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X Files - Voglio crederci
X Files - Voglio credercidi Chris Carter
con David Duchovny, Gillian Armstrong
 
Corriere della Sera, 12 settembre 2008

Horror genetico per i due detective

Ora sappiamo dalle notizie di cronaca dove era finito David Duchovny, il Fox Mulder della tv paranormale, in una clinica per tossici del sesso. Ma all' inizio del secondo film ispirato alla serie tv conclusa nel 2002, tutti son eccitati a cercare la coppia di detective (scoperti in love ) per risolvere il caso del serial killer che traffica in resti umani con lo spirito di Frankenstein. Il racconto è un incubo ambiguo, losco, abnorme che sulla linea del fantastico horror genetico si segue con spargimento d' inutile adrenalina giacché lo storico regista Chris Carter ha messo di tutto, anche Bush, un' indigestione di panna e un vecchio prelato pedofilo. Ma saranno quei soliti due, Fox e Dana (Gillian Anderson) a chiudere il caso. Cosa salvare? Visioni, scenografia. voto 6,5

Maurizio Porro

 
Il Manifesto, 12 settembre 2008

X-Files, sei anni dopo, fa i conti con il Vaticano e i pedofili

Caccia a un serial killer nel West Virginia rurale che lascia pezzi raccapriccianti di corpi di donne qua e di là nella neve. Per trovarlo la carta segreta è father Joe, prete cattolico risolvi rebus, viscido, concentrato, conturbante ma bravissimo, anche se nel suo lato dark c'è un passato pedofilo-hard che non ne ha depotenziato, anzi, capacità visionaria e tecnica telepatica. Certo sembra un tipaccio. Di paranormale nel film, visto il titolo ci sono soprattutto i dogmi inscalfibili del Vaticano, che negano al piccolo malato di cancro al cervello cure a base di cellule staminali e gli esperimenti iper pavloviani di un gruppo di pazzi scienziati sovietici (!?) chissà come mai finiti in West Virginia (forse per l'illustre passato proletario dello stato dei minatori?) e ancora convinti che l'uomo nuovo comunista si possa fare, magari imitando più Frankenstein che Breznev...
Il serial tv che la Fox ha prodotto per una decina di anni fino al 2002, ha avuto già due trasposizioni-allargamenti sullo schermo, nel 1998, X Files-il film (sui terroristi alieni), di Rob Bowman, e adesso questo X Files- Voglio crederci di Chris Carter, il creatore della serie, una altra indagine anormale, sempre affidata al doppio misto Fox Mulder e Dana Scully, gli eroi tv: il primo è il più strano degli agenti Fbi, l'attore David Duchovny, barba lunga, all'inizio, poi la taglierà, sempre ossessionato e affranto dal mistero dalla sorella rapita e mai più ritrovata.
E poi la sua fedele alleata, la più credulona delle dottoresse in medicina illuministe, Gillian Anderson, anche agente federale ma qui dottore a tempo quasi pieno in una clinica «niente aborti» diretta da un altro prete cattolico, padre Ybarra, ancor più criminale del pederasta. Il film, in realtà girato nella poliedrica Vancouver, è vietato dappertutto ai minori di 16 o 17 anni tranne che nella ratzingeriana Italia (e questa è una strana bella notizia davvero) e delizierà i fan della serie per alcuni collegamenti con gli episodi tv storici (il sottotitolo «Voglio crederci» è quello del poster dell'ufficio di Mulder), ma non impedirà a chi non conosce la serie di godersi inquietanti momenti di suspense.

Roberto Silvestri

 
L'Espresso, 21 agosto 2008

Premiata ditta X Files

Tornano al cinema, dopo nove stagioni tv e un primo film, gli ex agenti dell'FBI Fox Mulder e Dana Skully. Ma il mistero sulla trama non salva la pellicola dalla mediocrità

Un vecchio sensitivo cammina cautamente sulla neve. Alle sue spalle, in lunga fila orizzontale, decine di poliziotti trafiggono il terreno con bastoni ferrati. Cercano un cadavere e non lo trovano. Ogni tanto il vecchio sensitivo si ferma, trema: scavando nella neve, si scoprono parti di corpo umano maschile o femminile (braccio, testa, piede) destinati a fabbricare nuovi mostri.

Nell'infanzia della televisione, 'X Files' fu il primo serial per gli appassionati di thriller, horror, racconti sovrannaturali: uno straordinario successo internazionale cominciato nel 1993 con il racconto delle avventure di due agenti dell'Fbi, David Duchovny e Gillian Anderson, incaricati di investigare su casi rimasti irrisolti, terminato nel 2002 dopo nove stagioni e 205 episodi.

Lo stile inconsueto, il mix di paura e paranoia, piacquero molto. Nel 1998 uscì il primo film basato sulla serie; dieci anni dopo, 'Voglio crederci' è il secondo film, sempre realizzato dalla stesso gruppo televisivo, regista, sceneggiatore, interpreti. Come sempre, i realizzatori hanno compiuto grandi sforzi per lasciare nel pieno segreto il film girato a Vancouver: ma il mistero non salva dalla mediocrità.

Sono interessanti i metodi controcorrente usati nel serial e nei film per acuire l'attenzione. Innanzi tutto il rapporto tra i protagonisti è platonico: si vogliono bene, sono complici, ma tra loro non c'è mai stato un bacio; si aiutano, si stimano, ma non fanno l'amore. Lui, ora psicologo e sensitivo, crede nell'occulto, nel sovrannaturale; lei, ora medico, ha fede soltanto nella razionalità. Amicizia e affetto non diventano mai passione.

Capita poi che spesso le vicende narrate negli episodi e nei film abbiano una conclusione oscura che non è uno scioglimento: senza fine, le storie sembrano acquisire maggior fascino. Infine, il segreto: all'opposto della pubblicità invadente che accompagna ogni film, lo spettatore può finalmente entrare al cinema in perfetta ignoranza.

Lietta Tornabuoni

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