Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
X-Men Le origini - Wolverine
X-Men Le origini - Wolverinedi Gavin Hood
con Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston (Usa, 2008)
 
L'Espresso, 11 maggio 2009

La vendetta dell'uomo lupo

Wolverine (si potrebbe forse tradurre 'lupesco') è un guerriero indistruttibile con sei affilate lame ricurve che escono e rientrano nelle nocche delle mani, un furore da belva e l'intero scheletro ricoperto da una lega metallica che lo rende intoccabile dalle pallottole.

Suo fratello, il più crudele, può muoversi a balzi quasi volando, o camminare sui quattro arti. Insieme hanno combattuto nei conflitti di due secoli, Guerra civile americana, Prima e Seconda guerra mondiale, Vietnam. Ora fanno parte degli X-Men, un gruppo di militari sotto copertura. Sono mutanti, come i loro commilitoni: uno capace di autotrasportarsi, uno che controlla l'elettricità, uno obeso e fortissimo, uno che dagli occhi può emettere un potente raggio, una esperta di telepatia dalla pelle impossibile da scalfire.

Al loro comando, un colonnello criminale dell'esercito americano. Personaggi ideati oltre quarant'anni fa dai grandi talenti Stan Lee e Jack Kirby; Woloverine s'è unito a loro nel 1974. Successo esagerato nella cultura popolare, dal 2000 hanno alimentato quattro film, questo compreso. 'X-Men Le origini' è un prequel, racconta il periodo precedente gli altri film: tentativo di Wolverine di sottrarsi agli X-Men e di vivere in Canada con la moglie una tranquilla esistenza di taglialegna; pressioni per il suo ritorno degli ex compagni, del fratello che gli uccide la moglie; il conflitto, la vendetta.

Tutto fatto benissimo, con effetti speciali strepitosi, Hugh Jackman anche produttore molto adatto al ruolo, invenzione e fantasia, acrobazie, paesaggi mirabili della Nuova Zelanda e dell'Australia dove il film è stato girato, elicotteri all'inseguimento del mutante, una centrale nucleare abbandonata. Entusiasmante. Soltanto due inconvenienti: una lunghezza che fa dell'ultima mezz'ora un intrico di ripetizioni; e il rimpianto di non aver visto il film a 12 anni, quando sarebbe stato perfetto.

Lietta Tornabuoni

 
Il Mattino, 9 maggio 2009

Con Wolverine alle radici dell’antieroe

Piace agli spettatori giovani, dispiace a tutti gli altri. È sbagliato, però, prendere sottogamba prodotti come «X-Men le origini: Wolverine» (quarto film della serie) per almeno due ragioni: la saga a fumetti di Stan Lee e Jack Kirby a oltre quarant’anni di distanza resta tra i capisaldi della cultura popolare; quest’autonoma storia «derivata» da quelle originarie funziona, eccome, sul piano spettacolare. Certo regia e recitazione non sono da Oscar, ma tant’è: i cosiddetti «popcorn movie» devono rispondere al compito di richiamare pubblico in sala e non è colpa loro se i film di qualità scarseggiano non solo a Hollywood. S’inizia addirittura nell’Ottocento canadese, con due giovinetti fuggiaschi destinati a trasformarsi in invincibili soldati della guerra civile americana, delle due guerre mondiali e della guerriglia in Vietnam... Wolverine (Hugh Jackman) e Sabretooth ne passeranno di tutti i colori, prima di ritrovarsi su sponde avverse a causa dei maneggi di un ambiguo colonnello: gli antieroi mutanti, peraltro, non godono soltanto di superpoteri eccezionali, ma sono afflitti da una sorta di «coscienza infelice» che farà da amaro controcanto al leitmotiv d’ire funeste, combattimenti micidiali e fragorose esplosioni a base di tecnologia computerizzata.

Valerio Caprara

 
Avvenire, 3 maggio 2009

Wolverine, eroe tra effetti speciali e umanità

Wolverine, il mutante che fa scaturire dalle mani delle affilate lame di amianto,­è il prologo della trilogia X-Men che suscitò, nelle precedenti versioni, l’entusiasmo dei giovani spettatori. Il primo episodio della saga mostrava gli uomini decisi a eliminare i mutanti, divisi in due gruppi contrapposti, il primo favorevole a una fusione con gli umani e il secondo contrario. Sempre i mutanti venivano paragonati, in X-Men 2, ai contestatori del 1968. Anche a questo preambolo i giovani accorreranno in gran numero dato che, tutto sommato, il regista di origine sudafricana Gavin Hood, noto per Il suo nome­Tsotsi (Oscar per il miglior film straniero nel 2006), ha ricavato (sempre dai fumetti dalla Marvel) una storia scritta da David Benioffche e da Skip Woods che ha dalla sua delle forti attrattive e non solo di ordine spettacolare.
Del protagonista, Logan-Wolverine (Hugh Jackman, il romanico cowboy di Australia), personaggio già presente in altri episodi della serie si sottolinea la duplicità. Da un lato tende a dimenticare i suoi superpoteri e vorrebbe vivere una vita serena come boscaiolo nelle montagne del Canada a fianco dell’insegnate Kayla (Lynn Collins) e dall’altra­ è risucchiato verso un passato oscuro. Il capitano Stryker (Danny Huston) vorrebbe fare di lui la guida di una squadra di mutanti incaricati di missioni rischiose. Già lo ha impiegato in un’operazione contro un regnante africano e non gli ha mai perdonato di averlo abbandonato. E adesso, dopo anni di separazione, vuole averlo di nuovo sotto di sé nel gruppo che, con la protezione governativa, sta mettendo insieme. Ma Logan, senza dubbio "migliore di quello che fa ma quello che fa non è piacevole", si tiene alla larga. In una casa isolata in vetta a un poggio nel più selvaggio Canada.
X-Men le origini – Wolverine comincia da molto lontano, dal 1848, con un risvolto melodrammatico. Il piccolo Logan è vittima di una tragedia familiare e fugge di casa con il fratello Victor Creed noto come Sabretooth. Troviamo i due fratelli impegnati, sempre crudeli e impavidi, in guerre dell’800 e del ’900, quasi a sottolineare uno spirito combattivo che distingue l’America. Con abilità il regista e i suoi sceneggiatori, una bella accoppiata, mostrano il futuro Wolverine affettuoso innamorato della moglie che il perfido Stryker gli farà credere morta e addolorato per l’uccisione dei due coniugi anziani che lo hanno trattato come un figlio. Anche verso il fratello che pure sfiderà in seguito rivela affetto. Catturato, Logan, in una scena spietata,­è trasformato nell’invincibile Wolverine (il suo scheletro­ stato rivestito di amianto). Il mutante tuttavia conserva il controllo del cervello, cosa che gli consentirà di mettersi alla ricerca dei vecchi compagni e di rispondere ai colpi dell’indomabile Stryker. Tutti i motivi del film d’azione sono sfoderati in queste scene, e la cosa non guasta per niente chiudendosi con un finale ad effetto che piacerà ai più giovani.

Francesco Bolzoni

 
Corriere della Sera, 30 aprile 2009

Il supereroe Jackman e i mutanti: non bastano gli effetti speciali

La motivazione è semplicissima: una produzione con la fortuna di avere, nel cast di un film di successo, un attore diventato all' improvviso celeberrimo, potrebbe evitare di sfruttarlo? Evidentemente no. E la Fox non si è certo fatta sfuggire l' occasione di utilizzare al meglio Hugh Jackman, super-macho palestrato e cotonato che le più recenti classifiche del glamour internazionale mettono ai primissimi posti di ogni graduatoria possibile. Aveva già fatto palpitare il cuore di Nicole Kidman nel melo-kolossal Australia, perché non sfruttare il suo fascino anche sul pubblico più giovane, quello che ha decretato il successo della serie X-Men? E così, prendendosi qualche libertà sulle tavole disegnate della Marvel, il film sui mutanti malinconici dedica la sua quarta puntata proprio al personaggio incarnato da Jackman, quel Wolverine che quando si arrabbia sfodera tre lame taglienti per mano e arruffa i capelli come fosse la criniera di un leone, ipotecando tutto il titolo (X-Men le origini - Wolverine), ma senza fare a meno di una bella serie di altri mutanti vari. Il film comincia a metà dell' Ottocento, in Canada, quando il piccolo e malaticcio John Howlett scopre nella stessa, traumatica sera alcune scottanti verità: primo, non è figlio di chi crede suo padre, ma di un ubriacone manesco che evidentemente deve avere avuto un certo fascino sulla madre borghese; secondo, quando si arrabbia gli spuntano tra le nocche delle mani tre artigli più tre affilatissimi e letali (con cui uccide il contadino alcolizzato per vendicare l' assassinio del patrigno); terzo, la nuova paternità gli porta in dote anche un fratello, Dog, più manesco, ma anche più cinico di lui. I due crescono evidentemente insieme (lasciando un dubbio insoluto nello spettatore: perché l' aspetto di entrambi passa dalla giovinezza all' età adulta e poi, per cent' anni e più, resta sempre lo stesso, senza mai invecchiare?) e insieme combattono la guerra di Secessione, la prima e la seconda Guerra mondiale e poi la guerra in Vietnam, aiutandosi fraternamente nelle battaglie, ma sviluppando attitudini opposte: John, che ha cambiato nome in Logan alias Wolverine (Hugh Jackman) sembra angosciato dalle sue potenzialità omicide; Dog diventato Victor Creed (Liev Schreiber) sembra invece compiaciuto delle proprie pulsioni assassine. Così, quando l' ambiguo colonnello Stryker (Danny Hudson) cerca di sfruttare i loro poteri per azioni non proprio irreprensibili, le strade dei due fratelli si dividono. Che debbano velocemente tornare a incrociarsi, i fan della serie lo sanno benissimo. A questo punto siamo più o meno a un terzo della storia, ma abbiano già potuto sperimentare combattimenti sovrumani, esplosioni di ira distruttrice e angosce esistenziali a piene mani (compresi i palpiti del cuore per la bella Kayla, cioè Lynn Collins), perché la caratteristica della serie è proprio quella di attribuire ai vari mutanti non solo poteri sovrumani, ma soprattutto una specie di malinconica «coscienza di sé» che rende poco gratificante l' attività di questi tormentati super-eroi. Quello che è presente in misura minore rispetto ai tre precedenti film della serie (X-Men, X-Men 2 e X-Men - Conflitto finale) è la lettura del mutante come «diverso», con tutte le possibili conseguenze sociopolitiche e razziste. Stryker in questo film non vuole ancora sterminare l' intera razza di super-esseri ma solo appropriarsi dei loro poteri per creare una specie di mostro indistruttibile con cui mettere in atto qualcosa di simile alla futura dottrina Bush (il film è ambientato grosso modo verso la metà degli anni Ottanta): colpire il nemico prima che il nemico abbia la possibilità di colpire l' America. Sono invece gli effetti digitali a farla da padrone, con una predilezione per le esplosioni con spostamento d' aria al seguito, perfette per agitare quel tanto che è indispensabile l' abbondante capigliatura di Jackman, che naturalmente ogni volta si salva e abbandona l' area con passo sicuro e chioma sventolante. Anche se viene da chiedersi quale possa essere l' effetto di un tale spiegamento di abilità pirotecniche e tecnologie computerizzate nell' immaginario di un pubblico che in questo modo non ha più nemmeno la libertà di palpitare un po' per il proprio eroe, tanto l' effetto degli scontri e delle distruzioni è previsto e prevedibile. Resterebbe da aggiungere qualche cosa sulla carriera commerciale, ma anche sull' involuzione artistica del regista, il sudafricano Gavin Hood, che dopo aver vinto l' Oscar per il miglior film straniero con Il suo nome è Tsotsi (battendo tra gli altri anche la nostra Cristina Comencini) e aver messo in campo qualche ambizione con il successivo Rendition, si è consegnato mani e piedi alla logica dei popcorn movie, dove regia e recitazione sono gli ultimi degli optional possibili. Ma forse sarebbe ingeneroso puntare il dito solo su di lui: è tutta la macchina degli studios che andrebbe messa sotto accusa una volta per tutte.

Paolo Mereghetti

 
La Stampa, 1 maggio 2009

Il sexy Jackman star per ragazzini

Gli X-Men sono un gruppo di mutanti, militari sotto copertura, ideati per i fumetti da Stan Lee e Jack Kirby circa 40 anni fa. Wolverine si è unito a loro nel 1974 (autori Len Wein e John Romita sr.): è un combattente indistruttibile con il furore di una belva, con sei lame ricurve affilate che escono o rientrano nelle nocche delle mani, con lo scheletro interamente coperto da una lega metallica che lo rende intoccabile dalle armi da fuoco. Il film è un prequel, racconta gli avvenimenti precedenti gli altri tre film usciti dal 2000 in poi. Tutto tecnicamente impressionante e bellissimo; ma anche, come storia e fantasia, destinato soprattutto ai ragazzini.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011