Un “valzer” vincente solo a metà
Ex detenuto appena uscito di galera (Maurizio Micheli) arriva in un albergo torinese dove lavora sua figlia. Vorrebbe rivederla dopo essersi scritto con lei per 10 anni. Pensa di ritrovarla in una bella cameriera (Valeria Solarino). Avrà un'amarissima sorpresa. Non aspettatevi il fascino da kolossal de L'arca russa di Sokurov né la straordinaria suspence di Nodo alla gola di Hitchcock, perché Valzer dell'eccentrico Salvatore Maira (il suo ultimo film era il pungente gioco barocco Amor allo specchio del lontano 1999), nonostante sia girato in un quasi unico piano sequenza (c'è un taglio), è molto diverso dai due virtuosismi citati. Con la sua elegante costruzione a incastri temporali e la voluta atmosfera teatrale (nelle voci e nelle facce dei tanti attori), Valzer è vincente quando analizza con spietata freddezza il culto del consenso e di come il calcio serva ad anestetizzare la brutta società italiana: nell'albergo c'è un guru che filosofeggia sull'argomento stregando politici e imprenditori. Meno interessante il dramma familiare, che non coinvolge mai troppo. Girato in digitale, è una interessante curiosità.
Francesco Alò