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Una notte
di Toni D'Angelo
con Luigi Iacuzio, Alfonso Postiglione, Stefania Troise
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Il Messaggero, 28 marzo 2008
D'Angelo jr. sulle orme di Cassavetes
C'è un epigono di Cassavetes a Napoli, oggi. Si chiama Toni D'Angelo, è il figlio di Nino D'Angelo e se ha deciso di non stare su un palco ma sul set è perché dal padre (e da Abel Ferrara, di cui è stato aiuto) ha ereditato un ritmo e una fluidità di fraseggio che rende questo suo debutto no budget molto più vivo ed emozionante di tanti film ricchi e pompati. Lo spunto è canonico: c'è un gruppo di transfughi partenopei che si ritrova a Napoli per un'occasione poco allegra, la morte improvvisa di uno del giro. C'è una lunga notte balorda piena di sogni, ricordi, smacchi, emozioni. E c'è un tassista-filosofo (un autoironico Nino D'Angelo) che scorrazza gli attempati vitelloni, quattro uomini e una donna, fra feste, spiagge, bravate, in un crescendo di amarezze tutt'altro che di maniera. Anche se, o forse proprio perché, D'Angelo scava con efficacia dentro potenziali luoghi comuni (Napoli, la rimpatriata, le occasioni perdute). Così la città, quasi invisibile, è un luogo mentale ma sempre presente. Gli attori sono eccellenti, in testa Riccardo Zinna e Alfonso Postiglione. La musica abbondante e adeguata. E il quadro generazionale che ne esce è verosimile e allarmante. Una piccola sorpresa. Aspettiamo il prossimo. Con calma.
Fabio Ferzetti
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Il Manifesto, 14 marzo 2008
Toni D'Angelo e la sua Napoli dark
Un bell'esordio, sorprendente per assenza di stereotipi, Una notte, diretto dal figlio Toni D'Angelo, che si fa notare per la padronanza di alcuni elementi non facili da trattare senza banalità: l'ambientazione notturna (qui la Napoli dei jazz club e delle strade da percorrere in auto o in taxi, come se a guidare, in sovrimpressione su Nino D'Angelo ci fosse Abel Ferrara a Brooklyn), e la recitazione di alcuni personaggi legati tra loro da antica amicizia, poi logorata dalla lontananza e dal passare degli anni (e qui siamo in pieno stile John Cassavetes).
Compagni d'università, Salvatore, Annamaria, Alfonso e Riccardo, ora quarantenni e borghesi, tutti intellettuali napoletani, ma residenti «all'estero», tornano in città per il funerale del loro caro amico Antonio. Dopo la veglia funebre, in taxi (alla guida c'è Nino D'Angelo, un Caronte ignorante, malinconico e arguto, che impartirà qualche bella lezione di vita ai laureati) vanno a cena e, tutto in una notte, come nel «Grande Freddo», torneranno i ricordi, gli scherzi, i problemi, le ombre delle esperienze condivise, gli amori sfioriti, i bilanci della vita... Salvatore e Annamaria, ex amanti, vivono a Roma ma non si vedono perché Salvatore (sposato con una donna gelosa che non ama) ha ancora «terrore», ricambiato, dei suoi sentimenti per Annamaria. Riccardo voleva suonare, ma gestisce a Bologna l'azienda di famiglia e sbandiera il suo odio-amore per Napoli (è Riccardo Zinna, che ha scritto e interpretato la canzone guida del film). Il timido e avaro Alfonso è ingegnere a Cremona. Vanno tutti a trovare Luigi, l'avvocato che aveva mantenuto i contatti con Antonio e li aveva avvertiti della morte. Ma Luigi ora canta nei night dissoluti e li trascina, tra buona musica e coca party, nel locale dove Luigi e Antonio erano la sera dell'incidente....Il giorno riappare e un rintocco sordo di campane riporta i cinque amici a fare i conti con la propria vita e i propri fallimenti, mentre da qualche parte il taxi scompare in lontananza. «Una Napoli - dice il regista - senza sparatorie, camorristi, baby killers, contrabbando, estorsioni, sole e mandolino. Ma esattamente il contrario». Una Napoli inedita da cui emerge l'immondizia di una città, e della sua parte borghese.
Silvana Silvestri
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L'Unità, 14 marzo 2008
Notte a Napoli, o New York
Arriva in poche sale e con poca pubblicità, ma merita estrema attenzione il bell'esordio di Toni D'Angelo. Perché gli ingredienti fondamentali ci sono tutti: una bella sceneggiatura (scritta dal regista assieme a Salvatore Sansone), una regia matura e degli attori sinceri, veri e ben diretti.
Già presentato al Festival di Montpellier e a quello del Cairo, Una notte racconta il vagabondaggio metropolitano e notturno di cinque amici che a tanti anni di distanza si ritrovano insieme e in poche ore si confessano sul passato, il presente e l'avvenire. Tra i bilanci, non consolatori, di un'esistenza che li ha allontanati e adesso li riavvicina, così come avviene nei riguardi della loro città, amata, odiata, teatro della loro amicizia e della loro separazione. Sono Annamaria, Salvatore, Alfonso, Riccardo. Sono tutti tornati a Napoli per il funerale del loro amico Antonio. La veglia funebre, una cena insieme, poi la voglia di trascorrere altro tempo e raccontarsi. Un'intera notte, alla deriva per i dedali della città accompagnati da un tassista-Caronte umile e saggio che li traghetta in un momento di passaggio importante per tutti.
Un esordio che convince per la leggerezza di una narrazione fluida, vicina ai personaggi e al loro contesto: una Napoli notturna e metafisica, onnipresente ma irriconoscibile, mai come in questo film astratta e pienamente metropolitana. C'è molta sincerità e spontaneità nel modo, non banale, con cui i personaggi interagiscono tra loro e con la città. Questa sincerità si legge soprattutto nei volti, negli sguardi e nelle parole degli attori, da Roberto Zinna a Nino d'Angelo, in grado di tenere alta e sempre accattivante la temperatura emotiva del film. Da sottolineare anche l'utilizzo di una colonna sonora mai debordante, mai didascalica, quasi "silenziosa". Una rarità.
Il primo road-movie napoletano non è certamente un road-movie "alla napoletana". Anzi, se c'è un riferimento, quello sembra essere l'immaginario cinematografico indipendente americano, da cui D'Angelo riesce a prendere quella giusta dose di essenzialità e di ritmo che già basterebbero da soli a salvare molte pellicole italiane di ambizioni affini. A tratti sembra veramente di sentire la freschezza di certi "piccoli" film della East Coast, storie newyorkesi fatte di jazz, taxi, alcool e amicizia, senza per questo riprodurne pedissequamente vezzi e peculiarità esteriori, ma rimanendo lucidamente italiano, napoletano. Anche se quasi non ve ne accorgerete.
Luca Scivoletto
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Il Mattino, 15 marzo 2008
Grande freddo alla napoletana con D'Angelo
Il cognome, si sa, può essere un propellente o una palla al piede. Toni D'Angelo, per di più, non esita a utilizzare il versatile e popolare papà Nino in un ruolo-cerniera di «Una notte», il film con cui esordisce nella regia: a questo punto, per rendergli giustizia critica, bisogna svincolarsi dalla tentazione di soppesare storia & stile con la tara della parentela. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Toni con Salvatore Sansone, mette in scena una sorta di «Grande freddo» alla napoletana, basato sulla rimpatriata di quattro irrisolti quarantenni, convenuti per il funerale di un amico e risucchiati a bordo di un taxi in un tour notturno sulle strade di una metropoli pura e viziosa, antica e postmoderna. I motivi di odio/amore che i personaggi nutrono nei confronti di Napoli e soprattutto di se stessi affiorano in contrappunto con la saggezza spicciola del tassista, un Nino D'Angelo bonario e amorevole che arriva senza volerlo a demolire i loro pregiudizi e a smascherare i loro complessi. Sarà merito della fotografia contrastata, delle musiche impregnate di un'adulta nostalgia o del montaggio che assimila il ritmo a un singhiozzo jazz, ma «Una notte» comunica un'impressione d'ispida originalità che corrobora l'adeguatezza degli interpreti e l'acutezza di uno sguardo che ricorda Cassavetes, Jarmush e Ferrara.
Valerio Caprara
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Il Giornale, 14 marzo 2008
Una notta napoletana dal sapore dolceamaro
Leggi la storia e pensi subito a un Grande freddo in salsa partenopea. Salvatore, Annamaria, Alfonso e Riccardo, borghesi quarantenni originari di Napoli ma residenti altrove per lavoro, ritornano in città per il funerale dell'amico più caro. Amici di una vita che non si vedevano da una vita. Poi vedi il film d'esordio del figlio d'arte Toni D'Angelo (papà Nino interpreta un tassista un po' troppo filosofo) e rimani colpito dal racconto di una notte napoletana che ha il sapore della verità. Dei volti, dei luoghi, delle atmosfere, dei sogni infranti come gli amori. Un ritratto di esistenze, affettuoso e impietoso, girato alla maniera di Abel Ferrara, regista su cui Toni D'Angelo s'è laureato.
PArm
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