Sembra Fritz Lang, invece è Peter Hyams
E’ amabile. Troppo amabile”. Ma anche il giornalista tv C.J. Nicholas (il Jesse Metcalf amante della Longoria in Desperate Housewives) non scherza. E così, nonostante il suo odio per l’amabile procuratore distrettuale Mark Hunter (Michael Douglas), lo vediamo sedurre e non abbandonare la bella vice del feroce pubblico ministero. Forse vuole il suo aiuto per incastrare il magistrato, reo secondo lui di falsificare le prove per mirare alla poltrona di governatore. Forse è semplicemente innamorato. Forse è anche più ambizioso, e falsificatore, dello stesso magistrato.
Chi ricorda il classico del ‘56 di Fritz Lang L’alibi era perfetto ha già capito dove andrà a parare questo interessante remake firmato con penna e cinepresa dal veterano Peter Hyams, che a differenza di Lang inserisce più sesso (ma patinato), humour (l’amicizia virile tra il giornalista e il suo cameraman ricorda i duetti tra Gould e Blake in un ottimo Hyams del ‘74: Mani sporche sulla città), politica (bianchi e neri mai uguali) e parolacce (grande chiusa; Lang non poteva permetterselo). Tutto sommato poteva andare molto peggio, anche se Douglas timbra il cartellino senza dare spessore al suo personaggio. Ma il tocco di Hyams e quell’aria da cinema vissuto tengono in piedi la baracca come nel botta e risposta estemporaneo tra C.J. e un energumeno con il piercing: “Cosa succede con l’anello al naso quando starnutisci?” - “Si riempie tutto di muco fetido”.
Francesco Alò