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Un Mondo perfettoUn mondo perfetto

di Sergio Pierattini
Regia di Sergio Pierattini
Scene e costumi di Barbara Bessi
Luci di Gianni Straropoli
Musiche di Gwyneth Schaefer
Cons. modellistica di Piergiuseppe Diodato
Con: Milvia Marigliano, Sergio Pierattini, Davide Lorin
Produzione: Valdez Essedi Arte/BAM Teatro

   
 
www.Sipario.it, 24 febbraio 2009

Un trenino elettrico, una casetta in miniatura e due sedie, immerse fra le quinte nere della Sala Laudamo di Messina, sono gli elementi scenici di Barbara Bessi, che firma pure i costumi, di questo piccolo-grande dramma che s’intitola Un mondo perfetto scritto diretto interpretato da Sergio Pierattini cui gli è accanto Milvia Marigliano nel ruolo della moglie. La pièce (Premio Riccione 2007) è scandita nei suoi settanta minuti da quattro momenti con altrettanti bui che danno il senso del tempo che passa e dalle musiche intimiste di Gwyneth Schaefer. La coppia in un primo momento è felice di adottare una creatura straniera e i giocattoli sono lì che aspettano solo il suo arrivo. Non si vedrà mai il bimbo in scena che poi, a sentire i due, non è così piccolo. Ha dieci anni, quaranta di piede e la neo-mamma è molto perplessa, sente di non amarlo e lo vorrebbe dare indietro, con chiari rimbrotti del marito ferroviere che non riesce a farglielo accettare. In un terzo momento appare la figura d’un commissario (Davide Lorino) che chiede lumi su come ritrovare il ragazzo che è scappato dileguandosi chissà dove. Infine marito e moglie sono lì sul proscenio nel tentativo di riprendersi la loro vita, mentre il trenino alle loro spalle è completamente deragliato. Uno spettacolo che lascia l’amaro in bocca, recitato con toni bassi (forse troppo bassi da non sentire tanti passaggi), crudele pure, per come il dolore viene esplorato nelle più profonde viscere, e da cui si possono trarre le considerazioni più disparate: dall’egoismo al pietismo per i due coniugi che evidentemente erano troppo abituati a stare in due e non in tre. Un testo che richiederebbe un dibattito alla fine, come si faceva negli anni ’70, senza veder dileguare gli spettatori come succedeva nel primo film di Nanni Moretti sono Io sono un autarchico. Applausi finali calorosi.

Gigi Giacobbe

     
 
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