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Transformers. La vendetta del caduto
di Michael Bay
con Shia LaBoeuf, Megan Fox, John Turturro
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La Stampa, 26 giugno 2009
Transformers bestiali
I colossali robot (un certo Devastator è alto quanto un palazzo di dieci piani) disfano le piramidi d’Egitto, si battono fra loro con forte rumore di ferraglia, in Medio Oriente fanno fumo e macerie manco fossero l’esercito americano, lottano in duelli nuovi e insieme famigliari come le auto schiacciate dagli incidenti stradali o come in Week-end di Godard. Sono monumentali e anche mutanti: possono diventare subacquei; possono trasformarsi («Transformers») in automobili, camion, furgoni, macchine volanti; possono produrre insetti metallici vibranti, leoni o cani di ferro, galline simili a sculture astratte. Una bellissima robot ha una lingua d’acciaio molto lunga, per baciare e per strangolare. Al confronto, gli uomini non cambiano mai: sempre elmetti, divise mimetiche, mitra o razzi, pensieri stupidi («Il video non mente. Internet è pura verità»), ambizioni sbagliate («Voglio essere un ragazzo normale», strepita Shia LaBoeuf). Nessun nuovo prodigio di comunicazione; gli addetti alla sicurezza sono, al solito, incapaci; e nessuno riesce a capire cosa sia accaduto a Shanghai, devastata da una fuoruscita tossica. Transformers è un film che per due ore e mezza occorre semplicemente contemplare, non capire. Impossibile comprendere cosa succeda: neppure gli sceneggiatori Ehren Kruger, Roberto Orci e Alexander Kurtzman se ne sono preoccupati granché. I monumentali robot lottano tra loro perché, pur avendo le medesime caratteristiche, sono amici o nemici dell’uomo, si schierano quindi con o contro l’uomo, son sempre alla ricerca di qualcosa (la Scheggia, la Matrice). Shia LaBoeuf viene considerato dai robot amici il loro nuovo Messia. Altro non si è in grado di dire: bisogna limitarsi a contemplare, anche se gli ultimi 40 minuti sono veramente duri. Nomi suggestivi: Autobot, Decepticon, Constructicon, Cybertron, Optimus Prime, Starscream, Megatron. Il film è divertente per almeno due ore; anche se il soggetto sfugge, l’andamento dell’avventura ha una grandiosità e un fragore ai quali è impossibile rimanere indifferenti.
Lietta Tornabuoni
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Il Tempo, 25 giugno 2009
La guerra dei sofisticati robot tra effetti speciali e azione
La vendetta feroce è il pretesto narrativo per realizzare il sequel dei «Transformers», saga traslata dalla linea Hasbro, in tv come al cinema. Un film nel quale per almeno 120 minuti si vedono enormi robot digitali che spaccano tutto (compresi se stessi), mentre di sfondo piccoli umani fuggono con dialoghi ininfluenti. Ma di fatto il film, di genere, è per gli adolescenti assetati di effetti speciali e di storie fantasy. E in questo senso, i «Transformers» centrano il bersaglio, andando incontro al pubblico adolescenziale, inserendo scene spettacolari e personaggi-macchietta. Il risultato è allora un film non troppo lontano dal cinema Disney. Scompare qualsiasi riflessione sul rapporto tra essere umano e tecnologia mentre i Transformers, con i loro corpi metallici, vengono dilaniati, squartati e sanguinano persino come gli umani. Mirabolanti gli effetti visivi, in mezzo ai quali spiccano alcune scene cult nelle cruente battaglie polverose tra uomini e macchine. Michael Bay non delude, nelle (forse troppe) due ore e mezza di film, realizzando un blockbuster dall'incredibile sforzo grafico e creativo. Ma se il primo capitolo mescolava alla perfezione l'ironia con le scene d'azione e i tanti combattimenti, «La vendetta del Caduto» mette da parte la sceneggiatura (poco solida), sebbene curata da due veterani come Roberto Orci e Alex Kurtzman, a favore di quegli effetti speciali creati dalla Industrial Light and Magic, della durata di oltre 50 minuti. Proprio quei sofisticati trucchi sono, però, il fiore all'occhiello di una produzione ad altissimo budget. Altre novità non emergono in una trama fin troppo prevedibile, dove l'eroico Sam Witwicky con la sua bella fidanzata (interpretati ancora una volta dal duo effervescente Shia LaBeouf e Megan Fox), vengono travolti nell'interminabile battaglia tra Autobot e Decepticons, stavolta guidati dal «Caduto». Divertenti le scene con i personaggi umani, soprattutto quelle animate dal grande John Turturro.
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L'Espresso, 19 giugno 2009
Quel robot fa passi da gigante
Nel secondo 'Transformers' di Michael Bay i protagonisti assoluti sono i robot inventati dalla Hasbro. Fantastici gli effetti speciali della Light & Magic e buona anche l'interpretazione del duo Shia LaBoeuf- Megan Fox
Shia LaBoeuf e Megan Fox
Ciclopi metallici, Golia mutanti, Orchi smisurati. Nel secondo 'Transformers' di Michael Bay agiscono guardiani della specie e combattenti senza paura, Autobots, Decepticons, Constructicons, in città chiamate Cybertron, al comando di Starscream, in memoria di Megatron: i protagonisti sono gli straordinari altissimi robot che possono compattarsi, moltiplicarsi, trasformarsi a seconda delle necessità e delle circostanze.
Mentre la tecnologia quotidiana va sempre più verso l'infinitamente piccolo, l'intrattenimento va verso l'infinitamente grande: non soltanto al cinema (a esempio pure in 'Terminator Salvation'), anche nei videogiochi o nei giocattoli i robot, che all'origine erano alti quanto l'uomo di cui rappresentavano una replica ferrigna e obbediente, diventano sempre più monumentali e rischiosi.
Come nelle favole, dove l'Orco o il Gigante sono fuori misura e quindi più pericolosi o più protettivi rispetto al lettore bambino, i robot dei film si dilatano, cambiano o s'innalzano per appagare la puerilità crescente dell'intrattenimento popolare. Grazie a loro, l'universo torna a essere immenso e sconosciuto. Il luogo comune vuole che lo sguardo d'infanzia sia stupito: in 'Transformers 2' è sempre stupefatto dalla novità del mondo, quindi dalla sua profonda stranezza ed estraneità.
Si salva la solita piccola storia d'amore (Shia LaBoeuf in partenza per il college, desolato per dover lasciare Megan Fox). Si salva la storia d'amicizia del protagonista
umano con il robot divenuto in battaglia un'automobile e costretto a rimanere tale. Si salvano gli effetti speciali della Light & Magic di George Lucas, inaspettati e belli quanto fuochi d'artificio. Si salvano i 750 milioni di dollari incassati nel 2007 dal primo film della serie. Si salva il produttore, Steven Spielberg.
Lietta Tornabuoni
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