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Vuoti a rendere
Vuoti a renderedi Jan Sverak
con Zdenek Sverak, Tatiana Vilhelmová, Daniela Kolarova, Alena Vránová, Jirí Machacek
 
Corriere della Sera, 16 gennaio 2009

Terza età, racconto senza alcuna retorica

Sofferto ma spiritoso finale della trilogia (vedi Kolya) di Jan Sverak che scrittura papà Zdeneck, qui un professore cèco che deve decidere cosa farà da vecchio. Fra problemi concreti (fare il pony in moto!) ed esistenziali (sogni erotici alla Fellini) alla fine lavorerà in un supermercato diventando l'ago della bilancia degli affetti del gruppo, mentre la moglie ha un tentativo sentimentale a vuoto. La terza età funziona al cinema e se qui non c'è un pranzo di Ferragosto, il tono del racconto è di esemplare, acida misura, non sbanda nella retorica né nel pietismo, inquadra bene i passaggi e i paesaggi interiori del prof. che alla fine festeggia 40 anni di matrimonio con un viaggio pure simbolico in mongolfiera, come il nonnino di Giulietta degli spiriti. Cast ottimo e vario, la sceneggiatura garantisce attenzione per tutta una serie di indovinati, buffi caratteri femminili.

VOTO: 7,5
Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 16 gennaio 2009

Signori, si vola. Anche a 60 anni

Sono la coppia meno edipica del cinema mondiale. Eppure sono padre e figlio. Zdenek scrive e interpreta. Jan dirige. Attenzione: il regista è il figlio, di solito accade il contrario. E questo già dice la tenera eccentricità di Vuoti a rendere, terzo capitolo di una trilogia resa celebre da Kolya (Oscar '96). L'ambientazione è particolare (la Praga neocapitalista di oggi). Il tema universale: la vecchiaia. Meglio: l'invecchiare insieme. Joseph infatti ha una moglie ma cerca, come dire?, di non pensarci troppo. Spiritoso e vitale com'è, farebbe di tutto per non annoiarsi. Dunque cambia lavoro più volte (insegnante, pony express, magazziniere...). Sogna a occhi aperti. Si concede complicate fantasie erotiche (se sono solo fantasie). Insomma partecipa divertito allo spettacolo del mondo cercando di non essere mai troppo vicino né troppo lontano. Nel frattempo accasa un coetaneo bisbetico, "piazza" la figlia abbandonata a un collega ignaro, scopre di poter provare, oltre che ispirare, gelosia. Il tutto raccontato con un tocco lieve e scanzonato come lo sbuffo d'aria calda che porta in alto la mongolfiera nel gran finale. Troppo in alto o troppo in basso? Troppo pericoloso o non abbastanza? Poco importa in fondo. L'essenziale è continuare a volare.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011