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XXY
XXYregia: Lucia Puenzo
con Ines Efron, German Palacios
 
L'Espresso, 29 giugno 2007
Orgoglio ermafrodita

Un'adolescente argentina. Il doppio cromosoma: l'X delle femmine, l'XY del maschio. La curiosità morbosa della società. Una storia metafora di ogni diversità in un film poetico

X indica il cromosoma della femmina, XY quello del maschio. XXY può indicare il sesso incerto o doppio dell'ermafrodito, creatura che presenta organi genitali di tutti e due i sessi. 'XXY' è anche il titolo del primo film che Lucia Puenzo, argentina, figlia del regista de 'La storia ufficiale', ha tratto da un racconto di suo marito Sergio Bizzio. Nata ermafrodita, una adolescente argentina di 15 anni è stata portata a vivere sulla costa dell'Uruguay dai genitori, timorosi che l'anomalia della figlia potesse suscitare curiosità maligne. Le suscita comunque. Una famiglia di amici arriva da Buenos Aires in visita: il padre chirurgo potrebbe operare la ragazza; il figlio adolescente s'innamora e viene da lei sodomizzato. Fra discussioni e incertezze, la quindicenne rifiuta di venir operata, di scegliere un sesso o l'altro: rimarrà nonostante tutto fedele alla sua natura.

La storia può essere bislacca, facile o furba, anche se è evidentemente una metafora di ogni diversità. Il film è bello, un debutto di singolare bravura e misura. Primo merito, la scelta della protagonista Inés Efron, ragazza asciutta, un poco brusca, con stupendi occhi grigi e una bellezza quasi selvatica, capace di muoversi e recitare con assoluta naturalezza e di esprimere al meglio il tormento spinoso, ansioso e noioso del personaggio. Ma poi tutto, l'ambiente famigliare, i genitori infelici (il padre, biochimico marino, conosce bene l'ermafroditismo frequente nelle piante, ma fatica ad accettarlo nella figlia), il paesaggio desolato e bello, i pregiudizi degli ospiti, la brutalità dei ragazzi che 'solo per vedere' assaltano la quindicenne, tutto è raccontato con semplicità, efficacia, delicatezza assai rare. Non c'è un momento, nel film vincitore alla settimana della critica dell'ultimo Festival di Cannes, in cui qualcosa risulti stonato, melodrammatico, poetico. Una gran riuscita.

Lietta Tornabuoni

 
Corriere della Sera, 22 giugno 2007

Lucia Puenzo porta lo spettatore dentro «XXY», ma un po' fuori dal mondo

Il segreto di Alex, l' ermafrodito raccontato con realismo e poesia

Alvaro è un adolescente imbranato e pieno di fisime: bruttarello, astemio, vegetariano, masturbatore e con tendenze omosessuali. Quando Alex, una coetanea altrimenti decisa, gli mette letteralmente le mani addosso, lo trascina sul letto e lo costringe al dunque, ci si aspetta di tutto tranne che il meschino si ritrovi sodomizzato. La spiegazione di questa scena di XXY, che resterà come un momento paradossale nella storia dell' erotismo cinematografico, sta nel fatto che Alex è un ermafrodito, in bilico dalla nascita fra le contrastanti pulsioni di chi ha avuto dalla natura il seno e il pisello insieme. Quanto ad Alvaro, passato lo choc, ammette che tutto sommato la cosa non era poi tanto male e potrebbe addirittura avere un futuro. A questo punto, però, la situazione dei due giovinetti e delle rispettive famiglie è arrivata a un grado di confusione estrema, tanto più che nel borgo atlantico dove ci troviamo il caso Alex è ormai di pubblico dominio e alimenta chiacchiere oscene e situazioni incresciose. Mi rendo conto che raccontata così l' opera prima di Lucia Puenzo rischia di apparire diversa da com' è. Figlia del regista di La storia ufficiale, premiato con l' Oscar nel 1986, la cineasta argentina ha sceneggiato per l' occasione un racconto di suo marito Sergio Bizzio. Sgombriamo il campo, per un momento, dai personaggi e dai contenuti e indugiamo a respirare l' aria di mare aperto che spira dall' oceano su questa spiaggia dell' Uruguay. E' la località sperduta dove Kraken, il padre di Alex, ha trasferito i penati dopo la nascita del suo problematico figlio-figlia nell' illusione di tenerlo nascosto; e dove da bravo studioso può svolgere approfondite ricerche di biologia marina in quotidiana simbiosi con le creature del mare, pesci, tartarughe o altri. Ciò che ha spinto a venire in visita Ramiro, il chirurgo plastico padre di Alvaro, è invece l' interesse per lo sviluppo della crescita di Alex in vista di un eventuale intervento. Tutto ciò è perfino appassionante per com' è raccontato utilizzando attori molto bravi (Inés Efron nell' ingrato ruolo di Alex è addirittura una rivelazione e fa coppia con il toccante Martin Piroyanski), ma passa in seconda linea rispetto all' immersione totale che il film propone. La bellezza di un certo cinema fatto fuori dai teatri di posa è quella di trasportarti pressoché fisicamente in un mondo altro, fartene respirare l' atmosfera, farti provare il caldo, il freddo e il vibrare delle situazioni reali. Si osserverà che di tali magie è capace anche la letteratura; e infatti di fronte a XXY (titolo che allude all' insolita formula genetica) affiora il ricordo delle pagine di Pier Antonio Quarantotti Gambini con le sue marine istriane di rena e scoglio e i suoi adolescenti in crisi per crescere di età. Sarebbe piaciuto allo scrittore l' ambiente evocato nel film, ma certo si sarebbe allarmato (proprio lui, accusato alla sua epoca di compiacimenti morbosi) di fronte a un modo tanto spregiudicato di rappresentare un piccolo dramma di quelli che vanno vissuti e sofferti di nascosto. Esordiente di talento, la Puenzo ha i doni congiunti della stringatezza e della leggerezza, un modo pulito e incisivo di attraversare le situazioni imbarazzanti. E proprio raccontando in maniera quasi diaristica un caso tutt' altro che impossibile, ma certo raro, la regista sa conferirgli un' imprevista universalità alla ricerca di una qualità poetica. Per cui il dramma dell' ermafrodito che non potrà forse mai inserirsi nel contesto della società diventa una metafora del male di vivere di cui soffrono i diversi di qualsiasi specie. Potrebbe essere Cechov il modello remoto da cui l' autrice ha mutuato lo sguardo che la fa osservare con tanta intensità e serietà, con tanto strazio per lo più taciuto, un gruppo di esseri umani volontariamente isolati dal resto del mondo e in difficoltà nel rapportarsi gli uni con gli altri.

Tullio Kezich

 
La Repubblica, 22 giugno 2007
Il film di Lucia Puenzo ha vinto la Settimana della critica a Cannes

"Xxy", l'ermafrodito Alex rivendica la sua libertà

Servito fresco fresco dalla Settimana internazionale della critica dell'ultimo festival di Cannes del mese di maggio scorso. Dalla quale è uscito superpremiato. Il titolo, XXY, indica una formula genetica e tra un attimo ci spiegheremo meglio. Ricordiamo intanto che è diretto da una regista trentenne di Buenos Aires che si chiama Lucía Puenzo ed è la figlia di quel Luis Puenzo che vinse l'Oscar vent'anni fa con il film La historia oficial, che fu uno dei primi contributi di grande risonanza internazionale alla conoscenza della tragica dittatura argentina degli anni 70-80.

Protagonista della storia ambientata sui suggestivi sfondi naturali della costa atlantica, è Alex, 15 anni, nata o nato ermafrodito, cioè con ambedue i sessi. I suoi genitori hanno preferito lasciare la metropoli per venire a stare in quest'angolo appartato. Ma anche qui, raggiunta l'adolescenza, è difficile proteggere non tanto il segreto - perché nessuna vergogna è stata imposta ad Alex - quanto la serenità e la libertà e il tempo di capire e di scegliere.

Più incline del padre a prendere provvedimenti che indirizzino Alex verso la femminilità - già favorita da trattamenti ormonali - la madre invita un amico chirurgo plastico con la moglie e il figlio coetaneo di Alex. Sottile è il modo di esprimere la silenziosa tensione tra i due uomini, il chirurgo attratto con fredda professionalità dalla particolarità del caso, e il padre ossessionato da una profonda sofferenza ma sempre e ruvidamente fermo nel difendere la sua creatura da ogni sguardo morboso e indiscreto.

La meraviglia di questo film dal tema tanto delicato e tanto inedito al cinema, è nella mano leggera con cui s'addentra nei meandri della confusione, dell'ambiguità, della scoperta della vita, del sesso, dell'amore da parte di un essere umano che la natura ha messo in una posizione difficilissima, la cui giovinezza è caricata di un peso insopportabile. Una dinamica magistralmente espressa attraverso gli incontri, anche ravvicinati, di Alex con i tre coetanei presenti nella storia: il figlio degli ospiti, l'amico e l'amica del cuore.

Il film della Puenzo si propone anzitutto come un apologo di grande sensibilità sulla libertà individuale. Ma indirettamente finisce per diventare anche un oggetto di dibattito e di studio in una società che sta vivendo, come segnala la regista, "un periodo di transizione giuridica e culturale" riguardo a questo come ad altri temi connessi alla sessualità e ai sentimenti.

Paolo D’Agostini

© Sipario 2011