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Watchmen
di Zack Snyder
con Jackie Earle Haley, Patrick Wilson, Billy Crudup, Jeffrey Dean Morgan
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Il Giornale, 13 marzo 2009
Un utopico Nixon spiegati ai giovani
Ipotesi di Watchmen (Guardiani) di Zack Snider, il regista di 300: Nixon è ancora presidente nel 1985. Ma Watchmen punta più sui supereroi che sull’ucronia (storia alternativa). Si parte dal fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons (Rizzoli), apparsi in origine nel 1986, e si arriva al film solo ora, dopo varie traversie. Per attrarre il pubblico più giovane, Hollywood prova i cammini più impervi, come quello di rappresentare il dr.Manhattan, vincitore della guerra in Vietnam; di Rorschach, dalla faccia a macchie; di Gufo della notte, il tecnologo; di Ozymandias, il più intelligente del mondo. Perciò, da spettatore, vedrebbe un altro film.
voto 5/6
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Il Tempo, 10 marzo 2009
Un «fantasy» visionario e violento
Ancora fumetti americani. Realizzati negli anni Ottanta da Alan Moore e andati incontro a un grande successo anche perché, in quei tempi di Guerra Fredda, facevano leva anche sulla paura di un possibile catastrofico conflitto atomico. Quella, però, era soprattutto la cornice perché l'attenzione più viva veniva fatta ricadere su un gruppo mascherato di sorveglianti (gli watchmen, appunto) che, con metodi spesso anche violentissimi, tenevano a bada il crimine. Vietate per legge le loro maschere, alcuni si erano ritirati, altri, invece, avevano proseguito nelle loro imprese trasformandosi, con gran spargimento di sangue e sete di vendetta, in vari e propri giustizieri della notte. Vittime, alcuni, a un certo punto di una cospirazione che tendeva a eliminarli ad uno ad uno. Da qui il resto, con l'unico tra loro che si era rifiutato di togliersi la maschera - lo chiamavano «Rorschach» perché si nascondeva la faccia dietro un velo su cui, in bianco e nero, si vedevano proprio le celebri «macchie di Rorschach» - e che adesso si era messo quasi sadicamente a far giustizia ai danni di quanti si stavano mettendo contro gli antichi giustizieri. La sue gesta, e una molteplicità di altre attorno ad opera di amici e di nemici, le porta adesso sullo schermo Zack Snyder, il regista di «300» che facendosi coadiuvare nella stesura del testo da Dave Gibbons, autore, insieme con Moore, di quei fumetti da cui tutto prende l'avvio, mette in piedi un macchinone in cui gli effetti speciali son posti puntualmente al servizio delle situazioni più mirabolanti ed impensabili, quasi sempre all'insegna della più efferata delle violenze. Di conseguenza, anche se la cifra tende a rispettare un certo realismo, tutto è fantasioso e visionario, con personaggi dotati di poteri sovrumani, con situazioni che spaziano tra cielo e terra quasi soltanto per suscitare angosce, a cominciare da quei lunghi titoli di testa in cui l'ora dell'esplosione atomica è inesorabilmente scandita partendo addirittura da quei Sessanta che videro a Dallas uccidere Kennedy. Uno spettacolo, perciò, che può anche coinvolgere, specialmente perché, oltre ai fatti in sé, sempre angosciosissimi, sciorina, ad ogni svolta, figure quasi magiche, un supereroe tinto in azzurro, un uomo gufo, un imitatore di Alessandro Magno, un truce vendicatore detto «Il Comico», una bella maliarda dispensatrice di grazie e di terrori. Per tutti i gusti, insomma.
Gian Luigi Rondi
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Corriere della Sera, 6 marzo 2009
Fantasy visionario? No, è un pastrocchio
Sarà anche che questo prolisso fumetto fantasy tratto dal solito presunto cult graphic novel di Moore-Gibbons, smonti il super eroe e ribalti la storia, ma il film di Snyder (300) non lo dimostra, visionario solo di buio ed effetti speciali. Dice bene Hollywood Reporter: lungo, confuso, senza anima. Nell'America di Nixon 1985, che vince nel Viet e sul Watergate, la star è uno scienziato onnipotente e blu per le radiazioni, il dr. Manhattan capace di neutralizzare il nucleare; e i vigilantes, chiamati dalla pensione quando uno, il Comico, è ucciso. Dal cappello esce tutta l'America vintage (Jagger, Warhol, Kennedy), in escalation di horror. Il pastrocchio è annunciato dopo un inizio promettente in cui la coppia di fatto fantasy-realtà promette invano un contatto elettrico. Fra i super eroi c'è Rorschach, da non confondersi con il noto «macchiaiolo» freudiano.
VOTO: 4,5
Maurizio Porro
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Il Mattino, 7 marzo 2009
Su New York i sorveglianti dell’apocalisse
Inutile cercare il confronto con i fan: «Watchmen» va innanzitutto soppesato come film, senza riferirsi troppo ai canoni dell’omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons (1987). Zack Snyder, il controverso regista di «300», affronta con baldanza il non facile compito di trasporre quasi tre ore di una storia visionaria, ambigua, complicata, provocatoria e di discostarsi, così, dall’inflazionata routine del filone generato dal culto dei fumetti. Dopo una prima parte d’impressionante presa emotiva, il kolossal inizia a mostrare la corda e a più riprese perde il controllo della farraginosa partitura: resta però a suo merito la raffigurazione del più cupo, introverso e cinico manipolo di supereroi mai apparso sullo schermo. L’ambientazione riguarda infatti un 1985 immaginario in cui Nixon è al quinto mandato presidenziale, l’America ha stravinto in Vietnam e lo scontro nucleare con l’Unione Sovietica è solo questione di minuti. I giustizieri mascherati che lavorano per l’autodifesa del Potere cercano di risolvere un’esiziale serie di complotti, ma in realtà non fanno altro che smontare a una a una le sovrastrutture sociali e psicologiche di un paese sull’orlo dell’esaurimento paranoico. Tra realismo dell’azione fragorosa ed effetti speciali di buona caratura, «Watchmen» introduce la tematica alquanto abusata del «chi sorveglia i sorveglianti?»: meglio, dunque, segnalare le atmosfere di forte impatto ossessivo che capovolgono l’apparente e banale nostalgia della cultura ”alternativa”.
Valerio Caprara
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Il Messaggero, 6 marzo 2009
Watchmen, il ritorno dei vigilantes
1985: i vendicatori mascherati Watchmen sono fuorilegge. Gufo Notturno, Rorschach, Il Comico, Ozymandias, Silk Spectre e Dr Manhattan (una statuetta Oscar nuda parlante dai superpoteri) non vanno più a caccia di stupratori rumeni & C. Un tempo erano vigilantes apprezzati da Andy Warhol e da Nixon, che li usò per vincere in Vietnam e far fuori i due reporter del Watergate. Ma se qui nel 1985 Nixon è ancora al potere (con naso finto da macchietta), i Watchmen vengono uccisi. Il Comico è il primo. Chi li vuole morti? Mentre la minaccia di una guerra atomica con i sovietici incombe, i vigilantes tornano in azione. Tratto dalla graphic novel di Alan Moore, il film è fedele sulla carta al fumetto (dov’è la satira politica di Moore?) ma infedele al cinema. Complicato anziché intrigante, troppo lungo, senza attori di nerbo, con troppe slow motion, truculento anziché scioccante, osceno (sesso patinato e pene di Dr Manhattan ridicolmente onnipresente) ma mai sexy. Calco ottuso di un capolavoro che andava stravolto. Quelli bravi (Gilliam, Greengrass) hanno passato la mano. Quello coatto di 300 (Snyder) ci si è buttato. I risultati si vedono.
Francesco Alò
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