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i fatti : indice


Renato Brunetta
Il Messaggero, 12 ottobre 2008

Brunetta all'attacco: «Basta musei polverosi dove l'assenteismo è al 50%, enti lirici centri clientelari»

RAVELLO (11 ottobre) - Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha trovato oggi due nuovi bersagli per le sue battaglie. Dopo aver tuonato e agito, fra l'altro, contro fannulloni, chirurghi e graffitari oggi il ministro se l'è presa con i 4.200 musei italiani «parte dei quali sono in realtà depositi polverosi» e gli enti lirici, «15-16 centri di spesa clientelari, inefficienti e costosi».

I "polverosi musei-depositi", secondo Brunetta, sono strutture «dove l'assenteismo del personale può arrivare al 50%, con l'appiattimento burocratico nella loro gestione», mentre gli enti lirici si sono romai «trasformati in centri di spesa inefficienti e clientelari nei quali non c'è trasparenza e non si giustificano gli occupati».

Utilizzando le categorie di Marx, il ministro - intervenuto al "Ravello Lab", pensatoio su cultura e sviluppo - ha detto che «la cultura può trasformarsi da sovrastruttura in struttura, diventando un centro attrattore di flussi economici e commerciali». Questo obbiettivo, però, stride con i «polverosi musei-depositi» e con «enti lirici trasformati in centri di spesa inefficienti e clientelari». In particolare, Brunetta ha puntato il dito contro il San Carlo «un teatro lirico commissariato che sceglie di aprire la stagione con il Parsifal, l'opera più costosa» destinata a un pubblico «a volte ignorante oppure dedito alla rappresentazione di sè».

Chiudere il Fondo per lo spettacolo. «Piuttosto che chiudere una scuola io chiuderei il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) - ha aggiunto Brunetta - mentre c'è chi chiede un adeguamento ai costi dei biglietti dei teatri lirici: «La borghesia paga il 20% del costo dello spettacolo se va a vedere l'Opera, mentre l'operaio la partita se la paga», ha affermato il ministro. Che ha poi sottolineato: «Diciamo la verità questa cultura è attualmente un pannolone un po' indecente, con il quale si coprono rendite personali, mentre dalla cultura dovrebbe nascere una buona economia».

Le reazioni. «Credo che il ministro Brunetta non conosca i musei, se vuole sono pronto ad accompagnarlo per quelli del suo Veneto». Il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, ministro dei Beni Culturali nel governo di Lmberto Dini, replica così al j'accuse del ministro. «Che il personale sia assenteista non è vero, almeno non nei musei nelle soprintendenze che ho tenuto io», ha aggiunto Paolucci, che concorda invece con Brunetta rispetto alla critica nei confronti degli enti lirici: «che il mondo dello spettacolo, del cinema, della lirica sia pieno di clientelismi è vero, è vero che gli enti lirici sono carrozzoni clientelari. Su quello Brunetta ha ragione, per i musei no».

Claudio Strinati, soprintendente del Polo Museale Romano, trova che Brunetta «spari un po' troppo nel mucchio, rischiando di vanificare una critica che può avere qualche aspetto giusto». Quanto ai musei polverosi, sorridendo il soprintendente dice che «i musei oggi lo sono solo quando ci sono difficoltà a pagare le imprese di pulizie che debbono spolverarli. Ma in genere riusciamo a pagarle sempre». Nel Polo museale romano, conclude il soprintendente, «le cose non stanno affatto a questo modo e, se in certi casi particolari si verificano alti assenteismi, questo non dipende dai singoli individui, ma da normative che quell'assenteismo possono favorire. Se si attaccassero quelle normative e le si volessero cambiare, allora non potrei che essere d'accordo».

«Se il ministro Brunetta ha contezza che sono stati commessi reati gravi, non deve dichiarare certe cose alla stampa, ma rivolgersi alla magistratura». Così Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino e presidente dell'Anfols (associazione nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche), commenta le affermazioni del ministro della Pubblica amministrazione. Vergnano replica ironicamente a Brunetta: «Siamo il paese dove è nata l'opera e a dispetto di ciò i contributi statali sono inferiori a quelli di tutti i paesi che ci stanno attorno. Possiamo anche chiudere i teatri, gli Uffici, Pompei, ma poi non lamentiamoci se i nostri giovani vogliono andare a vivere all'estero. La qualità della vità è sì legata ai servizi, ma anche alla cultura».

Il ministro «straparla, dicendo solo sciocchezze, con l'aggravante delle offese a settori dei beni culturali e al personale che rappresentano alcune tra le eccellenze del nostro Paese». La Uil Beni culturali commenta così le dichiarazioni di Brunetta e intima al ministro: ora «chieda scusa».

 
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