|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Ultimatum alla terra
di Scott Derrickson
con Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith, John Cleese, Jon Hamm
|
| |
L'Unità, 13 dicembre 2008
Non fa più molta differenza se si riciclano idee già sperimentate o semplicemente si passa per remake che 9 volte su 10 non aggiungono nulla. Questo Ultimatum alla terra, ricalco del classico di fantascienza di Robert Wise del ’51, aggiorna appena gli argomenti: all’epoca della Guerra fredda la preoccupazione era un conflitto atomico terminale e ce lo facevamo venire a dire da un extraterrestre dalle sembianze umane, tanto per avere una visione imparziale sul problema. Questa versione del terzo millennio è noiosa e prevedibile nonostante le aspettative riposte su Scott Derrickson, che con un budget modesto e buone idee aveva impressionato con L’esorcismo di Emily Rose. Stavolta poteri (ed effetti) speciali non hanno creato la stessa suggestione. Il nostro Klaatu (Keanu Reeves), marziano in competo Armani, accompagnato dal gorillone extraterrestre, una monolite umanoide preposto a difenderlo e autodifendersi, sono venuti a darci la buona notte. Eterna. Il discorso è semplice: state devastando la Terra, quando è troppo è troppo. Via l’uomo, si elimina il problema (stiamo dalle parti del documentario di Al Gore ma quello faceva più impressione).
Nessuno però c’ha voglia di rimetterci la pelle. Kathy Bates, che fa il Segretario di Stato Usa (ormai per gli sceneggiatori in quella posizione ci sono solo donne e ai vertici militari persone di colore), scatena un inferno contro i due marziani e la sfera che è atterrata a Central Park con grande gioco di luci. In un faccia a faccia con Klaatu gli chiede: “Perche è venuto sul nostro pianeta?” e lui “Ah, il pianeta è vostro?”. Scacco. Comunque i capi di Stato di mezzo mondo sono indignati con gli americani che bombardano quegli strani oggetti piombati nel giardino di casa. Aspettiamo una svolta da Obama: con le sfere bisogna dialogare! Insomma L’uomo che cadde sulla Terra, un Reeves più catatonico di quell’allucinato di David Bowie, che vuole parlare con chi comanda, non viene ascoltato. Solo una scienziata, Jennifer Connelly, cerca di aiutarlo facendolo fuggire. Tranne stressarlo ogni volta che può con piagnistei sulla imminente fine: davvero dobbiamo morire tutti? Ma tu non puoi fare niente per noi? (a livello dell’”aiutino” televisivo). Impressionante lo sciame di insetti metallici che tritura tutto quello che trova davanti, polverizzandolo (si aspettano impieghi nelle discariche italiane). Il figlio adottivo della scienziata è Jaden Smith, figlio dello straricco Will, già al secondo film. Meglio iniziare da piccoli.
Pasquale Colizzi
|
| |
Il Giornale, 12 dicembre 2008
Un'astronave vecchia di sessant'anni
Rifare senza pensare. È il caso di Ultimatum alla Terra di Scott Derrickson, col marziano Klaatu (Keanu Reeves) che sbarca a New York, scortato da un automa. Il messaggio resta quello dell'omonimo film di Wise del 1951: «Terrestri, la Terra può fare a meno di voi». Non c'è più Guerra fredda, ma guerra al terrorismo, che nelle vicine galassie - negli altri Paesi - non giustifica l'egemonia umana (cioè statunitense). Di qui l'ultimatum di una «comunità spaziale», corrispondente all'ultimatum che nel 1999 la «comunità internazionale» diede alla Serbia… I paragoni storici non v'interessano? Lasciate perdere questo modesto film.
voto: 5
MC
|
| |
Il Mattino, 13 dicembre 2008
Keanu Reeves, l'alieno che salva l'ambiente
Un classico della fantascienza anni '50 e un interprete che non si può dissociare dall'icona «Matrix», il cyber-action che alle soglie del Duemila ha impresso una svolta decisiva al genere. Questo contrasto è la chiave stilistica ma anche concettuale del remake di «Ultimatum alla Terra» diretto da Robert Wise nel 1951, il cui protagonista è ora Keanu Reeves. A differenza di altre recenti operazioni, il giovane regista Scott Derrickson ha rispettato l'originale, anzi ha fatto della fedeltà all'essenza del prototipo l'elemento che gli consente di esaltarne l'attualità in un contesto storico-politico così diverso da quello della guerra fredda, ma altrettanto allarmante per le scelte autodistruttive e la minaccia all'ambiente. E al tempo stesso - utilizzando effetti speciali necessari e funzionali - ha sfidato il gusto popolare per la fantascienza più catastrofica e ridondante. L'arrivo sul nostro pianeta di Klaatu, un alieno dalle sembianze umane accompagnato e protetto dall'invincibile robot Gort, fa scattare l'allarme globale. Si mobilitano l'esercito, politici e scienziati nel tentativo di svelare il mistero che si nasconde dietro la sua missione. Sono la biologa Helen, ingaggiata dal governo per investigare su Klaatu, e il figliastro di colore Jacob gli unici umani che creano con lui un rapporto di intimità, scoprendo che si tratta di un amico della Terra. Con l'aiuto di un professore, l'alieno umanoide cerca di far capire ai terrestri che il nostro pianeta è in pericolo, ma molti pensano che l'extraterrestre sia solo una minaccia. Derrickson e i suoi sceneggiatori sono riusciti a preservare lo spirito del vecchio film nell'assunto che l'uomo è il vero nemico di se stesso, nei motivi bio-filosofici, nel messaggio ambientalista e pacifista condito con una dose di spiritualismo New Age. E le implicazioni metaforiche naturalmente hanno richiesto gli opportuni aggiornamenti, dallo scenario che non è più l'asettica Washington ma una New York che, dopo gli attacchi terroristici, è diventata anche il luogo-simbolo della paura, all'astronave diventata un'enorme sfera luminosa che staziona in una buia Manhattan. La magnetica silhouette di Keanu Reeves (splendidamente doppiato da Luca Ward) si staglia con la pregnanza di un alieno che è anche uno straniero capace di solidarietà con il bambino dalla pelle nera e di sentimenti per la bella Helen.
Alberto Castellano
|
| |
Corriere della Sera, 12 dicembre 2008
Il remake più catastrofico
Scruto ansiosamente il cielo mattina e sera, ma non vedo arrivare nessun disco né globo volante. E dire che in questo momento, con la situazione universale gravida di minacce, ci sarebbe più che mai bisogno di Klaatu e del suo monito ai popoli del mondo: «Se non volete essere distrutti, imparate a vivere in pace». Chi è Klaatu? È il messaggero dell' impero galattico apparso nel ' 51 in Ultimatum alla terra di Robert Wise e riproposto ora nel remake di Scott Derrickson. Là era impersonato da Michael Rennie, un attore nato in teatro a Londra; e qui abbiamo invece Keanu Reeves divo di Hollywood. La differenza fra i due, efficaci entrambi, è che l' americano deve fare la faccia mentre l' impassibile inglese ce l' aveva dalla nascita. E chi è Harry Bates? Inutile cercare il suo nome sui titoli del film attuale, dai quali è stato accuratamente depennato. Eppure si tratta dell' autore di Farewell to the Master, un breve scritto che è bastato a collocarlo fra i maestri della fantascienza. Profeta inascoltato, Bates (1900 - 1981) pubblicò il suo racconto pacifista (origine dei film) alla vigilia di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) che trascinò gli Usa in un sanguinoso conflitto contro metà del mondo. L' appello di Klaatu era andato a vuoto. A rivederla in dvd, la pellicola di Wise non giustifica del tutto l' alone di culto che la circonda. Si tratta di un prodotto di serie B, abbastanza ingenuo e non privo di situazioni da commediola: come quando il Visitatore passa per un rivale del moroso di Patricia Neal. La messa in scena, sobria ed efficace nel suo rifarsi al futurismo espressionista di Fritz Lang, non riesce a mascherare la palese povertà di mezzi; e gli effetti sono ben lontani dall' allucinante verosimiglianza dell' odierno remake. Da Metropolis discende direttamente Gort, il robot invincibile pronto a distruggere il mondo se il suo padrone non provvede a bloccarlo con l' ingiunzione ai tempi divenuta proverbiale: «Klaatu barada nikto!». E sottolineo almeno la gustosa apparizione dell' amabile e stralunato Sam Jaffe, che suggerisce il modo giusto, possibilista, amichevole di accogliere Klaatu. Ma va soprattutto ricordato che il film lanciava il suo appello controcorrente nel cuore della guerra fredda e delle infami proscrizioni del maccartismo. Più sfumata è la versione di Derrickson sul divagante copione riscritto da David Scarpa. Da buon gemello ricco del precedente, il nuovo film è gonfio di strepito e furore perché il pubblico dopo aver visto e rivisto cento volte in tv le vere Twin Towers schiantate dagli aerei kamikaze dell' 11 settembre, pretende che le immagini finte siano ancora più catastrofiche. Per scatenare incendi e crolli stavolta Klaatu non si limita alla minaccia, ma fornisce un assaggio di come potrebbe essere la distruzione del mondo. Il tutto è partito da una bizzarria: un Keanu Reeves barbuto e ansimante che scalando in mezzo alla tempesta il Karakorum nel 1928 trova una via di fuga in un globo scintillante made in Galassia. Facciamo un salto di 80 anni e assistiamo al sequestro di Jennifer Connelly, astrobiologa rinomata, da parte di agenti governativi incaricati di mobilitare un gruppo di scienziati per fronteggiare l' imminente arrivo di un vascello spaziale. Kathy Bates segretaria alla difesa sceglie di fare la faccia dura e commette uno sbaglio alla Bush. E Gort, che qui vanta una stazza da King Kong, quando tentano di ficcarlo in un inceneritore reagisce alla grande. Per chi ama il genere, c' è da divertirsi; mentre nel film precedente c' era di che riflettere. In proposito mi torna in mente una confessione che mi fece Eduardo: «Ho scritto La paura numero uno perché i governanti decidessero di mettere al bando la bomba, ma non è successo niente. Ne valeva la pena?». È la stessa cosa che deve aver pensato Harry Bates.
Tullio Kezich
|
| |
Il Messaggero, 12 dicembre 2008
Terrestri addio,
siete troppo nocivi
Va bene, ammettiamolo, il remake del glorioso Ultimatum alla terra diretto da Robert Wise nel 1951, raro esempio di fantascienza "progressista" in piena Guerra Fredda, non era proprio indispensabile. L'Apocalisse annunciata è un genere inflazionato, la riverniciatura ecologica una tappa obbligata, il racconto fa acqua, l'arma segreta degli alieni sembra una statuetta dell'Oscar formato T-Rex (demenza hollywoodiana o autoironia?).
E poi andiamo, Obama ha appena vinto le elezioni, oggi davanti ad alieni così palesemente superiori i politici non correbbero a nascondersi mandando avanti una donna (l'impavida Kathy Bates), ma stenderebbero agli invasori un red carpet finendo fulminati all'istante come Jack Nicholson nell'immortale Mars Attacks! di Tim Burton. Eppure...
Eppure Keanu Reeves, occhio fisso e passo incerto, come alieno imperturbabile (ma all'occorrenza micidiale) è francamente perfetto. La fragile Jennifer Connelly è credibilissima come scienziata nonché vedova alle prese col figlio di primo letto del defunto marito, dunque esperta in grane metamatrimoniali e interplanetarie (toccherà a lei, e non solo a lei, tentare di convincere l'impassibile alieno Klaatu che la razza umana può fare progressi, e non sono costretti a sterminarla per garantire la sopravvivenza del pianeta).
Inoltre, dettaglio non secondario, i sempre invadenti effetti speciali stavolta fanno quasi tappezzeria, fatti salvi gli sciami assassini copiati di sana pianta da Matrix 3, così buona parte del film finisce per poggiare sulle spalle degli attori, dei dialoghi e delle psicologie («Cosa fate sul nostro pianeta?», chiede a Klaatu la segretaria di Stato Kathy Bates. E lui: «Il pianeta è vostro?»). Sfruttando anche un casting abbastanza sfacciato da mettere l'ex-Monty Python John Cleese nei panni del grande scienziato che riesce a stabilire un contatto con la mente superiore di Klaatu/Keanu Reeves a colpi di formule sulla lavagna e di grande musica (le Variazioni Goldberg, così belle da commuovere perfino l'alieno).
Insomma, questo Ultimatum alla Terra sarà pure sfilacciato, fuori moda e predicatorio, ma alla fine del film non credevamo che fossero passate quasi due ore. Non succede tutti i giorni.
Fabio Ferzetti
|
|