Sandler, spia e coiffeur tutto da ridere
Solo il cinema americano può permettersi di scherzare anche con il conflitto israelo-palestinese senza urtare più di tanto la suscettibilità politico-ideologica e di orchestrare una parodia preservando al tempo stesso i tempi, i ritmi, i codici del film di genere. Oltre tutto l'espediente narrativo adottato in «Zohan», che vede il ritorno del simpatico Adam Sandler, è quello comune a tante commedie cotruite sul cambio d'identità, sullo sdoppiamento, sugli equivoci. Dvir Zohan è il miglior agente antiterrorismo che il Mossad, il servizio segreto israeliano, abbia mai avuto. Una leggenda vivente, una garanzia nella caccia e nell'arresto dei terroristi. Ma anche lui coltiva come tanti il suo umano, intimo sogno, quello di dedicarsi alle acconciature femminili e di trasferirsi a New York. L'occasione di realizzarlo gliela offre l'ennesima missione impossibile: catturare Phantom, un pericoloso terrorista palestinese, in America. Dove ha l'opportunità di mostrare il suo talento in un accorsato salone di Manhattan. Sandler tiene in pugno la storia mettendo le sue risorse comiche al servizio prima di un agente che cita (in stile Borat) Mel Gibson, Van Damme, Bond e poi di un abile acconciatore che diventa l'idolo delle signore grazie anche alle sue performance con allusioni sessuali.
Alberto Castellano