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Transylvania
di Tony Gatlif
con Asia Argento, Amira Casar, Birol Ünel, Francia, 2006.
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L'Espresso, 24 agosto 2007
Asia zingara ribelle
Rovesciando i luoghi comuni, Tony Gatlif presenta la passionalità, la musica e il folclore della cultura rom. Con una splendida interpretazione di Asia Argento
Asia Argento si chiama Zingarina, e nel palmo della mano ha disegnato un occhio nero per bloccare lo sguardo di chi la guarda. È una ragazza di Milano che, viaggiando con un'amica innamorata di lei alla ricerca dell'amante musicista scomparso, arriva in Transilvania. Lì confluiscono Romania, Ungheria, Russia; lì convivono pacificamente rom, tedeschi, rumeni e può capitare che un turco parli in inglese con un galiziano; lì il meticciato cosmopolita delle diverse comunità ha come paesaggio fantomatico la Romania di fabbriche e centrali deserte, di edifici costruiti a metà. Zingarina trova l'amante che la respinge, poco a poco si identifica con il Paese che seguita ad attraversare insieme con un turco, un uomo solo quanto lei. Partorisce in auto, con dolore. Riposa accanto al neonato, con gioia.
La storia d'amore infelice è comune (tranne che per l'interpretazione appassionata di Asia Argento). La musica meravigliosamente viva, travolgente, vera, insieme con la danza e le feste gitane sembra suscitare più che nutrire le emozioni. Il regista Tony Gatlif, 60 anni, rom, algerino per caso, parigino per scelta, è al suo quindicesimo lungometraggio: sin dal 1981 di 'Corri, gitano', quasi tutti i suoi film sono stati dedicati alla cultura, ai costumi, alla musica tzigani ('Latcho Drom', 'Gadjo Dilo', 'Exils').
È un cinema bello, molto interessante. I luoghi comuni condannano i rom a un'immagine esclusivamente negativa di criminalità minore, disordine, asocialità: permettere di conoscerne senza folclore lati autentici quali la passionalità, la musica vitale e vampirizzante, il mondo di simboli e segni, è un magnifico lavoro culturale di cui essere grati a Tony Gatlif.
Lietta Tornabuoni
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Il Tempo, 24 agosto 2007
Feste surreali e solitudini in «Transylvania» di Gatlif
Intenso il ruolo di Asia Argento nei panni di Zingarina
TONY Gatlif è l'unico tzigano anche regista di cinema. Nato in Algeria, passato in Francia, nel cinema francese si è aperta una carriera che, spesso, lo ha fatto apprezzare nei festival. Come, di recente, con "Exils" e, prima ancora, con "Swing", "Vengo", "Gadjo Dilo". Immagini coloratissime, musiche calde composte spesso da li stesso, vicende pervase da passioni forti, in Francia, in Spagna, su e giù per l'Europa. Oggi, con questo film scelto per chiudere il Festival di Cannes dell'altr'anno, ci porta, come il titolo annuncia, in Transilvania, tra rumeni, russi, ungheresi e, comunque, sempre tra gli tzigani, tra gente o senza una vera patria o senza frontiere. La sua protagonista è una ragazza che non a caso si chiama Zingarina. Ha lasciato la Francia per inseguire in Transilvania un uomo da cui aspetta un figlio. Lo trova, non senza difficoltà, ma ne è respinta, definitivamente. Prima si dispera, poi a contatto con quella gente colorata tutta canti e balli ma, soprattutto, dopo un incontro con un uomo tzigano di origine turca, aderisce a poco a poco a tutto quanto la circonda e, nato il bambino, troverà la sua pacificazione a fianco di quell'uomo che, sotto certi aspetti, le somiglia. Ancora perciò, come spesso nel cinema di Gatlif, un viaggio, grazie al quale non mutano soltanto i panorami e gli ambienti, ma le fisionomie dei personaggi, i loro rapporti con gli altri, con la vita. Prima Zingarina ha un solo problema, ritrovare l'uomo che ama e da cui aspetta un figlio, poi, delusa, il suo lento trascorrere dalla disperazione alla rassegnazione: con la distensione finale per merito di un rapporto nuovo che sente di poter considerare amore vero. Gatlif, secondo i suoi modi soliti, tiene tutto sopra le righe dando spazi privilegiati non solo agli usi e ai colori degli tzigani, con il miscuglio delle tante lingue in cui si esprimono, ma a quella musica e a quei canti da lui, come sempre, ricreati nelle cifre stesse dei personaggi, dei loro sentimenti e delle loro cornici cui li affida. Forse, narrativamente, non tutto è espresso in modo convincente (troppe lacune che non è facile definirle ellissi), ma egualmente convincono quel clima prima appassionato, poi stravolto, quindi pacificato in cui la protagonista si muove e le immagini, sempre suggestive e spesso anche preziose che lo sostengono. Al centro, come Zingarina, la nostra Asia Argento, in equilibrio meditato tra le tensioni e il raccoglimento. Con accenti forti.
Gian Luigi Rondi
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