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Sky Crawlers (The)
The Sky Crawlersdi Oshii Mamoru
 
Il Manifesto, 4 settembre 2008

Il mondo è dei «kildren», metà killer metà bambini

Venezia
È ancora l'animazione a «documentare» la realtà interiore, a percepire un «mood» planetario, al di là dei generi. Ancora un cartoon giapponese entra in competizione per il Leone d'oro, The Sky Crawlers di Mamoru Oshii, dopo l'ultimo capolavoro di Miyazaki che ha azzerato il suo cinema del fantastico e scelto il semplice e l'essenziale. Una ricerca sulla potenza del disegno, il solo modo per sillabare la catastrofe. Sta qui la rivoluzione etico-estetica di Ponyo , che passa per una concessione del regista della Città incantata al grande pubblico, un film «carino», mentre è un haiku fulminante sullo stato delle cose.
Lo stesso vale per Oshii che abbandona la fantasmagoria dell'immagine, le meraviglie digitali di Ghost in the shell , e applica lo stile zen per uno dei più addolorati ritratti dei nostri tempi. Un «now» possibile, un oggi solo in apparenza fantascientifico. Il regista 57enne, come Miyazaki, si rivolge ai «bambini». Eterni bambini, è non è un modo dire. Si chiamano Kildren, fusione tra killer e children, e non diventeranno mai adulti (il film è tratto dal best-seller di Mori Hiroshi). Sono frutto di un'alterazione genetica, nati per uccidere e per morire in quel grande gioco d'intrattenimento che è la guerra. Sobrie figurette, schizzi di ragazzini, dominanti i colori tenui da grigio all'azzurro, si muovono nel grande aeroporto di una società che ingaggia i Kildren per il conflitto perpetuo contro una società rivale. Sono «private war contractors», e alla domanda «perché lo fai?» rispondono come i marines in Iraq: «This is my job», questo è il mio lavoro. Non vale la pena crescere, dice il protagonista, il pilota Yuichi, perché tanto domani si muore. I paesaggi di The Sky Crawlers sono realistici, fotografie di un paese immaginario, dove le nazionalità si confondono, i giornali sono scritti metà in giapponese metà in inglese, i ristoranti sono Diners, le città piene di cattedrali europee, Yuichi viaggia in vespa come Moretti... società interdipendenti, dal gusto unico. Anche la cartina geografia che documenta la guerra aerea nei tg, una sorta di videogame galattico, è immaginaria.
L'attesa del decollo e dell'atterraggio dei caccia bombardieri, minuziosamente rifiniti, è un tempo dilatato, tutto uguale come la vita senza scopo che Oshii attribuisce alla «younger generation» alla quale rivolge il suo «film-messaggio». «L'oggi è diverso da ieri e domani è diverso da oggi», si può cambiare la strada e vedere cose nuove. Contro lo stato di adolescenza perenne, fatalista, indifferente e suicida, e la disperazione che sale nella comunità dei Kildren, allenati ad abbattere nemici invisibili e a vincere il nulla come in un lungo realityshow. The Sky Crawlers pensando a Hawks, aforisma dell'umano. La pace nella società dei consumi si percepisce solo se da qualche parte qualcuno combatte, il teatro di guerra dà senso all'inutilità della vita, di un tempo monotono, Oshii disegna i suoi bambini eterni con i capelli a caschetto, occhi grandi e sgranati, inespressivi, immersi in una dimensione onirica... Yuichi, chiamato a guidare l'apparecchio di un misterioso pilota scomparso, incontra la bella Suito, gelida comandante della base, che nasconde un segreto. Ha ucciso il suo amante, padre di sua figlia - che fra poco avrà la sua stessa età (anche lei è una Kildren) - per liberarlo dall'angoscia di un'infanzia senza fine. È un paese, dice Oshii, dove i genitori uccidono i figli e i figli uccidono se stessi «per ragioni incomprensibili». La precarietà che li accoglie, il lavoro a termine, l'esistenza «temporanea» - solo piacere gli shopping mall - ha trasformato in zombie i ragazzi di Tokyo e non solo. Sono i fantasmi piloti immersi in un purgatorio informe, fermi in una stanza d'attesa che finisce solo con il colpo di pistola che Suito impugna, pronta a «terminare» le persone che ama e se stessa.
Per invertire il destino, Yuichi dovrà eliminare l'« adulto», il padre, il mitico «Teacher», il campione che nessuno riesce ad abbattere, simbolo del dopo-guerra giapponese, quello dell'espansione economica a tutti i costi. E così un po' alla volta nella geometrica ripetizione dei combattimenti aerei sale l'orrore del non-esistere, del disumano... «siamo solo lavori in pelle», evocazione bladerunner. Filosofia pura in forma di cartoon, Oshii allude probabilmente alla post post-modernità, dopo la società dello spettacolo, dopo la «fine delle ideologie», dopo il day-after della politica, là dove il «per sempre giovani e per sempre belli» dei rockers anni '50 è diventato un incubo. Parole che adesso non si possono pronunciare, se non nei cartelli elettorali di Barack Obama, «change» e «hope», tornano alla fine sulla bocca disegnata con un tratto di matita dei bambini di tutto il mondo uniti.

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