Quattrini diva nel dramma di Williams
È tornato a Roma Tennessee Williams. Dopo l'apertura di stagione
all'Eliseo con Zoo di vetro, il Quirino ospita il gruppo Teatro e Società in
tournée con Un tram che si chiama desiderio. Drammi tipici della
dissociazione che ha contrassegnato molta opera dello scrittore americano
fin da quando era ancora in vita: mentre, insieme al successo, gli piovevano
addosso le accuse di tematiche morbose e artificiali verità, le
interpretazioni, in scena e nella riduzione per lo schermo, estraevano
dal testo bellurie originali grazie soprattutto a registi, attrici e
attori straordinari. Per il Tram Kazan, Jessica Tandy, Vivian Leigh,
Brando negli Usa; Visconti, Morelli e Stoppa in Italia. Si deve a loro
il "realismo poetico" riconosciuto all'arte di Williams.
Lo spettacolo approdato a Roma poggia sulla regia di Lorenzo Salveti
e sulla scena di Massimo Marafante, vivacizzata cromaticamente nella
evocazione di New Orleans, dell'atmosfera intrisa di violenza contro
cui si imbatte la soave figura di Blanche, dal tempestoso e aristocratico
passato, tormentata e patetica nel suo ricercato candore, bisognosa di
protezione, che la fa preda e vittima di un altro spostato, il brutale
Stanley, marito della sorella, indimenticabile Brando cinematografico.
Blanche in quest'edizione è Paola Quattrini, in una coraggiosa
raffigurazione dell'ampia gamma di scatti e abbandoni attraverso cui
passa tutta la discesa della donna all'inferno della alienazione mentale.
In cui l'attrice accentua i momenti di fierezza e non rinunzia ad inserire
l'alleggerimento di toni brillanti - della sua vena migliore - che strappano
un sorriso al pubblico in tanto dramma. Ha di fronte, a sopraffarla,
il deuteragonista, lo Stanley Kowalsky di Enrico Lo Verso, muscolarmente
ben dotato, un po' meno nel cavar fuori il sottofondo di quella violenza
fisica, la disperazione, una diversa fragilità.
Lo spettacolo si giova di un bell'amalgama raggiunto dalla compagnia
nella lunga tenuta in giro per la Penisola. E sono pregnanti le azioni
mimate che scandiscono i passaggi di scena. Anche se si sorvola sui simbolismi
di cui il testo è intessuto, nella cristallina traduzione di Masolino
d'Amico, non meno pregiata di quella storica del Guerrieri.