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Vicky Cristina Barcellona
Vicky Cristina Barcellonadi Woody Allen
con Javier Bardem, Penelope Cruz, Scarlett Johansson, Rebecca Hall (Usa, 2008)
 
L'Espresso, 23 ottobre 2008

Triangolo Woody

'Vicky Cristina Barcelona', è l'ennesimo esempio di divertimento perfetto. E guarda caso, si tratta ancora una volta di un film girato da Woody Allen fuori dalla sua New York

E se lo stereotipo usato per Woody Allen, "tipico intellettuale ebreo newyorchese", fosse una stupidaggine? Se il regista fosse invece un alieno, straniero a tutto tranne che a se stesso? Se la sua verità fosse quella di 'Zelig'? Gli eccellenti risultati del suo lavoro fuori d'America ('Match Point', 'Scoop', 'Cassandra's Dream' girati a Londra e adesso 'Vicky Cristina Barcelona' realizzato in Spagna) incoraggiano ogni dubbio. Quest'ultimo film è una commedia di fantasie amorose sfrenate servita da attori bravissimi, di momenti comici e terribili specialmente se interpretati da Penélope Cruz e Javier Bardem nel recitare la loro passione ex coniugale morbosa, perversa e assassina.

Velocità, ellissi, continue fughe in avanti dei personaggi, intelligenza dello stile si armonizzano con l'architettura sinuosa di Antoni Gaudí e di Barcellona: un modo bellissimo di narrare la precarietà dei sentimenti e la pluralità delle forme d'amore. Due ragazze americane arrivano all'aeroporto, al grande murale in mosaico di Miró. Sono turiste, e questo consente d'illustrare le bellezze della Catalogna, le sue opere d'arte, la sua imagerie. Le due ragazze sono amiche, ma diverse: una composta, studiosa dell'arte catalana, alla vigilia del matrimonio (Rebecca Hall); l'altra romantica, velleitaria, in cerca di vocazione artistica, di nuovi amanti e altre emozioni (Scarlett Johansson). Sono giovani e belle: il pittore Javier Bardem trova naturale invitarle a Oviedo per un weekend a tre.

Di qui ha inizio l'intrico amoroso alterno, sino all'arrivo dell'ex moglie del pittore Penélope Cruz, reduce da un altro tentativo di suicidio, donna allarmante, attrice di forza unica. Non si sa ancora se Woody Allen tornerà adesso a casa per il prossimo film, oppure se una tappa a Parigi completerà il suo tour d'Europa (a Venezia aveva già girato 'Tutti dicono I Love You'). Certo, viaggiare gli ha fatto molto bene: i suoi ultimi quattro film non del tutto drammatici né comici, né da lui interpretati né farciti di battute, sono di un divertimento perfetto.

Lietta Tornabuoni

 
L'Unità, 16 ottobre 2008

In questa pazza pazza Europa

"Quadrilatero" di passione ambientato in una cartolina da Barcellona. Woody Allen sta per abbandonare i nostri lidi, dove è diventato un po' più disinibito e sembra aver trovato l'America. L'autore newyorkese, qui vezzeggiato come non gli capita nel suo paese, ha fatto il suo personale grand tour europeo, quello che si concedevano una volta artisti o viaggiatori americani con i quattrini. Iperproduttivo, ha sfornato un film l'anno, col suo ritmo abituale. Tre a Londra, dove raccontava di aver trovato gli stessi grigi di Manhattan. E quest'ultimo, Vicky Cristina Barcelona, finanziato anche dalla municipalità catalana che punta ad un ritorno di immagine prestigioso. Del resto in questo movimentato menage sentimentale la città di Gaudì e della vita lenta ha un ruolo fondamentale, un piccolo porto dove due turiste americane pensano di trovare ristoro e invece vengono travolte da un'atmosfera di suadente pericolo. La bionda e disinibita Cristina (Scarlett Johansson) e la mora e morigerata Vicky (Rebecca Hall), l'una senza intenti precisi se non godersela, l'altra alla vigilia di un matrimonio con un bravo ragazzo e impegnata in una tesi sulla Cataluna, incrociano un pittore (Javier Bardem) che sembra irresistibile: a primo colpo affonda su di loro proponendo di mangiare bere e fare l'amore. Ci cascano a turno, poi arriverà l'evocata ex moglie (Penelope Cruz), sensuale e disturbata, capace nelle sue turbe di genio artistico caotico e autodistruttivo persino di minacciare la loro vita. Ma anche di suggerire un diverso equilibrio sentimentale che invece di escludere, include: si può stare bene in tre, basta organizzarsi e tenere lontani gli oggetti contundenti.

La trama è fitta e l'abituale voce off ogni tanto fa il punto e rilancia. A sentire gli attori Allen gira in modo incredibilmente veloce, sicuro di quello che vuole. Forse sono gli automatismi di un autore totalmente consapevole che rendono questa storia non delle migliori e ne delle più riuscite. Sebbene scivoli via senza intoppi. Basta abituarsi: ci sono registi, si dice, che amano girare sempre e non si fermano di certo davanti a film puramente "alimentari". Certo, le cortesie dell'ospite imponevano di mostrare quanto bene si sta a Barcellona: tutto è bellissimo e patinato, i ristorantini sono "deliziosi", calici di vino sempre tra le mani, l'atmosfera vagamente plastificata. Ci sono pure i due attori spagnoli da Oscar, bravissimi, ormai consacrati su entrambe le sponde dell'Atlantico. E persino il gruppo Fiat fa la carrellata dei suoi modelli migliori. Quanto al "nevrotico" che non ci pensava a girare fuori da Manhattan, ormai lontano da casa continua "a parlare a nuora perché suocera intenda". I suoi connazionali nell'Europa dell'arte, della cultura, della qualità della vita scoprono aspetti inediti per il loro elementare e materialistico credo capitalista protestante. E poi se ne ripartono sempre tutti, vivi e perplessi o dentro una bara (Match point). Il punto è: possono gli ingenui americani confrontarsi con gli smaliziati europei senza scottarsi? Infine Scarlett Johansson: quarto titolo consecutivo con Allen, a cui continuano a chiedere se sia la sua musa. Lui nicchia, definendola piuttosto una brava attrice dallo spiccato umorismo. Le sue due muse storiche, lo sanno anche i sassi, sono state Diane Keaton e Mia Farrow, anche ex mogli. Strascichi compresi.

Pasquale Colizzi

 
Panorama, n. 43 2008

Girotondo sensuale

Vero zelig del cinema, anche se per anni considerato la sintesi suprema dell'ebreo intellettuale newyorkese con psicoanalista al seguito, Woody Allen continua l'esilio artistico in Europa, dove il suo mito d'autore è rimasto intatto. Dopo tre film inglesi è sbarcato in Spagna per girare con mano lesta, per nulla angosciata, Vicky Cristina Barcelona, dove, con spettacolare cinismo,
non si sottrae ad alcuno dei cliché previsti dal clima caliente e dalla folta letteratura sugli americani in viaggio in Europa. In sintesi: due turiste yankee, l'una fredda, l'altra sulfurea, Rebecca Hall (vedere alle pagine 222-223) e Scarlett Johansson), travolte dalle volute di Gaudí e da un pittore macho e disinibito (Javier Bardem) che propone loro un fine settimana di sesso a tre. Non prevista, l'irruzione di un'ex moglie gelosa e assai violenta (Penélope Cruz). Sole, passione, storia in accelerazione continua fra peripezie ed ellissi ben costruite, sex symbol in girotondo sensuale. C'è poco da capire, niente più Crimini e misfatti né Sogni e delitti (se non un lontano passionale accoltellamento di Cruz a Bardem), solo la felicità di uno scherzo erotico romantico nella sospensione momentanea della vacanza. Con Allen che rinuncia a mettersi in scena lasciando spazio all'evidente passione per Scarlett e Penélope e al proprio famoso voyeurismo. Scelta poco innocente, dunque felice.

Piera Detassis

 
Il Manifesto, 17 ottobre 2008

La felicità è «made in Usa». Oppure no?

Woody Allen è ancora in forma per parlare d'amore.
Vicky Cristina Barcellona è una commedia «adolescenziale» sull'enigma del cuore, sesso compreso, nella forma di un'escursione romantico-passionale a Barcellona, finanziata (almeno virtualmente) dall'ufficio del turismo spagnolo. Guidano due newyorkesi, Scarlett Johansson, Cristina la bionda, e Rebecca Hall, Vicky la bruna. Cucina catalana, ristoranti, night, Gaudì, mare, hotel, notti fiorite, chitarra flamenca e una visita alla cattedrale di Oviedo nelle Asturie a bordo di un aereo privato pilotato dal latin-lover Juan Antonio alias Javier Bardem. Tra i «beni culturali» fotografati dalle due turiste americane c'è anche Penelope Cruz, bellezza locale da assaggiare, cosa che farà Cristina, amante spericolata dell'esotico, compreso il vino rosso Rioja nonostante la sua ulcera, che interromperà sul più bello il primo amplesso con il pittore bohémien. Lui è tormentato dall'odio-amore per la ex moglie, Maria Elena (Cruz) pittrice e donna inquieta, che tra le armi di seduzione mette pure coltelli e pistole.
Il film allude un po' alla commedia libertina, un po' alla pochade con il tocco yiddish di Woody Allen, deliziato nel scodellare tutte le tentazioni della tavola spagnola, a cominciare dall'invito oltraggioso di Bardem che propone alle due sconosciute, sotto un paradisiaco patio una sera al ristorante, di partire con lui, visitare Oviedo e fare un tris notturno per coronare con gusto la giornata.
L'amara trilogia inglese iniziata con Match Point (2005) sulle perversioni del binomio scalata sociale/sesso virano in Vicky Cristina Barcellona in una ricerca di emozioni dove promiscuità e lesbismo sono esperimenti amorosi. La leggerezza del film, il suo dissiparsi nel nulla, ha un retrogusto morale, come al solito. Colpa, responsabilità, convenzioni borghesi, ipocrisia, adulterio... L'oggetto del desiderio però non è Scarlett Johansson (la diva cult di Woody), ma il corpo disponibile di Javier Bardem, anti-macho che non chiede ma offre merce «pericolosa». Come l'Europa vista da Woody Allen. In trasparenza, il film combatte una «guerra di civiltà» dove l'America è la terra degli umani (come nei film di fantascienza) mentre il vecchio continente è un luogo a parte, dove si può andare in «vacanza morale» per poi tornare tra persone normali. Sta in questo «l'happy end», che a prima vista manca perché le due ragazze tornano a casa così come sono venute. Una sposata a un bamboccione tipico yankee e l'altra stufa di trasgressioni. La felicità, insomma, è made in Usa.

M.C.

 
Il Mattino, 18 ottobre 2008

Allen e le geometrie d'amore

Come possono risultare eccitanti, le vacanze estive a Barcellona. Specie quando a godersele sino in fondo sono due signorine sexy come Rebecca Hall e Scarlett Johansson. Un'ora e mezza basta, come ai bei tempi: il cinema del vecchio Woody non ha per fortuna tempo da perdere. Tanto, a rendere spiazzante la trasferta, ci pensano due variabili che incarnano altrettante icone dell'ispanità: l'aitante pittore Javier Bardem e la squinternata ex consorte Penelope Cruz... «Vicky Cristina Barcelona» è una deliziosa commedia da viaggio (iniziatico), che evoca gli intrecci della passione cari al Truffaut di «Jules e Jim» o «Le due inglesi», ma poi finisce con l'acquisire un tono malizioso e pungente decisamente sui generis. Potrebbe infastidire l'assiduità della voce fuori campo, ma l'espediente è funzionale al distacco che si vuole frapporre tra l'esuberanza della pantomima e la finezza della riflessione sull'eterno match uomo-donna. In questo modo cliché e stereotipi restano come sospesi nell'eco naif della musica, abolendo ogni velleità didascalica, assecondando il ritmo sincopato dei dialoghi e lasciando intravedere i contorni di una magica, ma in realtà impraticabile, compiutezza erotica («Il nostro amore è per sempre... soprattutto perché non funziona»). Appena le due turiste s'imbattono nell'artista - al quale Bardem, già killer psicopatico di «Non è un paese per vecchi», si diverte un mondo a conferire un'aria da finto tonto machista - si capisce, infatti, che ci finiranno entrambe a letto; ma non si può prevedere che i divergenti caratteri delle girls americane al 100 per cento -l'una razionale, leale e predestinata a un matrimonio saggio quanto mesto; l'altra civetta, sensuale e pronta ad accettare a viso aperto le sfide lanciate dai liberi costumi degli indigeni - vengano rifondati dall'entrata in scena della vulcanica, incontenibile, poliedrica (in tutti i sensi) Penelope. Nell'habitat circoscritto dalle ammiccanti citazioni di Gaudì e Mirò, la Sagrada Familia e il Parc Guell - con la parentesi di una «galeotta» gita a Oviedo - la follia mediterranea finirà col contagiare in senso benefico il pragmatismo yankee, come suggella il fulmineo bacio saffico a cui s'abbandonano la mora e la bionda. Allen sa bene, però, che la tristezza cova sotto le ceneri dei migliori amplessi e provvede a sbarrare la strada del lieto fine con tutta la classe del suo scetticismo.

Valerio Caprara

 
Il Tempo, 17 ottobre 2008

I triangoli amorosi di Allen

Woody Allen e l'amore. Questa volta, però, senza sorridere né far sorridere. Con una implicita amarezza che, pur con qualche accenno di commedia, rinuncia decisamente al lieto fine.
Vicky e Cristina, le ragazze del titolo, sono americane, vengono in vacanza Barcellona, in casa di una coppia di amici, Vicky, con un fidanzato a New York, per studiare l'arte catalana (e naturalmente Gaudí), Cristina per dimenticare un amore andato a male.
I caratteri, e questa vola non solo quelli femminili, sono precisati con accortezza, gli scontri, amorosi e no, hanno in più momenti la loro efficacia e quella cornice catalana di sfondo, anche se accentua un po' troppo le architetture più celebri di Barcellona, interviene spesso al momento giusto per motivare, con il suo sole e il suo calore, i turbamenti sensuali delle due americane. Però la vicenda, con l'illusione di sveltirla, è percorsa con troppo insistenza da una voce narrante in alcuni passaggi persino fastidiosa e le molte musiche spagnole di sfondo, specie con chitarra, fanno troppo scopertamente color locale. Il tutto, comunque, è riscattato dagli interpreti.
Penélope Cruz tutta fuoco, Scarlett Johansson, fedele ai modi con cui Allen l'ha forgiata, Javier Bardem, un duro «amante latino» come lo immaginano a New York. E come tende a sembrare.
Incontrano un pittore alla moda, Juan Antonio, che va subito per le spicce, con proposte erotiche. Vicky fa la contegnosa, Cristina cede di colpo, poi però, solo per una notte, cede anche Vicky, mentre Cristina, poco dopo, accetta di andare a vivere con Juan Antonio. Vedendosi presto piombare in casa la sua ex moglie, Maria Elena, di cui l'altro è ancora innamorato. Ne seguirà una unione a tre che riuscirà, come primo risultato, a rendere meno aggressivi i rapporti fra i due ex coniugi. Così, quando Cristina se ne andrà, ricominceranno a battagliare. Mentre Vicky, raggiunta dal fidanzato, si avvierà senza entusiasmo verso una vita matrimoniale in cui rimpiangerà Juan Antonio. Nessun ricordo del Woody Allen tutto in nero dei suoi recenti film londinesi e senza più i graffi e gli aculei di quelle commedie, in apparenza sentimentali, che ambientava nella sua Manhattan.

Gian Luigi Rondi

 
Il Messaggero, 17 ottobre 2008

Grande Woody,
pure nei piccoli film

Due giovani e graziose americane in vacanza a Barcellona, ingenue ma non prive di velleità intellettuali, vengono travolte nell'ordine, da: maschi latini; genio e sregolatezza; passioni brucianti; creatività sfrenata; promiscuità sessuale; ménage a tre. Per non parlare delle meraviglie architettoniche di Gaudì.
È il menu offerto dall'esilarante Vicky Cristina Barcelona, il nuovo film di Woody Allen. Che quando non ha molto da dire gioca di imitazione e parodia, come nei teneri e feroci pastiches letterari con cui da mezzo secolo celebra e irride i miti "mid-cult". Cosa cercano la bionda Scarlett Johansson e la bruna Rebecca Hall nella sensuale città catalana? La conferma dei loro pregiudizi. E di conferme Woody gliene offre a palate; demolendo al contempo i propri connazionali, bacchettoni senza fantasia costretti a vivere di riflesso nutrendosi di benessere e dei miti da loro stessi creati. Il tutto col tocco lieve ma esatto del fuoriclasse che spinge il gioco dei cliché sempre un poco oltre il previsto.
Ed ecco le due americane, sventate e curiose come adolescenti di Rohmer, cedere alle lusinghe del sulfureo pittore Javier Bardem, strano tipo di seduttore leale che gioca a carte scoperte ma non per questo è meno pericoloso. Eccole finire a letto una dopo l'altra (ma non nell'ordine previsto...) con questo artista tanto macho quanto succube della carismatica prima moglie. Che irrompe a metà film rubando la scena a tutti (fantastica Penelope Cruz!) con il suo repertorio latino di passione, vendetta, gelosia. E talento artistico.
Si ride molto perché Woody, come l'irresistibile Bardem, gioca a carte scoperte e sa rendere comici perfino vecchi espedienti come il ralenti. Si pensa anche un poco, perché dietro il buffo girotondo pulsano l'ansia nevrotica di Cristina/Scarlett Johansson e il perbenismo ipocrita di Vicky/Rebecca Hall, indecisa fra il pittore catalano e il fidanzato americano, un bravo ragazzo sexy come un merluzzo. Magari è inutile cercare profondità e tantomeno scandalo in questo svelto inclusive tour, che concede alla curiosità degli spettatori un bacio fulmineo Johansson-Cruz (salvo poi mostrare l'effetto che fa il racconto di quel bacio sul fidanzato-merluzzo, perché comico e tragressivo non è ciò che si fa, ma il nostro sguardo). Però dietro tanta leggerezza qua e là vibra, ben dissimulata, una nota di inquietudine e amarezza vera. Come càpita solo ai più grandi, anche nelle opere "minori".

Fabio Ferzetti

 
Il Giornale, 17 ottobre 2008

Allen in Spagna pungente e sexy

Woody Allen cerca gli ultimi successi in Europa. Ha dei predecessori: nonostante le posizioni sulla guerra civile spagnola di vent'anni prima, Orson Welles trovò - come del resto Marco Ferreri - proprio presso Francisco Franco la libertà che altrove gli mancava. È accaduto lo stesso nella Spagna di Zapatero a Woody Allen con Vicky Cristina Barcelona, fuori concorso all'ultimo Festival di Cannes. Coerenza o monotonia di Allen, sceneggiatore, attore, regista? Perché - direte - monotonia, quando i film di Allen raramente annoiano davvero? Perché ad Allen interessava già quarant'anni fa - quando scriveva e interpretava Ciao, Pussycat -, ciò che gli interessa oggi: il sesso della donna (pussycat in inglese). Ma lui non disdegna altre aree erogene. A chi vuol sapere quali fossero le due cose più amate di più, Allen risponde: «Il seno di una bella donna». Quello di turno appartiene a Scarlett Johansson, attorno alla quale il regista elabora quadretti licenziosi, improbabili ma scoppiettanti di dialoghi pungenti. Resta gratuito lo spunto iniziale: l'incontro fra due ragazze americane a Barcellona e un pittore locale che le apostrofa al ristorante offrendo a entrambe una gita in aereo a Oviedo, all'altro capo della Spagna, con relativa notte d'amore per tutti. Poiché questo è un film, le due partono con lui. Di qui la serie di coppie che si formano, in una gara di stravaganza, con l'entrata in scena anche della moglie di Bardem (Penelope Cruz) e il suo relativo flirt saffico con la Johansson. È bello fare i registi: trovi sempre qualcuno che ti fa rappresentare i tuoi desideri. E ti paga anche per farlo.

Maurizio Cabona

 
La Stampa, 17 ottobre 2008

Che affettuosa storia a tre

Una bella commedia leggera, ellittica, svelta, sull'incostanza dei sentimenti e le pluralità dell'amore. La affettuosa storia a tre o i baci fra Penelope Cruz e Scarlett Johansson non hanno nulla di scandaloso, vogliono illustrare soltanto le infinite forme dell'amore: i temi, classici sin dal tempo di Marivaux, s'incrociano lievi e divertenti, s'impastano con le suggestioni di Barcellona e delle sue opere d'arte.

Le protagoniste, ragazze americane molto amiche, sono molto diverse: Scarlett Johansson, che da anni si occupa d'un documentario di 12 minuti senza mai completarlo, è confusa, romantico-anarchica, sempre alla ricerca di nuovi incontri, nuove emozioni, nuovi amanti; Rebecca Hall è seria, prudente, attraente, sta per sposare un uomo qualunque, studia l'arte catalana. Sono due turiste, quindi guidano attraverso le bellezze della capitale della Catalogna e seconda città di Spagna: le opere architettoniche di Antonio Gaudì, i parchi (Guell, Tibidabo), le case sinuose, il grande murale in mosaico di Mirò, la morbidezza eccitata della Rambla. Sono giovani e belle, Javier Bardem le invita per un week-end a tre: comincia così un intrico di amori precari e contraddittori, che finiscono con la partenza delle ragazze che tornano in America (pure Woody Allen, con il prossimo film, tornerà alla sua New York).

Tra gli attori bravi e affascinanti, Penelope Cruz, ex moglie tempestosa di Bardem, è la più originale, aggressiva, eccentrica, magari assassina per amore, molto divertente; Scarlett Johansson, invece, è sensuale ma sciupata, sembra un po' malata. Il piglio della narrazione è tale da far accadere molte cose nello spazio breve di novantasette minuti: a 73 anni, Woody Allen è più brillante che battutista (veri motti di spirito non ce ne sono) e come sempre innamorato delle donne. Dicono che forse è pure un film di tardiva autodifesa: sia la incostanza dei sentimenti, sia la pluralità degli amori, vorrebbero essere un modo per replicare alle vecchie accuse d'incostanza e libertinaggio che nella sua vita gli sono state rivolte.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011