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TrailerTuristas
Turistasdi John Stockwell
con Josh Duhamel, Melissa George, Olivia Wilde, Desmond Askew, Beau Garrett
Usa 2006.
 
Corriere della Sera, 8 giugno 2007
E alla fine morirono tutti (tranne quelli più belli)

Se Tarantino rievoca tra virgolette il fascino dei B movies, John Stockwell fa come se niente fosse, li ricalca senza la nostalgia cinefila, solo per bisogno di raccontare avventure primordiali, come in certi horror sexy italiani anni ’70. Si parte con un gruppo di turisti che un incidente di bus blocca in una remota località balneare brasiliana. Sembra facile cavarsela, ma invece il gruppo yankee e nordico viene prima derubato di soldi e cellulari e poi degli organi per illecito traffico. Ma c’è un nativo - loro hanno un cuore - che aiuta il gruppo scalzo nel lungo cammino che, passando per riprese acquatiche e luoghi belli da spot, arriva alla casa nel bosco dove il perfido mago della perfida fiaba farà scempio. C’è di tutto e di più, action action, ma l’emozione latita, tutto è inverosimile, la parte finale è al buio (ma che attori sub!) e infine si salvano in due, i più carini. Anzi, Josh Duhamel ci dicono che è fra i 50 più belli al mondo. Ma va.

Maurizio Porro

 
Il Tempo, 2 giugno 2007
Tra violenza e suspense l’inferno dei turisti nelle incontaminate spiagge del Brasile

Nelle backroads brasiliane un gruppo di giovani viaggiatori subiscono un grave incidente sul bus su quale viaggiavano e restano bloccati in una remota cittadina. Ma nell’attesa del bus successivo, dopo un giorno in balia del piacere e della voglia di vacanza tra bianche spiagge e foreste lussureggianti, il relax si trasforma lentamente in ansia, paura e infine terrore, quando Alex (Josh Duhamel), Bea (Olivia Wilde), Amy (Beau Garrett), Finn (Desmond Askev), Liam (Max Brown) e la sexy australiana Pru (Melissa George), conoscono Zamora (Miguel Lunardi), che cattura i turisti, li sequestra e li opera espiantando loro gli organi, per poterli poi donare ai bambini brasiliani. A far finire direttamente nelle mani di Zamora i ragazzi, drogati, derubati e perseguitati, ci pensa Kiko (Agles Steib). La fuga avventurosa del gruppo salverà solo alcuni di loro e solo dopo una estenuante lotta contro Zamora e i suoi uomini. Se alla fine degli anni ’70, il cinema horror aveva inventato il genere Dead Teenager Movies (dove venivano uccisi gli adolescenti), adesso è il momento del Dead Tourist Movies, film dove le vittime sono turisti, proprio come in "Hostel" di Eli Roth, che Quentin Tarantino produsse l’anno scorso. La vacanza si trasforma in un incubo nell’ennesimo horror di stagione, che - sebbene mantenga ritmi e suspense ben riusciti - lascia alla fine perplessi per la sceneggiatura e i dialoghi, a volte così forzatamente orginali da sfociare spesso nel grottesco. Girato tra le spiagge di Ubatuba e le caverne sommerse di Lencois, il film usa come pretesto narrativo il viaggio che, a causa delle estreme difficoltà, muta i protagonisti da goffi ragazzotti senza arte né parte a eroi sprezzanti del pericolo e capaci di gesti incredibili. Tutto è arricchito da un pizzico di splatter, tra interventi chirurgici senza anestesia e inseguimenti a colpi di machete. Il regista, Johm Stockwell, firma un film agghiacciante sfoggiando un talento tecnico, supportato dalla fotografia di Enrique Chediak, che avvince con le scene di un Brasile affascinante e misterioso, ricco di paesaggi incontaminati e tropicali. Anche se il tentativo di terrorizzare risulta a volte incompiuto o grossolano e la tecnica registica aiuta la narrazione con qualche bikini di troppo e alcune ingenuità mirate, i nostalgici del genere apprezzeranno la trama, se non altro per l’inevitabile rimando ai due film di Ruggero Deodato, "Cannibal Holocaust" e "Camping nel terrore". A differenza invece dell’altro horror, "Hostel" di Eli Roth, diviso in una prima parte da teen-movie e in una seconda più violenta, qui le scene più splatter vengono disseminate durante il corso del film, con spargimenti di sangue che - per fortuna - non risultano mai in eccesso, mentre affiora, allarmante, il messaggio socio-politico. Quello che riguarda le atrocità umane, troppo spesso all’ordine della cronaca e, in questo caso, legate al terrificante traffico di organi e alla lunga attesa degli stessi patita dai tanti ammalati che sperano in una miracolosa guarigione.

Dina D’Isa

© Sipario 2011