Un prologo per far luce sul killer mascherato
Dopo «Halloween», anche «Venerdì 13» ha il suo prequel. Per non bloccare un ininterrotto feeling con i tantissimi fan della serie sparsi nel mondo, i produttori hanno pensato di integrare una delle saghe horror più longeve (undici episodi) con un prologo che fa luce definitivamente sull'origine di uno dei più terrificanti serial killer della storia del cinema. In realtà, il nuovo capitolo diretto da Marcus Nispel, autore del remake di «Non aprite quella porta», è in parte un rifacimento del primo fortunato film del 1980 nel quale l'autore degli omicidi è la madre di Jason Voorhees, morto annegato nella zona di Crystal Lake, ma introduce nuovi elementi per conoscere l'oscuro passato dello psicopatico. Un gruppo di giovani, in vacanza in un weekend da trascorrere nel posto dove si sono verificati brutali omicidi, dovrà fare presto i conti con il killer che sparge sangue e terrore. Il nuovo «Venerdì 13» naturalmente non tradisce gli aficionados dal punto di vista della suspense tra i luoghi minacciosi e le case misteriose nei boschi, della truculenza, degli effetti splatter, della follia omicida di Jason con la sua immancabile maschera-simbolo da hockey. Ma si tratta di un film di genere, di routine, amplificato da un'operazione costruita sulla complicità di chi sa già tutto.
Alberto Castellano