"You the living", quadri viventi
nella Svezia da Oscar
Scene di vita quotidiana tra appartamenti e bar,
negozi e aule scolastiche, chiese e ristoranti, uffici, ospedali, stazioni.
Il regista definisce You the living "una farsa sulla condizione
umana" citando tra
i suoi ispiratori Van Gogh, Millet e Buñuel. C'è del vero.
Da una parte il film è concepito come una serie di tableaux vivants,
una cinquantina di quadri animati di grande precisione stilistica: inquadrature
fisse esaltate dall'obiettivo grandangolare, accurate nella composizione
e tinte con una tavolozza verde-bluastra.
Dall'altra, l'influsso del grande cineasta spagnolo lo avverti nelle
scene oniriche, che s'insinuano inaspettatamente nelle situazioni comuni
e in apparenza banali della commedia umana di Andersson (lui si considera
esponente unico di una nuova corrente cinematografica: il "trivialismo").
Noi vorremmo aggiungere Jacques Tati: un Tati più pessimista,
più "scandinavo" ma capace, come quel maestro, di mischiare
con naturalezza il burlesco e la malinconia, il sorriso e una dose di
amarezza. Scelto per rappresentare la Svezia agli Oscar, un film che
fa sorridere, spesso, a denti stretti.
(r. n.)