suo corso anche larghi consensi di pubblico con la voglia di rispondere a questa politica dissennata. E pericolosa: può vomitare, (o forse ci sono già?) pericolosi mostri, già conosciuti in tempi andati.

Siddharta

Secondo elemento. Dopo 98 anni di chiusura, si è riaperto il teatro Machiavelli di Palazzo Sangiuliano, in piazza Università. Un teatro che ha alle spalle una storia di grande interesse per Catania, una storia che fa capo al puparo Angelo Grasso, che da locale da mescita, lo trasforma in teatrino, dove sera dopo sera, si rappresentano lunghi cicli delle storie dell’Opera dei Pupi, diventando un’offerta teatrale continuativa. Ora, il Teatro Machiavelli, (su cui torneremo in altro numero di Sipario, perché l’apertura di uno spazio teatrale merita di essere sostenuta e promossa) si presenta come luogo ideale per un certo tipo di teatro essenziale, dove possono dominare pochi elementi scenici e la presenza degli attori. La sua forma rettangolare consente solamente azioni che si muovono su un’asse longitudinale e i lati, senza spazi di fuga, possono accogliere la presenza degli spettatori e attori. La sua capacità di posti per avere l’agibilità è contenuta sotto i cento; ampie volte gotiche, di color bianco avorio, offrono suggestioni e di per sè sono già elementi scenografici.
Per l’occasione e per consentire una buona acustica, la platea, che si sviluppa su una gradinata dall’alto verso lo spazio scenico, è stata ricoperta di tappeti di tante forme e colori.
Lo spazio, che con Siddharta ha ritrovato la sua giusta funzione di luogo di aggregazione, deve perpetuare la programmazione nel tempo, per consentire a chi ha voglia di fare un teatro d’impegno civile di trovare ospitalità: i responsabili dell’Università riflettano bene sull’uso di questo spazio, perché potrebbe giovarne sia l’immagine dell’Università stessa, sia la possibilità di disporre di un luogo d’incontro e di uno strumento per la diffusione del sapere e del conoscere.

Siddharta

Terzo elemento. Il Convegno, che ha affiancato le rappresentazioni di Siddharta, mirato ad approfondire alcuni importanti temi gravitanti intorno all’evento e all’opera di Hesse, ha visto interventi e scritti di personalità quali Marino Freschi (“Torna Siddharta, principe di Dio”), Claudio Magris (“Il sorriso dell’unità, ovvero Hermann Hesse fra la vita e la vita”); Hugo Ball (“A proposito di Hermann Hesse e del Siddharta”); Giorgio Cusatelli (“Alla ricerca dell’esotico”); Grazia Pulvirenti (“La nostalgia delle lontananze”); Stefania Rimini (“Una maschera d’acqua/ Le mutevoli forme del narrare nel Siddharta di Puggelli”); Bernadette Majorana (“Storia brevissima del Teatro Machiavelli”) e testimonianze degli attori dello spettacolo.

Siddharta

Quarto ed ultimo elemento: lo spettacolo Siddharta, ovvero “Recitazione di Siddharta. Una rappresentazione di Lamberto Puggelli del libro di Hermann Hesse”.
Già il titolo pone un interrogativo: che tipo di recitazione, o recitazioni, occorre mettere in campo per far sì che un racconto intessuto tra momenti didascalici, dialoghi e considerazioni, si trasformi in una rappresentazione teatrale? Lo vedremo di seguito.
Appena ci si affaccia alla sala teatrale Machiavelli (chissà perché è stata chiamata così, in onore del grande toscano?) si capisce subito come gli attori, già in costumi esotici, si rapporteranno col pubblico: sono in mezzo a quello che sarà il palcoscenico, corredato di pochi elementi di scena (vasi di rame, cuscini sparsi, un grande bacile con pietre e sabbia, candele, recipienti di acqua), due pedanine agli angoli, una in cima a sinistra e l’altra sul davanti a destra, dove siedono due musici per parte, due clarinetti (Maria Grazia Campisi e Vanessa Grasso), e due strumentisti (al sitar Dario Tricomi, alle percussioni Sebastiano Mancuso), luce piena in sala  e in scena;  gli attori chiacchierano tra loro, si muovono tra la gente non come personaggi, ma come persone che di lì a poco, apriranno la rappresentazione. Fra loro si aggira anche il regista, anche lui tenuta indiana, ha tra le mani un libriccino (è il libro da cui parte tutta l’avventura, il viaggio di questo spettacolo). Puggelli all’età di 14 anni scopre il mondo di Siddharta che lo affascina, lo segna nell’animo tanto che in età adulta tenta più volte di coinvolgere il regista Giorgio Strehler, con il quale collabora come assistente, per metterlo in scena. La motivazione risiede tanto nell’alto valore dei contenuti, quanto nel fatto che il testo offrirebbe la possibilità di usare la tecnica brechtiana o dello straniamento, della recitazione epica, diaframmata, quella che ti chiede di passare “dall’io all’egli”, cioè alla tanto famigerata “terza persona” che ha fatto tremare tanti attori passati tra le mani di Strehler. Ma il desiderio di metterlo in scena non abbandona Puggelli e, finalmente, un giorno riesce a rappresentarlo al Teatro Studio del Piccolo Teatro di Milano e adesso a riproporlo con gli attori dell’Associazione “Ingresso Libero”.
Poi arrivano altri segnali che dettano la ritualità della rappresentazione. Una voce che annuncia: “mezza sala”, “buio”, e poi un colpo di gong, un cambio di luci, entra un attore; il regista scende dalla platea  e consegna il libretto come se fosse un testimone a colui che sarà il protagonista e torna in platea tra il pubblico. Gli attori, nella dinamica della rappresentazione, sembra che raccontino la loro vita più che i personaggi di Hesse: porgono al pubblico la parte narrativa, poi svolgono dialoghi, intrecciano azioni, riprendono il filo della narrativa, di nuovo dialoghi: oscillano tra dialoghi al presente e dialoghi al passato, recitati, appunto, in terza persona; e in questo andamento sinusoidale la rappresentazione trasporta con sé scene scarne, essenziali, evocative, immaginifiche. Il fiume, anch’esso protagonista della vita di Siddharta, lo si evoca con una corda azzurra perpendicolare al pubblico che forma due aree, quella del protagonista e quella del barcaiolo, poi il fiume lo si ritrova nella seconda parte della rappresentazione formato da due fiancate di canne su cui si tendono svariate corde azzurre, come la trama di una tessitura pronta a ricevere i personaggi e il loro lavoro; la musica interviene a creare suggestioni; le luci sapienti e in armonia con passaggi narrativi e momenti drammaturgici arricchiscono la successione dei linguaggi e i generi recitativi.


Siddharta

Ma al di là di questi aspetti formali, il vero significato sta nei contenuti dell’opera, che nella sua struttura semplice ma incisiva pone domande essenziali sul senso dell’esistere, della vita, della morte dove ogni generazione, e specialmente quella attuale, vede riflessa se stessa, le ansie, la voglia di rivolta, di cambiamento. Siddharta fa compiere un viaggio non verso l’esterno ma verso ambienti interiori, a volte sconosciuti, del nostro Io. Ci insegna ad amare tutte le cose: vive ed amorfe. Insegna ad aprire lo sguardo alla vita, ed essere uomini che non spendono la propria esistenza per soddisfare l’egoismo (la proprietà, il profitto, il possedere, il potere eccetera), ma che compiono un viaggio verso l’altro per offrire e non prendere. Una lezione fondamentale che dà senso al teatro e a chi lo fa.
La Compagnia (dell’edizione a cui abbiamo assistito) tutti professionisti, motivata a questa nuova impostazione di far teatro, era composta da Davide Coco (Siddharta), impegnato a fondo ed efficace nelle molteplici sfaccettature interpretative nella lunga parte del protagonista; Pamela  Toscano (Kamala), sensibile ed espressiva, forte e fragile, amorosa e protettiva; Salvo Piro (Govinda), concreto e persuasivo; Franco Mirabella (Vasudeva), efficace nel suo ruolo; Alberto Bonavia (Kamaswami), attento e preciso; Alessandro Conte (il Buddha), sorridente e tranquillizzante; Valerio Toscano (il piccolo Siddaharta), commovente e poetico.
I movimenti mimici stilizzati erano di Marise Flach; scene e costumi di Luisa Spinatelli, prestati dal Piccolo Teatro di Milano; le musiche di Filippo Del Corno.

Lo spettacolo prevede una tournèe per questa estate e merita di essere tenuto in repertorio per tante stagioni. Soprattutto per i giovani.

 

© Sipario 2011