Testata

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog


 

 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
  prosa          
             
 
             
             
  ricerca per locandina
  A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
  ricerca per titolo      
             
             
   
 

Un giorno d'estateUn giorno d'estate

di Jon Fosse
adattamento drammaturgico: Valerio Binasco
con Sarà Bertelà, Elena Caligari, Fabrizio Contri, Federica Fracassi, Emiliano Masala
scene e luci Nicolas Bovey
costumi: Sandra Cardini
regista collaboratore: Nicoletta Robello
regia: Valerio Binasco
Roma, Piccolo Eliseo Patroni Griffi, dal 11 novembre al 7 dicembre 2008

   
 
Il Messaggero, 29 novembre 2008

"Un giorno d'estate", regia di Binasco

Il palcoscenico del Piccolo Eliseo Patroni Griffi sembra una scatola bianca ricavata nel muro. Quando si apre il sipario gli attori (Sara Bertelà, Elena Callegari, Fabrizio Contri, Federica Fracassi, Emiliano Masala) sono immobili, hanno sguardi persi. Sembra di essere nella sala delle agitate di san Bonifacio a Firenze, dipinta da Signorini. Invece siamo in una vecchia, bianca casa affacciata sui fiordi, dove una giovane coppia ha deciso di trascorrere un'esistenza lontano dal caos. Ma qualcosa è andato storto. Scena gaberiana: «In una casa a picco sul mare vivevano un uomo e una donna, e su di loro la vasta ombra di un dilemma».
Invece è Jon Fosse ed è Un giorno d'estate, ultimo atto della trilogia che Valerio Binasco dedica al maggior drammaturgo norvegese contemporaneo. Lui è uscito in mare, lei aspetta la visita di un'amica. Lui non torna, arriva anche il marito dell'amica. Lei se ne sta alla finestra. Perché ora che la notte è calata e la tempesta infuria non si decidono a chiamare i soccorsi? E' evidente: tutti sembrano paralizzati perché camminare è un'espressione come un'altra del vivere. Si soffre. Fermi e in silenzio. In attesa che lo sciame dei pensieri di lui torni ad occupare quelle stanze desolate. Passato e presente si mescolano, con flashback "a vista", e sembra incredibile ma, pur nell'apparente fissità, lo spettatore sa che qualcosa si sta muovendo e vuole sapere come va a finire. Fino al 7 dicembre.

Paola Polidoro
   
 
Corriere della sera, 16 dicembre 2007

"Un giorno d'estate", regia di Binasco

Il palcoscenico del Piccolo Eliseo Patroni Griffi sembra una scatola bianca ricavata nel muro. Quando si apre il sipario gli attori (Sara Bertelà, Elena Callegari, Fabrizio Contri, Federica Fracassi, Emiliano Masala) sono immobili, hanno sguardi persi. Sembra di essere nella sala delle agitate di san Bonifacio a Firenze, dipinta da Signorini. Invece siamo in una vecchia, bianca casa affacciata sui fiordi, dove una giovane coppia ha deciso di trascorrere un'esistenza lontano dal caos. Ma qualcosa è andato storto. Scena gaberiana: «In una casa a picco sul mare vivevano un uomo e una donna, e su di loro la vasta ombra di un dilemma».
Invece è Jon Fosse ed è Un giorno d'estate, ultimo atto della trilogia che Valerio Binasco dedica al maggior drammaturgo norvegese contemporaneo. Lui è uscito in mare, lei aspetta la visita di un'amica. Lui non torna, arriva anche il marito dell'amica. Lei se ne sta alla finestra. Perché ora che la notte è calata e la tempesta infuria non si decidono a chiamare i soccorsi? E' evidente: tutti sembrano paralizzati perché camminare è un'espressione come un'altra del vivere. Si soffre. Fermi e in silenzio. In attesa che lo sciame dei pensieri di lui torni ad occupare quelle stanze desolate. Passato e presente si mescolano, con flashback "a vista", e sembra incredibile ma, pur nell'apparente fissità, lo spettatore sa che qualcosa si sta muovendo e vuole sapere come va a finire. Fino al 7 dicembre.

Paola Polidoro

     
 
© Sipario 2011