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Ubu sotto tiroUbu sotto tiro

riscrittura da Alfred Jarry diretto
da: Marco Martinelli
in scena: Mario Emanuele Abbate, Salvatore Abruzzese, Salvatore Acampora, Antonio Agliottone, Rocky Aleksic, Michela Alfano, Martina Alteri, Antonio Amato, Oliver Andjelcovic, Gabriele Andreozzi, Rita Annunziata, Giulia Aprea, Antonio Ascione, Giuseppina Ascione, Jasmin Avdo, Mariarca Aveta, Mariano Barba, Antonio Bastelli, Mehmed Bayran, Maria Betteghella, Emanuela Botti, Mirko Calemme, Salvatore Capasso, Marco Catalano, Luigi Carbone, Luana Cartigiano, Gianmarco Carniero, Mimmo Caruso, Gaia Castaldi, Giuseppina Cervizzi, Martina Ciotola, Fabio Corvietto, Bruna Cuccari, Francesca De Siervo, Antonio De Sio, Pasquale De Martino, Giovanni Di Vaio, Veronica Emin, Silvia Esposito, Filomena Esposito La Rossa, Rosario Esposito La Rossa, Alessia Fabbrini, Noemi Fabiano, Mariń Sabrina Fernando, Giuliana Fiorellino, Christian Giroso, Gelian Jasar, Gianni Jasar, Cristian Jovanovic, Dusko Jovanovic, Nicola Laieta, Manuela Lipariti, Delia Luongo, Anna Maese, Donatella Manzo, Salvatore Marangia, Massimiliano Marigliano, Ludovica Massimo Esposito, Serena Mattiello, Vittorio Matafora, Emanuele Miano, Maria Rita Migliore, Alessandra Montuori, Fortuna Mosca, Vincenzo Nemolato, Enrico Nocera, Imma Nunziata, Emanuela Orso, Laura Ottieri, Marcello Parolisi Morello, Francesca Pasquale, Maurizio Piscopo, Bianca Polidoro, Valeria Pollice, Elvis Radosajvic, Giovanni Rodrigo Vastarella, Natalino Romano, Antonello Russo, Giorgia Russo, Simone Sacchettino, Antonio Stornaiuolo, Lena Stornaiuolo, Anna Tancredi, Antonio Trombetta, Emanuele Valenti, Antonio Visco
Napoli, Teatro Mercadante 

   
 
Il Manifesto, 4 aprile 2007

Ubu regna a Scampia
Nella periferia di Napoli, il lavoro teatrale di Marco Martinelli, con cento ragazzi della zona, mette in scena il monarca patafisico tra paradossi, satira e citazioni
Napoli

Giusto un anno fa, vedendo l'esplosione vitale e piena di speranza dei giovani studenti di Scampìa, restava in tanta soddisfazione il dubbio se tutta quella esperienza, meravigliosa nel percorso, nei valori e nei risultati scenici, si sarebbe richiusa come tante cose belle che finiscono nel dimenticatoio.
Rivederli oggi quei ragazzi, più agguerriti e in forma di un anno fa, fare ancora teatro e non aver rinunciato di un unghia alla loro forza, dà non solo piacere, ma una speranza in più.
Perché nel frattempo a Napoli le cose non sono migliorate quanto a violenza e cronaca nera, la malavita continua a riorganizzarsi in forme sempre più «moderne». Ma il fatto che i ragazzi di Scampia continuino (anzi quasi accelerino) il proprio processo di consapevolezza e maturazione, attraverso il teatro, tiene la partita del tutto aperta. Lo scorso anno, primo del progetto triennale promosso dal Mercadante e curato da Roberta Carlotto, Marco Martinelli aveva riscritto con loro un classico antico, la Pace di Aristofane, che sulla scena dell'Auditorium di Scampia bruciava di attualità. Quest'anno, l'indomabile artista romagnolo (non solo regista, quanto animatore, pedagogo e tanto altro) gioca la carta del classico contemporaneo, quell'Ubu re di Jarry sul quale ha percorso il suo recente progetto in Senegal, che ci auguriamo di vedere presto anche in Italia. La creatura tragicomica padre di ogni avanguardia del novecento diviene ora a Napoli, Ubu sotto tiro (oggi alle 18 e domani alle 21 al Mercadante; il 24 maggio al Valle di Roma, 1 giugno all'Alighieri di Ravenna). Ed è un tiro infallibile e ravvicinato: «Papa Ubu / è meglio d'o re», ritmano i ragazzi quasi a grido di guerra, come suonava Maradona rispetto a Pelè negli anni d'oro. Nel girone ubuesco, l'usurpatore viene usurpato a sua volta, e quella spirale di poteri fasulli che finiscono col mordersi la coda ricorda molto da vicino, ai giovani interpreti come agli spettatori, tanti protagonisti della nostra politica.
Ma le citazioni dello spettacolo non vogliono limitarsi alla pura satira di superfice: attraverso i paradossi e le bestialità apparecchiate da Jarry e servite in piccante salsa napoletana (la stessa ambientazione polacca si trasforma con un cartello in «Napolonia»), quei cento ragazzi scatenati di Scampia (saggiamente mixati con quelli di licei del centro storico), mettono in discussione proprio tutto, compresi se stessi. Mentre si riconoscono lentamente voci e corpi dello spettacolo precedente, un personaggio centrale del testo di Jarry si presenta come Pulcinella al direttore del teatro, e con il linguaggio efficace delle mazziate lo convince a prendere in carico non solo lui, ma i suoi cento parenti Pulcinelli. Anche se quel «tengo famiglia» fa apparire una folla di tute bianche, operatori ecologici per il mare di immondizia che sommerge Napoli, ma forse anche un ricordo dei disobbedienti invisibili di qualche anno fa. E Tu si' 'na cosa grande di Modugno è il viatico per far fuori il direttore come ogni tiranno.
Procede pieno di invenzioni lo spettacolo, sullo scheletro della struttura originale, ma sul corpo scattante dei ragazzi, che si passano i ruoli come le battute. Ogni esplosione di musica e ogni rombo di protesta mostra breakers e hip hop di forza naturale, talenti già pronti per la scena, comici dai tempi già rodati. Ma anche la coscienza civile che maliziosamente, alla distribuzione di assegni falsi in platea, privilegia la sindaca Jervolino in seconda fila, tanto partecipe quanto stoicamente resistente alle volgarità e ai trucidumi che sono nel testo di Jarry, e Maurizio Braucci ha solo tradotto nel linguaggio dei ragazzi.
Veloce nelle immagini e nel ritmo, Ubu sotto tiro mette sotto tiro davvero modi di vivere e mentalità. Ma nel frattempo scopre una consapevolezza molto lucida, e una forza rabbiosa, in quegli attori. Che vogliono cambiare non tanto il mondo, o la farsa di quel tiranno guerrafondaio, quanto almeno la loro vita e la loro città. Si resta ammirati, e forzatamente coinvolti. Per una volta, uno spettacolo prende il valore di un impegno, o di un patto, che dalla sala sembra estendersi al quartiere emblema, a un modo di giocarsi e vivere la propria vita.

Gianfranco Capitta

     
 
© Sipario 2011