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Segreto tra di noi (Un)
Un segreto tra di noidi Dennis Lee
con Ryan Reynolds, Willem Dafoe (Germania/Usa, 2006)
 
L'Unità, 25 settembre 2008

Foto di famiglia con scrittore

Difficile convincere i distributori italiani che se un regista sceglie un titolo avrà avuto le sue buone ragioni. Nel nostro caso il film si chiamava come il libro sulle memorie di famiglia scritto dal protagonista: "Fireflies in the garden", "Lucciole in giardino". C'è pure una scena, con due bambini e l'ex bambino ora scrittore, che giocano felici a caccia di lucciole. Perché mai il maggiore distributore italiano, Medusa, se ne esce con un titolo, Un segreto tra di noi, brutto generico e fuorviante? Abitudine diffusa: per attirare platee restie ad abbandonare il focolare televisivo si partoriscono questi titoli da sceneggiato tv. Si risolverebbe il problema alla base ripartendo dai sottotitoli: tutto il film in originale e allo spettatore l'ultimo giudizio. Ma no, in Italia (solo in Italia) non si può. Vai a vedere che c'è una lobby di doppiatori pronti allo sciopero. Insomma, guardando il film si scopre che questo segreto in realtà non esiste. In compenso c'è uno scrittore/prof. universitario (Dafoe) pedante e rigido, che sfoga le sue smanie autoritarie sul figlio piccolo che giustamente lo odia mentre la moglie (Roberts) sopporta e media tra loro.

Da grande Michael (Reynolds) diventa più bravo e affermato del padre. Un giorno, tornando nella cittadina dov'è cresciuto per la laurea della sorella, succede una tragedia. Così tutti si riuniscono al focolare della giovane zia materna Jane (Watson), la preferita di Michael, anche lei alle prese con le insofferenze adolescenziali del figlio. Montata per incastri temporali, andando avanti e dietro nel tempo – e intanto di Julia Roberts praticamente si perdono le tracce, sebbene resti molto "evocata" – la storia, caso mai fosse sfuggito, trasuda autobiografismo. Non ha picchi emotivi, spesso è incolore, tutto è trattato con una sorta di dolorosa leggerezza, tanto più che Michael semina sarcasmo a bracciate. Tuttavia quella sorta di auto compiangimento che aleggia può risultare fastidioso. La famiglia al centro, gli affetti, i dolori, un quadretto così lindo salvato a malapena dal didascalismo grazie all'efficacia degli attori. L'esordiente Dennis Lee, Oscar per un corto qualche anno fa, ha fatto un film di quelli che passano silenziosamente inosservati.

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 26 settembre 2008

Tra i grovigli (banali) di una famiglia

Somministrato alla sera, in gocce, per accompagnare il sonno, Un segreto tra di noi («Fireflies in the garden» dal verso di Robert Frost) potrebbe anche avere un suo senso. Ma visto tutto insieme nel ritmo lento e inesorabile dei complessi di Edipo, degli incastri temporali, delle ripicche di famiglia, compresi due segreti, un amante di mammà e un capriccio della zia, di rimorsi & rancori offerti in saldo, il film appare un melò senza il coraggio di scene madri, una lunga summa di luoghi comuni nel genere del cinema familiare Usa che parte dal grande O' Neill e arriva alle cene di Natale con Jodie Foster e alle nuove nevrosi di Demme. Nella storia dei Taylor, famiglia di professori, a zig zag nel tempo fino al funerale della madre che muore in un incidente d' auto con il marito ci sono rimandi autobiografici da parte del regista debuttante Dennis Lee e grovigli di vipere tipici. Al centro, un ragazzino, Michael, angariato da un padre sadico che non immaginiamo professore universitario: lo vediamo poi grande, affermato scrittore che cerca un armistizio con il passato rimettendo in discussione tutti gli affetti di famiglia in andata-ritorno. Inseguito da una sceneggiatura di «Oh mio Dio!», battuta evergreen e da un tono da fiction domenicale, il film ha momenti di culto (partita a tennis con le lucciole in giardino e il bambino punito in garage, roba da Telefono Azzurro), terminando con la quasi pace e il libro biografico che finisce nel cestino. In questi casi si apprezzano gli attori e qui il cast è quasi stellare, ma nessuno fa del suo meglio a parte il bambino Cayden Boyd: Julia Roberts porta in giro i suoi begli occhi e le sue impressionanti labbra e Willem Dafoe si applica in perfidia paterna; Emily Watson è una delle zie , ma il protagonista è un giovane di intellettual aspetto, Ryan Reynolds, occhiali e patologie nascoste dato che la moglie Carrie-Anne Moss non è astemia. Ma la banalità è proprio nel tipo di sentimenti contrastanti che vengono allestiti, tutti noti e fittizi.

Maurizio Porro

 
Il Mattino, 27 settembre 2008

Julia Roberts e un melò senza lacrime

Attori divi e divi attori: da sempre il punto di forza dei film americani. Talvolta, però, il bonus non basta a tamponare le perdite: come in «Un segreto tra di noi» («Fireflies in the Garden», lucciole nel giardino, citazione di un verso di Frost), dove le belle presenze & buone performance di Julia Roberts, Emily Watson e soprattutto Willem Dafoe non riscattano il film dalla sua mediocrità di fondo. Si tratta infatti di un clone dei melodrammi classici in auge dagli anni Trenta ai Cinquanta, ma stranamente freddo, anonimo, insincero. La stessa operazione eseguita con successo da «Lontano dal paradiso» (Todd Haynes, 2002) proprio non riesce al debuttante Dennis Lee: forse perché il sadomasochismo esistenziale che cineasti specializzati come Vidor, Sirk, Minnelli sapevano spingere al diapason, qui si disperde e disinnesca nelle immagini sbiadite e le scenografie improvvisate tipiche della produzione indipendente. Si piange poco, insomma, davanti alle disavventure del protagonista, prima angariato dal padre snaturato, poi diventato scrittore e infine funestato dalla tragica morte della mamma. Il fatto è che il cinema ad alto tasso lacrimogeno non deve avere paura del kitsch né fare l'occhiolino, come in questo caso, ad ambizioni letterarie e autobiografiche.

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 26 settembre 2008

Sull'orlo di una crisi di nervi

Lo si scriveva dai tempi di Maial College: Ryan Reynolds è un attore sopraffino. Il ragazzo si è consumato le scarpe viaggiando dall'ormone di quella commediaccia al testosterone dell'horror coi vampiri Blade: Trinity e all'emozione di Certamente, forse, fino a giungere fresco come una rosa al neurone di Un segreto tra di noi, dove l'ex fidanzato di Alanis Morissette incanta nel ruolo di uno scrittore traumatizzato dal padre (Willem Dafoe). Tornato nella casa d'infanzia dove il genitore lo tormentava e torturava psicologicamente, il nostro dovrà affrontare la perdita della madre (una Julia Roberts sacrificata), i sensi di colpa del nipote (nel quale si rivede), il tentativo di redenzione della moglie (una statuaria Carrie-Anne Moss) e l'affettuosa severità della cugina (Emily Watson). Un segreto tra di noi di Dennis Lee è un dramma familiare che tra un flashback e l'altro racconta un intenso weekend vissuto sempre sull'orlo di una collettiva crisi di nervi. Bizzarra la sfuggente presenza della Roberts, ammirevole Dafoe nel rendere il suo personaggio detestabile anche se comprensibile, e magistrale la prova di Reynolds, che salva il film dalla banalità grazie all'arte della fragilità.

Francesco Alò

 
La Stampa, 26 settembre 2008

Riecco la Roberts
in un gran pasticcio

Angustiato nell'adolescenza dal nevrotico padre Willem Dafoe, Ryan Reynolds torna a casa per festeggiare la tardiva laurea della mamma Julia Roberts, che proprio quel giorno muore in un incidente. Perduto il centro affettivo, la famiglia va alla deriva, ma Reynolds, grazie alla complicità della zia Emily Watson, trova il modo di rimettere insieme i pezzi.

Lamentiamo spesso lo schematismo di certi drammi hollywoodiani dove i conflitti miracolosamente si risolvono. Ma, oltre a essere semplicistico, Un segreto tra di noi dell'esordiente Dennis Lee è anche confuso: non si capisce che racconta. Perché tanti bravi attori si sono cacciati in questo pasticcio? Per la Roberts la risposta c'è, il direttore di fotografia è suo marito Danny Moder.

Alessandra Levantesi

 
Il Giornale, 26 settembre 2008

Occhio al dramma-bidone dove Julia Roberts muore subito

Il Festival di Berlino è fin troppo sensibile ai film prodotti con soldi tedeschi. Mutatis mutandis, i tedeschi fanno insomma quel che fanno i francesi e gli italiani: peccano d'indulgenza verso il prodotto in qualche modo nazionale. Talora è complice della promozione il critico pietoso, che compiace il produttore/distributore, ingannando lo spettatore. Quando il pericolo è però segnalato («Bidone in vista!») fin dal festival, come smerciare egualmente il prodotto che ha deluso? Gli si affibbia l'opportuna quarantena, almeno un anno e mezzo, finché non sia dimenticata l'eco delle stroncature, avendogli magari cambiato anche titolo. Per esempio, Fireflies in the Garden (letteralmente Lucciole nel giardino), scritto e diretto da Dennis Lee nel 2006, in Italia diventa Un segreto tra di noi. Julia Roberts (il cui personaggio muore subito) ha il nome in bella evidenza, quanto gli attori meno noti che imperversano per tutto il film, onde suggerire implicitamente che si tratti di una commedia brillante.
Ma Un segreto fra di noi è uno di quei tremendi film (da festival) sfornati da chi ancora non è riuscito a sfornare film da Hollywood. Le velleità psico-drammatiche coprono qui un regolamento di conti in famiglia, di quelli che figli complessati operano contro padri dall'ego ipertrofico, però confortati - come in questo caso - dal successo professionale. Lo sceneggiatore e regista Lee ha creduto necessario negare che il personaggio del padre (Willem Dafoe) sia quello di suo padre. Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Maurizio Cabona

© Sipario 2011