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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Up
Updi Pete Docter e Bob Peterson
con le voci italiane di Giancarlo Giannini, Neri Marcorè, Arnoldo Foà (animazione)
 
Il Giornale, 25 ottobre 2009

Una strana coppia verso l'avventura

Scritto e diretto da Pete Docter e Bob Peterson, Up («Lassù») racconta di un vecchio americano e un ragazzino d’origine cinese, ispirazione analoga a quella di Gran Torino di Clint Eastwood. All’inizio si forma una coppia negli Stati Uniti degli anni Quaranta, vengono le nozze, la sterilità, la lunga vedovanza di lui (il suo volto è quello di James Whitmore), in una casa insidiata dalla speculazione. Seguono il decollo della casa stessa, sostenuta da una miriade di palloncini, e lo scontro con un avventuriero. Non ci si annoia. Voto: 7/8

MC

 
La Stampa, 16 ottobre 2009

Se Disney incontra Chaplin

Il bambino è goffo e timido, la bambina sdentata e intraprendente, entrambi sognano appassionatamente una grande avventura: approdare a bordo di un dirigibile, come l’esploratore Muntz loro idolo, alle favolose Paradise Falls in Venezuela, una cascata d’acqua che precipita dritta a valle da un’altezza di 3000 metri. Passano gli anni: sulla base di quel sogno comune sboccia un rapporto d’amore consacrato da un matrimonio che è un percorso di tenera complicità fino alla vecchiaia, sempre rimandando per i tanti motivi contingenti della vita il mitico viaggio. Finché Ellie non si spegne e Carl resta solo e infelice nella loro casetta. Incredibile a dirsi, questa storia commovente non la troviamo in un titolo destinato a un pubblico di adulti, ma è racchiusa nel primo quarto d’ora di Up, cartone animato in 3D dei maghi della Pixar-Disney, che in Usa ha già incassato quasi 300 milioni di dollari. Ed è un bellissimo piccolo film nel film, praticamente muto, che provvede a introdurre conferendogli tono e spessore un’impresa di divertente e rutilante fantasia. Quando Carl, affidando a migliaia di palloncini colorati il compito di trasformare in una mongolfiera la sua villetta piena di ricordi, vola verso il Sudamerica, ma non nella solitudine auspicata. Suo malgrado gli si affiancano via via il boy scout Russell, ragazzino tondo, espansivo e impavido; Kevin, grande uccello variopinto di specie creduta estinta, e Dug, cagnolone parlante; mentre a sorpresa spunta un cattivo, che è proprio Muntz. Il tutto sullo sfondo di uno scenario di luminosa pasta cromatica ricalcato dal favoloso, incontaminato scenario reale delle Angel Falls sulle montagne tepui. Molta critica americana ha giustamente sottolineato il coraggio della Disney-Pixar di fare di un’irascibile vegliardo il protagonista di un film d’animazione. E come non apprezzare la poetica nota chapliniana che i registi Pete Docter, sceneggiatore non a caso di Wall-e, e Bob Peterson riescono a infondere in un’avventura all’Indiana Jones realizzata con tecnologia avanzata? Per fortuna c’è chi usa gli effetti speciali come un meraviglioso strumento al servizio della qualità e dell’arte.

A. LK.

 
Il Messaggero, 16 ottobre 2009

Per prendere il volo non è mai troppo tardi

A quanti palloncini dobbiamo appenderci perché la nostra vita prenda (finalmente) il volo? Che compagni dobbiamo sceglierci perché quella che viviamo, fosse anche l’ultima, sia una vera avventura? Siamo proprio sicuri di poter scegliere questi compagni, e cosa dobbiamo fare se le forze ci abbandonano, la fortuna ci volta le spalle, gli amici non ci aiutano e magari ci tradiscono? Primo film in 3 D della Pixar, lo studio cinematografico più in forma del nuovo millennio (ma in 2 D è perfino meglio), lo strepitoso Up rovescia tutti i luoghi comuni dell’animazione, nel racconto come nelle immagini, con un’audacia e un divertimento che lasciano lo spettatore a bocca aperta. Ma ha fatto storcere il naso ai businessmen di Wall Street ancor prima di uscire, con conseguente caduta in Borsa dei titoli della consociata Disney: come si può raccontare una bella favola se il protagonista è un vecchietto male in arnese che si ostina a vivere nella sua casetta assediata dai grattacieli, e la sua spalla un bimbetto imbranato e obeso, per giunta con gli occhi a mandorla come il piccolo compagno d’avventure di Clint Eastwood in Gran Torino? Per fortuna alla Pixar hanno molta più immaginazione che a Wall Street e sanno giocare da maestri con le aspettative degli spettatori. Così il prologo è un concentrato di malinconia, una vita di illusioni e delusioni condensata in venti minuti impeccabili e spietati durante i quali il piccolo Carl sogna avventure esotiche, ammira nei cinegiornali un famoso esploratore truffaldino, compie immancabili capitomboli, quindi cresce, si sposa felicemente ma non riesce ad aver figli né a compiere i viaggi agognati, poi resta vedovo, invecchia e si rassegna a una terza età combattiva, chiuso nella sua casetta assediata dalla speculazione edilizia ma deciso a non finire all’ospizio. Fino a quando uno scout pluridecorato e molesto, non bussa con insistenza alla sua porta per assicurarsi l’ultima medaglia, quella dell’assistenza agli anziani... Qui parte anzi decolla il secondo atto del film, che inizia con la casa sopra la metropoli appesa a migliaia di palloncini, i palloncini che Carl ha venduto per tutta la vita ai bambini del quartiere, e prosegue fra i picchi e le cascate a strapiombo di qualche remota regione sudamericana. E i geni della Pixar creano ambienti e personaggi irresistibili. Un uccello gigantesco e variopinto (l’occhio fisso e insieme espressivo della creatura è una delle meraviglie del film), cani che non abbaiano ma parlano grazie a uno speciale collare, con giochi esilaranti sulle voci e i ruoli sociali, un dirigibile mirabolante. E gag, azione, sorprese continue. Compresa un paio di (fugaci) apparizioni del sangue. Avete mai visto sangue in un film d’animazione? Solo la Pixar poteva osare tanto. Chapeau!

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011