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Two lovers
di James Gray
con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw (Usa, 2008)
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Panorama, n.13 2009
Dilemma tra due amori
Misconosciuto e un po’ incompreso, il regista James Gray, lo stesso del bellissimo I padroni della notte, ci trasporta con malessere nel grigiore di Coney Island, fra tintori ebrei e barmizva, contesto davvero inusuale, prezioso, per una storia di amour fou e fragilità amorose ed esistenziali. Joaquin Phoenix mette la sua personalità ulcerata al servizio del protagonista, potenziale suicida dilaniato fra la passione travolgente per l’instabile femme fatale del pianerottolo, Gwyneth Paltrow, e il sentimento solido per l’altra donna, la rassicurante Vinessa Shaw. Il melodramma è lento, richiede attenzione, ma, senza mai attingere ai luoghi comuni del genere, racconta con stile luci e ombre di una gioventù in bilico tra aspirazione all’immensità e adattamento alla temperatura tiepida del presente. Arricchito da un inizio drammatico e insieme surreale, il
film è da non perdere, nonostante il doppiaggio italiano, un po’ troppo smorfioso, non renda del tutto merito al cast che annovera, tra gli altri, un’intensa Isabella Rossellini.
Piera Detassis
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L'Unità, 27 marzo 2009
Le notti bianche di Joaquin Phoenix
Quando fumi melò invadono le mura domestiche e ombreggiano i lineamenti dei personaggi, TWO LOVERS abbatte anche le ultime resistenze della credulità dello spettatore che magari non si spiega come Joaquin Phoenix possa essere figlio di Isabella Rossellini e dorma ancora nella sua cameretta (dopo un matrimonio fallito), violentemente diviso tra Gwyneth Paltrow, movenze da ragazzina tossica ed elegante mantenuta dal ricco amante con famiglia, e Vinessa Shaw, innamorata semplice e concreta che esce ancora coi suoi genitori. Ma James Gray manovrando il suo attore feticcio – Phoenix è di nuovo sorprendente – ha in testa un’atmosfera e precisi riferimenti: “Le Notti bianche” di Dostoevskij e un regista, Luchino Visconti, che non a caso girò quella stessa storia d’amore in differita e infelice con un indimenticabile Marcello Mastroianni. Gray torna all’ambientazione suburbana ebrea newyorkese di “Little Odessa” ma stavolta non è la violenza a muovere i destini. Il Joaquin Phoenix protagonista del precedente “I padroni della notte” - un dramma violento ed esibito dove nella prima scena “prende” letteralmente Eva Mendes sul divano della sua discoteca – scompare dietro i movimenti goffi, i tormenti interiori, il piglio adolescenziale di Leonard, schiacciato da una serie di ricatti affettivi: la famiglia lo vuole accasato con la figlia di un possibile socio per la loro lavanderia, lui resta ammaliato dalla fragilissima bionda vicina di casa che è un gatto suadente, lunatico, ritroso. La stanzetta dell’adolescenza è un teatro shakespeariano, l’oggetto del desiderio spiato dalla finestra. E’ certo la combinazione più raccontata della storia del cinema ma Gray (sceneggiatore con Ric Menello) sceglie di portare alle estreme conseguenze la drammatica dicotomia del protagonista: davanti a lui (che è pure bipolare!) una mora e una bionda, il sobborgo o la città, la sicurezza o la passione, e in ultima analisi la vita vissuta o un sogno che pare diradarsi nella nebbia. Cura dei particolari, tema musicale evocativo e sospeso, cast nelle corde per personaggi che rischiavano il grottesco (pensate se fosse stato girato in Italia). Per il ruolo della ragazza mora Gray avrebbe scelto Claudia Cardinale (se non fosse arrivato 40 anni dopo Visconti).
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 3 aprile 2009
Scelte d'amore per Phoenix e Paltrow
Un film romantico che si rovescia in un perfetto noir dei sentimenti, ménage a tre tra love story, giallo, dramma di famiglia jewish in cui il bravo Joaquin Phoenix è giovane, depresso e indeciso tra una brava ragazza «prenotata» dal padre per ragioni di lavoro e una misteriosa bionda color Van Gogh della finestra sul cortile accanto che lo tiene sulla corda degli affetti. Tutto a Little Odessa, quartiere russo di Brighton Beach caro al regista James Gray che vi ambientò il primo film. Autore che mixa cinema e vita come pochi altri con abilità narrativa particolare, maestro di sottintesi, silenzi e citazioni (Hitchcock, Truffaut, Visconti), ma qui, più che delle notti di Dostoevskij, sembra degno di Cecov, specie nel finale. E si ritrovano, oltre a un'invecchiata Isabella Rossellini identica a mamma Ingrid Bergman, l'emozionata emozionante Gwyneth Paltrow.
VOTO: 8
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 27 marzo 2009
Dostoevskij rinasce a Brooklyn
Adorato in Francia, poco noto in Italia, James Gray ha solo 40 anni ma è un grande regista classico. Un nipotino di Scorsese senza la sua rabbia, ma con una folle capacità di calarsi in fondo ai suoi personaggi. Two Lovers è Le notti bianche di Dostoevskij a New York, oggi. Un salto senza rete. Per crederci dobbiamo cancellare paranoie, rapacità, tutto ciò che sappiamo dell’America. I protagonisti sembrano troppo adulti, l’epoca poco credibile. Fossero gli anni 30 o 50, passi. Ma oggi? Reduce da un tentato suicidio per amore e tornato a vivere dai suoi, Joaquin Phoenix conosce negli stessi giorni due donne opposte. La bionda, sofisticata, elusiva Gwyneth Paltrow, sua vicina. E la dolce, sensibile Vinessa Shaw, che non solo ha un debole per lui ma intuisce le sue ferite più segrete. Oltre a essere ebrea, come lui, e figlia di un aspirante socio del padre. La prima è un concentrato di pericoli, una narcisa dei quartieri alti che ha bisogno del suo affetto ma ha già un uomo (sposato ovviamente) e si droga. Una capace di avere un aborto senza nemmeno sapere di essere incinta. L’altra è l’amore, la comunità, la vita adulta... In altre mani sarebbe schematico. Gray e i suoi attori ne fanno un portento di finezza, penetrazione, intensità. Portandoci dentro ogni personaggio senza mai giudicare nessuno. Un film raro.
Fabio Ferzetti
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Il Mattino, 28 marzo 2009
Le «Notti bianche» di Paltrow e Phoenix
L'opus n°4 di James Gray è un melò prosciugato, o meglio una storia altamente romantica girata con lo stile di un giallo. Sulla base del classico tema dell'appartenenza a un gruppo etnico e dell'impossibilità a svincolarsene, il regista newyorkese trasforma il proprio eccellente attore-feticcio Joaquin Phoenix in quarantenne ebreo del quartiere Brighton Beach. Un protagonista affetto da turbe psichiche bipolari e più volte sull'orlo del suicidio, che dovrebbe a breve impalmare, per compiacere il padre commerciante, la figlia del suo socio in affari (Vinessa Shaw). Succede però che il destino gli metta a portata di sguardo la nuova vicina di casa Michelle (Gwyneth Paltrow): una bionda umorale e dissennata che si dibatte nelle spire del masochistico amorazzo con un uomo sposato e non esita a coinvolgere Leonard in un gioco crudele di confidenze, abbandoni, promesse sensuali e improbabili progetti di fuga. Vagamente ispirato alle dostoevskiane «Notti bianche», il film ha l'inusitata capacità di cogliere i riscontri realistici delle strade, delle caffetterie, delle spiagge e dei caseggiati facendoli, nel contempo, slittare in un'atmosfera del tutto onirica e pressoché astratta, congeniale al tormentoso bisogno di tenerezza che riesce a insinuarsi tra le pieghe dell'indifferenza quotidiana e societaria. Phoenix è straordinario, ma anche la Paltrow trova il ruolo perfetto, forse non a caso improntato a una vena di egotismo petulante e distruttivo.
Valerio Caprara
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La Stampa, 27 marzo 2009
Triangolo romantico come fosse un giallo
Non c’è da stupirsi che Two Lovers sia una dolente storia di sentimenti e non un film di mafia come Little Odessa o un poliziesco come I padroni della notte. Chi conosce e apprezza il cinema di James Gray, singolare figura di regista americano di origine ebreo-russa, sa che il groviglio dei rapporti affettivi e familiari ne è il vero centro emotivo, indipendentemente dal genere prescelto. Afflitto da sindrome bipolare, sommesso e infelice, Joaquin Phoenix (eccellente) ha tentato il suicidio per un amore finito male. Cosicché la protettiva mamma Isabella Rossellini cerca di restituirgli la voglia di vivere, buttandogli fra le braccia l’affidabile Vinessa Shaw, mentre lui si fa irretire dalla bionda, inquieta vicina di casa Gwyneth Paltrow coinvolta in un difficile tira e molla con un uomo sposato.
Tutto qui, ma Gray sa immergere il triangolo romantico in un’atmosfera di cupa suspense, come fosse un giallo dell’anima, dando prova di una matura finezza di stile ed evitando le trappole del cliché. E si dimostra anche bravo a orchestrare il gioco intimista sullo sfondo del quartiere newyorkese di Brighton Beach (dove è cresciuto) che del protagonista aiuta a riverberare carattere, malinconie e illusioni.
Alessandro Levantesi
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