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Triplice Inganno
di Jérôme Cornuau
con Clovis Cornillac, Diane Kruger, Stefano Accorsi (Francia, 2006)
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Il Giornale, 7 dicembre 2007
Fanno flop le brigate criminali con Stefano Accorsi fuori parte
Nell'aprile 2006 uscivano a Parigi Oss 117: Le Caire nid d'espions di Michel Hazanavicius e Les brigades du Tigre (la squadra mobile del presidente del Consiglio francese di un secolo fa, Georges Clemenceau, detto il Tigre) di Jérôme Cornuau. Oss 117 , esilarante parodia dello spionaggio cinematografico di mezzo secolo prima, fece grossi incassi e fu invitato in Italia al Noir in festival di Courmayeur, eppure nessun distributore l'ha acquistato per l'Italia.
Les brigades , stanco rifacimento - condensato - d'una serie tv di quarant'anni prima, era invece una coproduzione con l'Italia, dunque prima o poi sarebbe uscito anche da noi. Il momento è venuto. Il titolo è però diventato Triplice inganno , nella speranza, con un quadruplice inganno, di far perdere le tracce dell'infelice impressione suscitata come Les brigades.
Strano. Una grossa produzione, con bravi attori (non si allude naturalmente né al nostro Stefano Accorsi né alla tedesca Diane Kruger), ispirata a un archetipo di successo lasciava ben sperare. Invece poche volte si sono spesi tanto male diciassette milioni di euro, cifra da kolossal per l'Europa...
L'epoca dei fatti raccontati dal film è quella della prima criminalità motorizzata e dell'ultimo terrorismo anarchico. Siamo già nel Novecento: la repressione della polizia si adattava ai tempi e agiva sia contro la delinquenza comune, sia contro la delinquenza politica della banda Bonnot. Anche soltanto per aver evocato quel periodo, poco frequentato dal cinema, Triplice inganno , occasione per un film insolito, s'è rivelata occasione per un film inutile.
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Il Tempo, 7 dicembre 2007
Ecco così Clemenceau dar vita a una brigata di coraggiosi poliziotti destinata a far fronte ad ogni turbamento della vita parigina, anche rivaleggiando con le forze della Prefettura, ritenute poco aggurrite e infide. Tre di questi poliziotti in rimo piano. Insieme con questi poliziotti in primo piano. Insieme con un italiano immigrato desideroso di mettersi in mostra al loro fianco.
Segue un po' di tutto. Perché gli anarchici russi hanno, a loro sostegno, addirittura la moglie dell'ambasciatore dello Zar, amante di uno di loro, perché, a soffrire su quell'alleanza ideata da politici e da militari ci sono anche degli affaristi corrotti pronto a mettere in atto tutti i trucchi possibili, anche violenti, per raggiungere i loro scopi motivati solo dal lucro...
Il finale vedrà trionfare la giustizia ma molti, sia tra i "buoni" sia tra i "cattivi" ci lasceranno le penne.
Questi intrighi arrivano al cinema dopo esser stati argomento in Francia di una serie televisiva di successo che, cominciata nel '74, è andata avanti per ben nove anni battendo il record delle trentasei puntate. Al centro, intenti a pretendere la scena, c'erano appunto i tre poliziotti di quella brigata che, in omaggio a Clemenceau da cui era stata voluta, era stata intitolata al Tigre dato che lui così veniva chiamato. Avevano ciascuno il suo carattere preciso e mostravano ciascuno un vivacissimo coraggio cui dovevano, in ogni circostanza, di uscire vincitori da qualsiasi prova, anche la più difficile.
Il film di oggi, diretto da Jérôme Cornuau, si rifà alla puntata degli anarchici russi decisi a dimostrare contro lo Zar in occasione della firma della Triplice, e si muove molto, così, sia sull'avventura in sé, sia sui doppi giochi di traditori e di corrotti, con un crescendo che esploderà alla fine quando, pur previsto e temuto, si verificherà, con gran spargimento di sangue, l'attentato all'Opéra. Modi però un po' semplici, una struttura narrativa scarsamente lineare, personaggi proposti molto più solo come facce che non come caratteri. Pur con qualche pagina ad effetto e momenti di tensione. Cito nel mazzo, il nostro Stefano Accorsi, che si impegna a rendere il più possibile verosimile il poliziotto italiano chiamato a interpretare.
Gian Luigi Rondi
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Il Messaggero, 7 dicembre 2007
Se l'azione non crea l'emozione
Un'ondata di criminalità senza precedenti insanguina la Francia della Belle Époque e il ministro Clemenceau crea le Brigate Mobili, un reparto di super addestrati e tiratori scelti: l'élite della polizia. Le eroiche imprese del commissario Valentin (Clovis Cornillac), di Achille Bianchi (Stefano Accorsi), dell'ispettore Terrasson (Olivier Gourmet) e della splendida Costance (Diane Kruger) entrano presto nella leggenda e la Francia ribattezza il manipolo di coraggiosi "Le Brigate del Tigre". Tratto da una serie tv anni '70, Triplice inganno di Jérôme e François Cornuau è un poliziesco francese che imita gli americani: esplosioni, sparatorie e inseguimenti come se piovesse, ma poche riflessioni e zero introspezione. Il risultato non è pessimo (le tappe obbligatorie sono rispettate, l'aspetto tecnico è efficace) ma di certo non emozionante. E, se Gourmet convince e la Kruger buca lo schermo, Accorsi fa rimpiangere la sua vecchia pubblicità di una marca di gelati.
Roberta Bottari
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La Repubblica, 7 dicembre 2007
"Triplice inganno", azione e avventura
nel kolossal tratto da una serie tv
Versione a grande schermo e grosso budget produttivo di una serie tv popolare in Francia negli anni '70. All'inizio del '900, gli anarchici della banda Bonnot vogliono sabotare la Triplice Intesa, ossia l'accordo tra Francia, Inghilterra e Russia zarista. Il piano prevede un attentato all'Opéra di Parigi, durante la prima di "Ivan il terribile".
Cercare di sventarlo è compito della brigata mobile, i cui eroi sono un po' i "tre moschettieri" della belle-époque: il commissario Valentin (Athos), e gli ispettori Pujol (Aramis) e Terrasson (Porthos: Olivier Gourmet in un ruolo diverso dal solito). Cui si aggiunge, come D'Artagnan, l'agente italiano Bianchi (Accorsi), infiltrato nella polizia dal corrotto Prefetto, ma pronto a riscattarsi.
Ci sono riferimenti all'attualità in Triplice inganno: d'accordo con un principe russo, politicanti e affaristi francesi hanno venduto ai risparmiatori titoli di Stato che valgono quanto la cartastraccia. In definitiva, però, il film non è che un onesto blockbuster all'europea, diretto a dovere e illustrato col gusto - vecchiotto - di quelle che, in Francia, chiamano le "immagini di Epinal". Noi, che col cinema d'azione siamo fermi ai tempi di Sergio Leone, possiamo solo invidiarlo.
Roberto Nepoti
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