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Transformers
Transformersregia: Michael Bay
con Shia Labeouf, Megan Fox, John Turturro, John Voight
 
La Stampa, 29 giugno 2007
Auto e camion-robot
vivaci mutanti alla massima velocità

I Transformers (Mutanti) sono la trovata più e più volte ripetuta nel film di Michael Bay: automobili, camion o veicoli industriali che si trasformano in giganteschi robot metallici, altri oggetti (telefonini, sveglie) che si trasformano in scorpioni o animaletti metallici. L'idea non è nuova (l'auto mutata in robot s'era vista recentemente in uno spot pubblicitario televisivo per la Citroen) e si ripresenta troppo spesso per nutrire un film di 2 ore e un quarto: ma nell'insieme sono tanti gli scontri, le raffiche di mitra, i razzi, i rumori fragorosi, gli inseguimenti, che il film ha una sua vivacità.

In vendita pure in Italia e promossi alla televisione, i Transformers sono una linea di giocattoli per bambini della Hasbro nati negli Anni Ottanta: giochi, fumetti, cartoni animati, serie televisive andate in onda dal 1984 al 1987. Come al solito, la distruzione della Terra è imminente e i robot Autobots sono alla ricerca della loro fonte vitale prima che i nemici possano trovarla: ma il divertimento del film sta soprattutto nei robot alti circa sei metri e nelle loro mutazioni che possono avvenire anche mentre corrono alla massima velocità sull'autostrada. Alleati e amici dei robot sono il ragazzo Shia LaBeouf e la sua amica, arditi e intelligenti. Il regista Michael Bay, già autore di Pearl Harbour, è abile nel cinema d'azione e di disastro, estraneo ai film d'idee e problemi. John Turturro e John Voight interpretano personaggi considerati cretini: poliziotto severo, ministro smarrito.

Lietta Tornabuoni

 
L'Espresso, 5 luglio 2007
Quei robot sono proprio stupidi

La distruzione della Terra è vicina e i nemici litigano fra di loro: la trama di 'Transformers' è tutta qui. Un film che procede tra scontri spettacolari e una trama monotona e senza cuore

Presentato come un evento super-attuale e una novità rivoluzionaria, 'Transformers' di Michael Bay è vecchio di quasi un quarto di secolo. I mutanti, apparsi nel 1980 per la società giapponese Takara, sviluppati dalla ditta americana di giocattoli Hasbro, moltiplicarono giochi, fumetti, cartoni animati, una serie televisiva che andò in onda dal 1984 al 1987, anche un film, 'Transformers: the Movie'. In Italia i personaggi sono ancora in vendita per ragazzini e ragazzi (l'indicazione di mercato li destina ai 14-25 anni) e vengono pubblicizzati alla tv (Italia 1, pomeriggio); qualche tempo fa l'idea centrale figurava in uno spot pubblicitario televisivo della Citroën.

Valeva la pena di farne un altro film? Forse, ma nessun italiano potrà mai dare risposte precise: il film troppo lungo per gli orari dei cinema italiani ha subito, per venir ridotto a due ore e un quarto, tali tagli e così malfatti che c'è un abisso tra ogni documentazione scritta su 'Transformers' e 'Transformers' stesso, mentre della seconda parte si capisce quasi nulla.

Non che ci sia molto da capire, a parte la solita imminente distruzione della Terra e l'ostilità tra due gruppi di robot nemici. Il film ripete più e più volte la sua unica trovata: auto, pulmini, camion, veicoli industriali o bellici si trasformano in giganteschi robot poco antropomorfi alti sei metri, mentre altri piccoli oggetti (telefonini, sveglie) sanno trasformarsi in scorpioni metallici o altri dannosi animaletti.

Scontri fragorosi, mutazioni ben fatte (Steven Spielberg è coproduttore, George Lucas realizzatore degli effetti con la Industrial Light & Magic), ma monotonia, scarsa vitalità e intelligenza, niente cuore, pastrocchi: davvero, a pensarci, pochi spettatori europei sono, per disinformazione o disattenzione, più creduloni degli italiani.

Lietta Tornabuoni

 
La Repubblica, 29 giugno 2007

Fritto misto tra fantascienza e effetti speciali
ispirato alle "action figures" nate vent'anni fa

"Transformers" kolossal
per Spielberg produttore

Fanno ormai parte del modernariato i Transformers, le "action figures" della Hasbro con cui una generazione di bambini - giapponesi e occidentali - ha giocato divertendosi a trasformarle da automobili e camion in robot, e viceversa. Ora quell'eterno bambinone di Spielberg ne ha prodotto una versione kolossal, imbastita su un soggetto che ripete il suo canovaccio tipico, fino dai tempi di "Incontri ravvicinati del terzo tipo": eventi straordinari si abbattono sulla vecchia Terra e al centro di essi finisce il classico uomo qualunque. Ragazzo qualunque, nel caso; ovvero il liceale Sam Witwicky, sulle cui giovani spalle posa il destino dell'umanità.

Due gruppi di robot venuti dallo spazio, i buoni Autobots e i cattivi Decepticons, hanno scelto il nostro pianeta come scena finale di una guerra che ha per posta l'universo. Tutto fiero della sua Chevrolet Camaro, un rottame del '76 appena acquistato con l'aiuto di papà, Sam non può immaginare che la vecchia auto sia in realtà un robot. Né che lui e Mikaela, la ragazza più bella della scuola, stanno per vivere un'avventura da incubo tra alieni e servizi segreti americani.

La prima parte di Transformers è un fritto misto abbastanza digeribile di fantascienza apocalittica e "teenage movie". Nella seconda, qualsiasi traccia narrativa si dà alla latitanza e gli effetti speciali invadono lo schermo picchiandosi di santa ragione, in una bagarre fracassona che sembra non debba finire mai. E che rischia di mettere a dura prova anche lo spettatore più nostalgico.

Roberto Nepoti

© Sipario 2011