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Spirit (The)
The Spiritdi Frank Miller
con Jaime King, Gabriel Macht, Dan Gerrity.
 
L'Unità, 20 dicembre 2008

piazza spartana di 300 e le architetture sfuggenti di Sin City alla oscura Central City di The Spirit, per Frank Miller il passo è stato breve ma decisivo. Dopo essere stato nei primi due casi co-regista insieme a Robert Rodriguez per portare sullo schermo le sue graphic novel (in maniera innovativa e ormai replicata a spron battuto), l’autore esordisce come regista in questa occasione. Però non usa farina del suo sacco. L’ispirazione viene dalla celebre serie di fumetti di Will Eisner, audace matita che negli anni Quaranta già si stava creando una reputazione formidabile. Miller e Eisner divennero amici nel tempo e vista la differenza di età il secondo fu soprattutto mentore e consigliere. Dopo la sua morte, venerato maestro, gli hanno dedicato un premio, una sorta di Oscar del fumetto che si consegna al “Comic Con” di San Diego. E’ lì che il film-cartoon di Miller ha debuttato. Le cronache Usa dicono di un’adesione un po’ fanatica da parte dei ragazzini. Un buon termometro per l’operazione puramente commerciale: se si conquistano loro, il “marketing virale” e il passaparola avranno successo e il merchandising vola.

La riuscita è tuttavia un po’ controversa nonostante le trovate visive, i dialoghi dell’assurdo, l’ironia mutuata dall’originale e il pastiche di generi (dal fondo noir spuntano pistolettate action e un cammeo manga). Per essere una storia che rispetta tutti i crismi del super-eroe, con una struttura narrativa abbastanza semplice, non sembra mai decollare e arriva impunita alla fine dopo una carrellata di virtuosismi stilistici. Riuscite le creazioni digitali e l’utilizzo del blue screen, che permettono a Miller di ritrovare quel connubio speciale tra attori veri e scenografie ed effetti come “disegnati”. E potrebbero bastare a chi andrà a vedere il film col pregiudizio del capolavoro promesso (dopo aver amato Sin City e magari già un po’ meno 300). Di sicuro il mix di bianco nero e rosso, manco fossimo in un video dei White Stripe, è elegante, retrò e punk.

L’unica cosa che non si può rimproverare al protagonista è di non avere passioni: Denny Colt (Gabriel Macht), ex poliziotto morto e “risorto” col nome di The Spirit, con mascherina, cappello a falde e svolazzante cravatta rossa punisce i cattivi della sua “amata città”. Central City è un buco nero sporco e inospitale, dove è sempre notte e nevica – forse nei ricordi di Eisner la New York uscita in ginocchio dalla Grande Depressione – e si merita un cattivo schizzofrenico, Octopus (Samuel L. Jackson), che ha una giovane assistente sexy, precisa e determinata (a tradirlo), Silken Floss (Scarlett Johansson) e una socia in affari pericolosa almeno quanto lui, Sand Saref (Eva Mendez), una donna voluttuosa che farebbe di tutto per i diamanti (e i gioielli Bulgari, come pubblicità impone). Chiamato a risolvere un caso di omicidio insieme al commissario Dolan (Dan Lauria), The Spirit deve affrontare Octopus e una lunga schiera di donne (la sua seconda passione). Risulterà che se l’è fatte tutte, compresa la figlia del commissario, l’infermiera crocerossina che arriva sempre a medicarlo e rassicurarlo (e mentre l’abbraccia lui sta già strizzando l’occhio a un’altra).

Pasquale Colizzi

© Sipario 2011