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Notte al museo (Una)
di Shawn Levy
con Ben Stiller, Carla Cugino, Robin Williams
Usa, 2006
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La Stampa, 2 febbraio 2008
Dopo la mezzanotte si salvi chi può
Il titolo recita Una notte al museo , ma in realtà le notti sono
tre come quelle del Sognatore di Dostoevskij: il tempo necessario a Ben
Stiller, assunto come guardiano notturno, per familiarizzarsi con l'idea
che i cimeli a lui affidati sono cose inanimate solo in apparenza. Visto
di fuori quello del film è proprio l'American Museum of Natural
History di New York, inaugurato nel 1869: un imponente edificio di Central
Park West che annualmente apre le sue porte a tremila visitatori.
Non è sempre stato così, l'istituzione ha conosciuto alti
e bassi ed è proprio in un momento di calo d'interesse che inizia
l'incredibile avventura. Il custode novellino scoprirà che dopo
la mezzanotte, grazie a una magia egizia, scheletri, animali imbalsamanti,
modellini e manichini di cera prendono vita. Tra gli altri scende dal
destriero un'irresistibile Robin Williams in figura di Teddy Roosevelt
e fino all'alba la baraonda nei saloni espositivi è indescrivibile.
Ma Stiller prende la situazione in pugno recuperando la stima del figlioletto
e fa notizia sui media con conseguente assalto di visitatori. Oltre a
essere divertente, il tutto contrabbanda anche un messaggio per grandi
e piccini: i musei sono archivi di vita.
Alessandra Levantesi
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Il Tempo, 4 febbraio 2007
Williams imbattibile anche come pezzo da museo
In molte favole, poi affidate alla musica, si è usato animare
la notte oggetti inanimati per farne scaturire, in genere per gioco,
balletti e canzoni. Deve essersene ricordato Milan Trenc scrivendo il
romanzetto da cui poi Shawn Levy, il regista de «La Pantera rosa» con
Steve Martin, ha tratto il film di oggi, senza musica però sostituendola
con una paura tutta voltata in burla, se pure con una sua moraletta alla
fine. Eccoci così nel Museo di Storia naturale di New York (sola
la facciata è autentica, l’interno è tutto ricostruito
e fantasioso) in cui prende servizio come guardiano notturno, Larry,
che ha dovuto accettare controvoglia quel lavoro per non deludere il
suo bambino afflitto all’idea di una sua disoccupazione permanente.
Dentro trova di tutto, lo scheletro di un Tyrannosaurus Rex, una copia
di una testa dell’isola di Pasqua, cowboys e antichi romani in
miniatura e perfino una riproduzione in cera, a grandezza naturale e
a cavallo, di Theodore Roosevelt, XXVI presidente degli Stati Uniti,
quello del Canale di Suez, accigliato e bellicoso nonostante nel 1906
abbia persino ricevuto il Nobel per la Pace. Per un prodigio tutte quelle
figure, e altre studiate nelle scuole americane, con il calar della notte
si animano spaventando a morte il povero Larry anche se, per un esempio,
lo scheletro del dinosauro, pur orrendo, finisce per comportarsi come
un cagnolino pronto a riportare indietro un osso se glielo si butta.
L’incubo però non è di poco conto e se non fosse
per Theodore Roosevelt che gli fa coraggio insegnandoli come si resiste,
Larry, ancora una volta, rischierebbe di deludere il suo bambino rinunciando
a un lavoro. Ma, com’è chiaro - e scontato - il lieto fine è lì pronto
a rassicurare tutti. Molti effetti speciali, naturalmente, anzi moltissimi,
con ritmi che, quando si fabbrica quella paura quasi soltanto fittizia,
tendono sia ad angosciare sia, il più delle volte, a far sorridere,
anzi a ridere perché il clima è soprattutto quella della
farsa. Pur sostenuto da uno spettacolo che si vorrebbe corposo e pieno
di frastuono. Vi si muove in mezzo, come protagonista, Ben Stiller un
fisico snodato come un burattino e con una maschera atteggiata quasi
sempre a buffe smorfie. Ma meglio di lui, forse, va citato al suo fianco
Robin Williams che, patriottismo a parte, si diverte, divertendo, a mettere
in caricatura Theodore Roosevelt.
Gian Luigi Rondi
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