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Tutto torna
Tutto tornacon Enrico Pitzianti
con Antonio Careddu, Piero Marcialis, Yonaiki Broch Montano, Massimiliano Medda
 
Il Tempo, 15 giugno 2008

Il cinema sardo tra poesia e realismo

Gli autori sardi continuano ad aprirsi spazi di sicuro prestigio all'interno del cinema italiano, L'ultimo, in ordine di tempo, era stato Salvatore Mereu che con "Sonetaula" era addirittura approdato al Festival di Berlino. Oggi è la prima di Enrico Pitzianti, fino a qualche tempo fa apprezzato e premiato documentarista. In un certo senso anche questo "Tutto torna" è un documentario, però, oltre che di ambienti, di persone edificate fino al rango di personaggi.
Al centro, anche in veste di filo conduttore, c'è un ragazzo sui vent'anni, Massimo, che lascia il paesino in cui è nato per trasferirsi a Cagliari in casa di uno zio gestore di un locale. Ufficialmente deve dargli una mano nel suo lavoro, lui, però, avrebbe ben altre aspirazioni perché desidera ansiosamente di diventare scrittore tanto che, armato di un computer, nei ritagli di tempo sta buttando giù lo schema di un romanzo.
Attorno, varia gente, varie situazioni, perché Cagliari è diventata una città multietnica e vi si possono incontrare persone arrivate spesso da lontano, specialmente dall'Africa e, in mezzo, ci si può anche imbattere in artisti che riescono a lavorare con successo servendosi solo di materiali riciclati (da cui il "Tutto torna" del titolo).
Però in quel quadro ci sono anche molti chiaroscuri, se non addirittura delle ombre, e Massimo finisce per dovervi far fronte con tal fatica da patire presto una delusione dietro l'altra. Fino a prendere una decisione che sembrerebbe tagliargli tutte le strade (e le sue aspirazioni), quella di tornare a casa, al suo paese. Certamente maturato, perché di esperienze ne ha fatte, anche se molte sono state negative, ma forse rinchiudendosi per sempre in sé stesso.
Pitzianti ha seguito il suo protagonista passo passo, delineandone con finezza la psicologia e via via tutte le reazioni ma, appunto, è riuscito a documentargli attorno anche l'ambiente che lo accoglieva o lo respingeva, facendo il punto con molta sensibilità e, spesso, con realismo duro, sui nuovi moduli di un certo vivere sociale oggi in quella Sardegna che, superato ogni folclore , le sue città ormai le propongono in modo non dissimile da come si propongono in Occidente tutte le altre grandi città: con le loro contraddizioni, i loro contrasti, le voci ormai sempre più disparate e differenziate di quanti le popolano. In cifre in cui si impongono sempre immagini forti e ritmi decisi. Pronti a mostrare senza dimostrare.
Gli interpreti, molto solidi, hanno quasi tutti serie carriere teatrali alle spalle. Come il protagonista, Antonio Careddu, una faccia che si addice anche al cinema.

Gian Luigi Rondi

 
Corriere della Sera, 13 giugno 2008

Umiliati e offesi nell' inedita Cagliari

Nel solco sardo indipendente, ecco un piccolo film riuscito e sensibile dedicato a chi parte, resta o torna. Il giovane Massimo aspirante scrittore va nella city (Cagliari inedita e multietnica) a convivere con uno zio che vorrebbe essere Briatore. Ma è tutto marcio, la bellona che lo corteggia è un trans, ma qui il nostro ha una reazione ottocentesca. Questa educazione sentimental sociale è ben recitata (Antonio Careddu è un forte travestito da dolce), ricca di particolari di riporto per l' identikit di un paese i cui vizi antichi restano radicati: ma pure gli scrittori di fama non scherzano. Al sax Gavino Murgia, il trans è miss Cuba, l' autore Pitzianti è pronto a fare un bel salto per la passione che mette nell' inquadrare umiliati e offesi con sincera presa documentario surreale. voto 7

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 13 giugno 2008

In Sardegna ancora sorprese: "Tutto torna" di Pitzianti

Massimo si taglia i capelli come all'inizio di Full Metal Jacket, saluta con malinconia la madre e con durezza il padre, prende il treno, attraversa la Sardegna della natura, arriva nella metropoli Cagliari e si assesta nell'appartamento chic dello zio cinico gestore di un night club. E' giovane, vorrebbe diventare un romanziere come il compaesano Nino Nonnis (nella parte di se stesso), innamorarsi di una cubana e scoprire il segreto della vecchia dirimpettaia zingara odiata dallo zio razzista.
E invece scoprirà che gli artisti sono dei ladri che dormono nel furgoncino, che la storia con la cubana è come rivivere da protagonista La moglie del soldato e che la vecchia è un mistero senza soluzione. Dopo aver preso le botte e aver visto lo zio indegno diventare perbene, Massimo prenderà la decisione che non t'aspetti. Dal documentario al cinema di fiction doc per Enrico Pitzianti, di cui Gianluca Arcopinto aveva già fatto uscire in sala l'ottimo reportage sui pescatori sardi arrabbiati Piccola pesca (2004). Questa opera prima splendidamente fotografata da Mauro Falomi è una novella di formazione fresca e intelligente che del documentario ha lo sguardo asciutto sui personaggi. Massimo è un piccolo idealista borghese. Lo zio un povero diavolo disponibile alla redenzione. Le facce, le strade e gli intrighi di Cagliari sono molto accattivanti.
Nel nuovo millennio, ottimo cinema dalla Sardegna: da Un delitto impossibile (2001) di Antonello Grimaldi a Sonetàula (2008) di Mereu passando per La destinazione (2003) del carabiniere Sanna e Jimmy della collina (2006) di Pau. Il rinascimento del cinema italiano parla anche sardo.

Francesco Alò

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