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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Yes man
Yes mandi Peyton Reed
con Jim Carrey, Zooey Deschanel, Bradley Cooper, John Michael Higgins, Rhys Darby, Danny Masterson, Fionnula Flanagan, Terence Stamp
 
Il Messaggero, 9 gennaio 2009

"Yes Man", Carrey diventa l'uomo che dice sempre "sì"

Cosa succederebbe se un tipo qualsiasi potesse avere i poteri di Dio per sette giorni? Una settimana da Dio. E se un avvocato abituato a mentire diventasse fisicamente incapace di dire una balla? Bugiardo bugiardo. E se Jim Carrey tornasse alla "commedia del se" dopo Una settimana da Dio e Bugiardo bugiardo? L'ipotesi diventa certezza con Yes Man di Peyton Reed in cui l'amabile Carrey è Carl Allen, un impiegato di banca dedicato ai prestiti che comincia a dire sì a tutto per uscire da una brutta depressione dovuta ad una storia d'amore andata male.
Accetterà che un ladro lo derubi del portafogli, studierà coreano e imparerà a pilotare un aereo. Le cose miglioreranno improvvisamente ma quando Carl troverà anche un nuovo amore, si accorgerà che dire sempre sì può avere le sue controindicazioni. Vale sempre la pena pagare il biglietto per vedere Carrey fare lo scemo anche a 46 anni suonati? Sì. Il film, dopo l'assunto iniziale, è così prevedibile da poter immaginare scena quello che accadrà? Sì. La cosa dopo 104 minuti può anche annoiare mortalmente? Sì. Consigliamo il film solo ai fan di Jim Carrey. Per tutti gli altri, forse è meglio di no.

Francesco Alò

 
Avvenire, 11 gennaio 2009

Jim Carrey dice sì a tutti, ma non alle risate

L'attore americano non convince con la commedia «Yes man» Un impiegato di banca modello, abituato a dire molti no, promette di rispondere sempre sì. Molti gli spunti comici, ma mal sfruttati

Il simpatico Jim Carrey al cinema ha quasi sempre detto di no combinandone, ricorderete, di cotte e di crude ( Ace Ventura, The Mask, Il Grink, Una settimana da Dio, ecc.). Eccolo in Yes man (appena arrivato nelle sale italiane), diretto da Peyton Reed (regista che viene dalla televisione), che impara a dire di «sì». Jim Carrey nel ruolo di un impiegato modello, Carl Allen, lavora in banca ed è abituato a dire di no a chi chiede un prestito. Eppure, nonostante il buon esempio che dà a colleghi troppo propensi a dire di «sì» come sostiene la vulgata che spiega l'origine dell'attuale crisi economica mondiale, non fa carriera. Gli altri vanno avanti e lui resta al palo nonostante le raccomandazioni di un amico. Scontento di sé dice di no a tutto, per esempio una festa organizzata da un caro collega.
Una sera, trovato un foglietto pubblicitario in tasca, va a una riunione di autocoscienza dove un guru (niente di meno che Terence Stamp) è accolto da grida di «sì» da una folla festante. Solo Carl Allen non grida e, quasi a punizione, è avvicinato dal guru che con pazienza gli fa promettere di sforzarsi in futuro a dire di «sì», Il regista Peyton Reed si diverte un mondo a prendere in giro i raduni di autocoscienza che pare siano amatissimi negli Stati Uniti. Vadano così o meno le cose, è certo che, per strada, l'impiegato è fermato da un barbone che gli chiede un passaggio e lui, schiavo della promessa appena fatta, acconsente. Strade affollate, poi deserte. Su, verso la montagna dove il barbone ha il proprio rifugio. Prima di salutare egli chiede la mancia e Allen svuota per lui il portafoglio. L'auto non vuol ripartire e il nostro impiegato, con un recipiente di plastica, va alla ricerca di una pompa di benzina dove capita, su una rombante motocicletta, una bella ragazza. Vuol fare un giro con lui? Naturalmente Carl Allen non può dire che «sì». Eccolo che sfiora automobili e la rischia brutta. Ma si ritrova alla fine felice e innamorato cotto. Carl Allen tornerà poi alla sua ricerca: la ragazza è proprio matta, canta canzonacce in un teatrino, gestisce un gruppo amante di fotogafia, ecc. ecc.
Tante, forse troppe cose. E poco divertenti. I produttori David Heyman e Richard D. Zanuck, che hanno sempre fatto tombola con film a forte incasso, non sono stati fortunati con Jim Carrey che dice «sì». Molti gli spunti che sulla carta potevano sembrare spiritosi ma non reggono la prova dello schermo. Sì, ci sono anche sequenze divertenti Carrey che suonando la chitarra spinge un aspirante suicida ad abbandonare il cornicione di un grattacielo, Carrey sbronzo preso a pugni, Carrey che legato a una corda a un ponte usa il telefonino, Carrey che parla in coreano e, anche, se si è di bocca buona, Carrey sedotto da una tardona. Troppo poco per un comico della sua vivacità che pure, per far pubblicità al film Yes man, dice: «Non voglio sembrare retorico, ma è importante il modo con cui si affrontano le cose, l'essere aperti alle esperienze».

Francesco Bolzoni

 
Il Mattino, 10 gennaio 2009

Il trasformista Jim Carrey e il gioco del sì

Dopo aver convinto con film come «The Truman Show», «Man on the Moon» e «Se mi lasci ti cancello» che è un grande attore, Jim Carrey può permettersi ogni tanto di tornare alle origini, ai personaggi scatenati di «Ace Ventura», «The Mask», «Bugiardo bugiardo», che lo hanno consacrato l'erede di Jerry Lewis. In «Yes Man» l'attore canadese si ripropone con mimiche facciali al limite della trasfigurazione, movimenti perpetui del corpo e clownerie travolgente. L'espediente narrativo suggerito dall'omonimo romanzo dal quale è tratta la commedia di Peyton Reed, è l'ideale per alimentare i funambolici sdoppiamenti che lui predilige. Il grigio e anonimo Carl Allen si trascina tra apatia, menzogne e pigrizia, dice no a qualunque proposta gli venga da colleghi di lavoro e amici, conduce vita solitaria ed evita qualsiasi coinvolgimento in feste e divertimento. La sua vita, però, cambia radicalmente quando un giorno si iscrive a un programma di auto-miglioramento predicato da una setta guidata da un carismatico personaggio. Per sfidare se stessi e imparare a cogliere al volo tutte le opportunità che la vita offre, è richiesto di dire sì a qualsiasi cosa per un anno intero. Carl comincia a pensare positivo, la sua esistenza si trasforma in qualcosa di meraviglioso e di magico, ritrova energia, carica ed entusiasmo, fa progressi sul lavoro, acquisisce nuovi amici e incontra il grande amore nella graziosa e lunatica Allison. Sarà proprio lei però a smascherare il fragie meccanismo dell'autoconvinzione individuando il lato oscuro del «positivo» Carl. Un po' demenziale e un po' surreale, la commedia si regge sul collaudato repertorio comico di Carrey, ma perde l'occasione per diventare una incisiva satira della manipolazione in stile new age di menti e personalità fragili.

Alberto Castellano

 
Il Giornale, 9 gennaio 2009

Jim Carrey inciampa tra smorfie e volgarità

Ma non era diventato un grande attore il pompatissimo Jim Carrey? Baciato dagli osanna della critica per il sopravvalutato The Truman Show, aveva fatto (quasi) dimenticare le sguaiate macchiette del doppio, disastroso Ace Ventura. Anche se da allora, e sono passati dieci anni, ha alternato film passabili (Io, me & Irene; Lemony Snicket) a boiate cosmiche (Una settimana da Dio; Se mi lasci ti cancello). In questo ambizioso, petulante e barbosissimo Yes Man è tornato il peggior Jim Carrey della carriera. Peccato, perché quando rinuncia alle smorfie, e qui lo fa davvero raramente, riesce perfino a essere simpatico. Oltre che a sembrar bravo.
La storiella, che l'emergente Peyton Reed (però il suo precedente Ti odio, ti lascio, ti..., nonostante il pessimo titolo tradotto era molto più carino e spiritoso) è tratto dal romanzo di tale Danny Wallace. Protagonista lo scorbutico bancario Carl Allen (Carrey, ovviamente), i cui perentori no sono diventati proverbiali sia tra gli amici sia tra i clienti. Un invito a cena? No. Un prestito, con tutte le garanzie? Sempre no. Non c'è da stupirsi se la bella moglie Stephanie l'abbia piantato: lui la sera preferisce starsene sdraiato sul divano a fare indigestione di dvd. Finché un amico spuntato dal passato, lo convince ad assistere a un seminario del guru della comunicazione Terrence (il settantenne un dì fascinoso Terence Stamp), che insegna agli adepti in ebollizione a dire sempre sì. E la vita dell'impiegatino cambia da così a così, grazie anche all'incontro con la disinvolta scooterista dalle mille risorse Allison (l'anonima Zooey Deschanel). Qualcuno che ride in sala lo si trova sempre, così ci sarà di sicuro chi si terrà la pancia davanti alla raggrinzita vicina di pianerottolo del fessacchiotto, Fionnula Flanagan, coetanea e in un certo senso emula della scostumata Irina Palm, specializzata però nell'arte cara a Monica Lewinsky. Che pena, ragazzi.

Massimo Bertarelli

© Sipario 2011