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Roberto Bolleroberto bolle – speciale danza sipario 669

Il principe generoso
di Mario Mattia Giorgetti

 

Giunto all’apice del successo, Roberto Bolle, splendido danzatore, etoile di fama internazionale, è ancora alla ricerca di qualcosa. Il successo non gli basta. Vuole esserne all’altezza per dare alla sua arte sempre di più

Roberto Bolle, a sentir lui, non è soddisfatto. Non è soddisfatto di se stesso. Un senso di insoddisfazione che il pubblico non può percepire. E, forse, neppure la critica. Gli manca ancora qualche cosa. Cerca ancora qualcosa che lo possa completare.
Lui, che ormai è la nostra star internazionale, lui che ha ballato sotto gli occhi dei più importanti personaggi - da Papa Woytila a Putin, alla regina d’Inghilterra - che in ogni parte del mondo lo hanno ammirato, beandosi delle sue capacità, del suo essere bello come un dio greco, lui dice di non essere completo. Non si sente ancora un vero artista. Che di lui si sia detto che è un danseur noble, romantico, tecnicamente impeccabile, che ha grazia apollinea, che è principesco, aitante, di sfolgorante bellezza, eccetera eccetera, a Roberto Bolle non basta.
A soli ventotto anni è la star più richiesta per il repertorio classico (Giselle, Il Lago dei Cigni, Romeo e Giulietta), conteso dai più importanti coreografi, dai grandi teatri del mondo, che ha ballato con le più grandi ètoile. Eppure è insoddisfatto. Di cosa? Perché?Cosa cerca ancora?

Essere personaggio

Giunto alla vetta del successo, ora che da grande ballerino agisce mirabilmente in palcoscenico, avverte la responsabilità del suo ruolo di personaggio pubblico, chiamato a presenziare a manifestazioni dove la sua opinione deve avere un peso: culturale, sociale, civile. Ora, da lui l’opinione pubblica, che lo ha mitizzato, attende la conferma che al di là dei suoi valori artistici di danzatore, ci sia anche il personaggio di spessore, carismatico, “geniale”, inafferabile, trasgressivo come vuole l’immagine dell’artista arrivato. Roberto Bolle porta ancora con sé il peso del suo modo di essere nella vita: una persona timida, riservata, che protegge il proprio privato, mentre il suo essere uomo pubblico chiede un’altra personalità, un’altra immagine, un altro modo di porgersi, di comunicare, insomma lo spinge a cercare un altro io, più sicuro, prezioso, distaccato, imprendibile. Roberto Bolle avverte tutto il peso di questo successo, il disagio della persona che è chiamata a dare un altro tipo di servizio che non sia solo quello di ballare.
Il successo non è un elemento comodo, al di là dei vantaggi materiali che può dare. Il successo in sé nasconde una sottile violenza: quella di metterti sempre alla prova verso chi ti ha portato in alto, a non deludere coloro che hanno creduto in te. Questa violenza sottile, invisibile, impalpabile, Roberto Bolle la sente sulla propria pelle e cerca un rimedio: studia il suo modo di comunicare in pubblico, modellando la sua voce, ancora legata a un timbro giovanile, a gestire meglio le pause, cercando quella espressività oratoria che deve avere un personaggio carismatico, di fascino; cerca di uscire da un io privato, cresciuto nell’ambiente quotidiano, per entrare in una dimensione più alta, più consona al personaggio che riveste. Cerca l’equilibrio tra un corpo che in palcoscenico è dominante, ammirevole, travolgente, e il suo essere persona pubblica. Avverte questo conflitto e vuole superarlo.

Una ricerca instancabile

Non basta. Roberto Bolle avverte la responsabilità di allargare ancora i suoi interessi culturali nell’ambito dell’arte scenica: vuole affondare, diramare le sue radici verso campi di altre discipline dello spettacolo, vuole fortificare il suo orizzonte culturale, il suo sapere.
Conosco bene questo suo sentimento, poiché nel corso dei sistematici incontri di lavoro parliamo, analizziamo a fondo il problema, tessiamo una strategia creativa.
Sì, perché Roberto Bolle, anche se ha raccolto aggettivi superlativi, ne cerca ancora sul fronte dell’arte di interpretare. Non gli basta il riconoscimento di una tecnica perfetta, di esprimere col suo corpo i passaggi formali, evolutivi del suo linguaggio, cerca di innervare in quel linguaggio anche i movimenti interiori dei sentimenti, degli stati d’animo che i personaggi di volta in volta richiedono. Vuole scoprire la gamma dei suoi sentimenti più reconditi, cerca quell’energia che sta non nella forma ma nel flusso sanguigno, cerca il “sentire” più che il “descrivere”.
S’impegna ad arricchire il suo immaginario, le sue esperienze, per aprirsi maggiormente alla sua arte dando maggiore libertà alla cretività, per offrire ancora più consistenza al suo lavoro. È un momento critico questo per Roberto Bolle: adesso che è in quota deve aumentare maggiormente la sua apertura alare per salire ancora più in alto, ancora molto cammino sta davanti a lui, non è tempo di sedersi sugli allori. Adesso deve dare di più di quello che già sta dando. Tutti se lo aspettano. E questo lui lo sa.

   
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