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Uomo qualunque (Un)
Un uomo qualunque
di Frank Cappello
con Christian Slater, Elisha Cuthbert, William H. Macy, Sascha Knopf, Jamison Jones, Cristina Lawson
 
Il Giornale, 22 febbraio 2008
L'impiegato modello Christian Slater prepara una carneficina in ufficio

C'è un po' di tutto, da Dostoevskij a Un giorno di ordinaria follia, in questo film che sembrerebbe voler raccontare la solita storia dell'impiegato seriale e alienato che un bel giorno dà di matto. Christian Slater è perfetto (sarebbe da Oscar ma il film è uscito solo in tre sale statunitensi) nel delineare l'anonimo Bob Maconel con gli occhiali dalla montatura antiquata e la stempiatura che fa tanto psicolabile. A casa parla con i pesci, in ufficio è un inferno e lui pensa bene di far fuori i suoi colleghi ma è beffato da un altro come lui che spara per primo. Bob lo uccide e diventa un eroe. Sembra il paradiso ma sarà l'inferno. Lo stile è grottesco ma il succo del film è molto amaro. Tanto che in questa lucida rappresentazione dei perversi meccanismi della nostra società non si salva proprio nessuno.

Pedro Armocida

 
La Repubblica, 22 febbraio 2008
"Un uomo qualunque", sullo schermo
un classico giorno di ordinaria follia

Perdente nato, vittima di mobbing aziendale e innamorato senza speranza della collega Vanessa, il grigio impiegato Bob Maconel decide di prendersi una vendetta sul mondo a colpi di pistola. Invece un altro dipendente a mano armata lo precede; preso alla sprovvista, Bob lo ammazza e diventa un eroe. Dalle stalle alle stelle, sale alla carica di vicedirettore mentre Vanessa, rimasta paralizzata nella sparatoria, lo guarda con occhi diversi.

Un sogno: che, però, si trasformerà in un incubo peggiore del precedente. La vita reale (gli insospettabili autori di stragi che i vicini, intervistati dalla tv, definiscono "riservati" e "tranquilli") e la letteratura sono piene di "giorni di ordinaria follia" come quello descritto da Un uomo qualunque. Che comincia in forma di monologo interiore, tocca le corde dello humour nero, mescola una dose di surrealismo: vedi il pesce rosso dell'acquario di casa, incline al turpiloquio, che sfotte il protagonista. Promette bene, insomma, anche grazie a un cast di star di seconda grandezza (Slater, Macy) scelto con intelligenza.

Peccato che, procedendo verso la fine, una certa ridondanza pregiudichi la felice economia di mezzi della prima parte.

Roberto Nepoti

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