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Uno su due
di Eugenio Cappuccio
con Fabio Volo, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Ninetto Davoli, Italia, 2006
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L'Espresso, 2 marzo 2007
Il male a fin di bene
'Uno su due' di Eugenio Cappuccio è un buon film grazie anche all'aiuto dell'ottimo protagonista Fabio Volo. Un avvocato arrampicatore, svelto, intraprendente, una mattina stramazza sull'asfalto. Da quel momento cambia
Uno su due..., titolo del film di Eugenio Cappuccio, non è ribaldo: vuol dire soltanto che nella malattia grave l'alternativa è quella, delle due l'una, o guarisci o muori. È singolare come il male fisico, la morte, la sofferenza si stiano insinuando nelle storie di giovani registi italiani un tempo dediti alla commedia comica o autobiografica (l'opera prima di Cappuccio era il fragile 'Il caricatore'): come se il dramma fosse un esame di maturità, un diploma.
Cappuccio, che ha ora 45 anni, è sempre stato tra i più bravi e premiati: stavolta ha fatto davvero un buon film, con l'aiuto dell'ottimo protagonista Fabio Volo. Un avvocato arrampicatore, svelto, intraprendente, una mattina stramazza sull'asfalto, svenuto. All'ospedale lo sottopongono a infiniti esami, poi lo mandano a casa ad aspettare i risultati di una biopsia al cervello. È svogliato, confuso. Ha mal di testa, gli occhi appannati. Porta, come una misera decorazione, un cerotto bianco alla tempia. Sino allora lo ha confortato il compagno di stanza, il popolano Giovanni buono, generoso, sorridente. Ora è solo: la ragazza o il socio non sanno appagare il suo senso di bisogno e d'esasperazione. Fa un piccolo viaggio per trovare la figlia di Giovanni e portargliela; gli dicono che non ha il tumore al cervello; è molto cambiato.
Tutto semplice ed eccellente. La luce lattea, nebbiosa. La scelta d'uno strano duo di attori d'un tempo: Agostina Belli e Ninetto Davoli più affettuoso e amico di quando interpretò i suoi 11 film per Pasolini. Una bellissima scena erotica, nudi e seduti. Luoghi insoliti: un pianoro dal quale lanciarsi con il deltaplano. Cose difficili da fare (una festa borghese, uno scontro con il socio) fatte molto bene. Genova ferrigna e bella, perfetta. E gli sguardi storditi che mostrano più paura di quanta non si vorrebbe ammettere.
Lietta Tornabuoni
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Il Tempo, 6 marzo 2007
Attese e paure in «Uno su due»
Nel cast diretto da Cappuccio anche Volo e Davoli
Uno su due, secondo certe statistiche recenti, sono i pazienti che arrivano
a superare quelle che fino a ieri si definivano malattie incurabili.
Questo lo spunto servito a Eugenio Cappuccio - dopo essersi fatto conoscere
con "Il caricatore", film a più mani, e poi, da solo,
con "La vita è una sola" e "Volevo solo dormirle
addosso" - per dirci di Lorenzo, giovane avvocato senza scrupoli,
che un brutto giorno, nel pieno di un’attività spesso vertiginosa,
cade a terra svenuto e, subito ricoverato, viene sottoposto ad accertamenti
che potrebbero risultargli fatali. La sua vita cambia quando è dimesso
dall’ospedale in attesa del responso, guarda presto attorno a sé in
modo del tutto diverso. Segue a fatica i suoi impegni di lavoro, che
si è forzato un po’ a riprendere, e comincia, lui che non
lo ha mai fatto, ad occuparsi con minore egoismo degli altri: una fidanzata
cui non era comunque molto legato, una sorella che vedeva solo di rado,
un socio cui aveva sempre voluto imporre i suoi metodi, negli affari,
ai limiti spesso dell’illecito, ma, soprattutto, un anziano ex
camionista, Giovanni, ricoverato vicino a lui quand’era in ospedale
che, sentendosi morire, soffriva per le incomprensioni, ricambiate, con
cui aveva sempre guardato a una sua figlia molto giovane, rimasta con
la madre dopo, un lontano divorzio. Lorenzo farà appena in tempo,
in modo abbastanza spericolato, a riconciliare la ragazza con il padre,
poi tornerà alle sue attese angosciose di notizie circa il suo
malanno... Cappuccio, questa storia, se l’è scritta anche
con Massimo Gaudioso, con cui aveva co-diretto "Il caricatore",
e ha poi cercato, rappresentandola in una Genova abbastanza insolita,
di mettere soprattutto l’accento sui cambiamenti psicologici e
di atteggiamenti del protagonista posto inopinatamente di fronte a quel
bivio. In parte c’è riuscito, in parte è sembrato
un po’ disperdersi attorno a una anedottica poco varia e un po’ semplicista,
pur sostenuto da interpreti tutti (o quasi) di sicure qualità.
Lorenzo è Fabio Volo che, dopo le felici prove con Alessandro
D’Alatri in "Casomai" e ne "La Febbre", ha
dimostrato di saper felicemente imporsi sul grande schermo così come,
con altrettanti impegni, gli riesce in TV e in letteratura. Al suo fianco,
nei panni di Giovanni, c’è un Ninetto Davoli maturato, canuto,
sempre sincero. Cui bene si accompagnano Anita Caprioli, la fidanzata,
e Giuseppe Battiston, il sogno. Un film, perciò, che si può vedere,
a patto di non essere ipocondriaci e di non chiedersi troppo le ragioni,
indubbiamente curiose, che da qualche tempo inducono il cinema italiano
ad ambientare tante sue storie in ospedale.
Gian Luigi Rondi
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