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Reader (The) - A voce alta
The Reader - A voce altaregia Stephen Daldry
con K. Winslet, R. Fiennes, B. Ganz, A. Lara, D. Kross, K. Herfurth, L. Bassett, S. Lothar
 
L'Unità, 21 febbraio 2009

Il passato è una terra straniera

Passato di mano in mano come succede a tanti progetti di Hollywood, THE READER-A VOCE ALTA ha il marchio di ultimo film da produttori di Anthony Minghella e Sidney Pollock, cineasti molto amici, scomparsi a distanza di due mesi durante le riprese. Era soprattutto il regista inglese ad aver assaporato l’idea di girare questa storia ispirata al libro di Bernhard Schlink (uscito nel ’95, in Italia pubblicato da Garzanti), cedendo poi tutta la faccenda a Stephen Daldry (“The Hours”, “Billy Elliot”) e al suo sceneggiatore David Hare. Che ne hanno fatto un film a nervi scoperti, in cui s’incrociano pulsioni sessuali e di morte, pruriti adolescenziali e passati indicibili. Ambientato nella Germania degli anni Sessanta, racconta dell’incontro fortuito di un 15nne (David Kross, da adulto interpretato da Ralph Fiennes) con una donna (Kate Winslet): lei, modesta bigliettaia, taciturna e risoluta inizia al sesso un adolescente di buona famiglia che in cambio deve leggerle “a voce alta” i romanzi più belli che conosce. La carrellata è lunga, pure gli incontri proseguono finchè la donna fa le valigie e sparisce.

I due sono destinati a rivedersi a distanza, in circostanze eccezionali: la donna, che aveva imposto al rapporto col ragazzino una vaghezza di informazioni da “Ultimo tango”, era un’ex guardiana SS e l’ormai universitario in gita d’istruzione al tribunale lo scopre al processo (ispirato a quello di Francoforte del ’63). Qua il film ha una sterzata che ne cambia i connotati, muovendo all’ampia metafora: quello che era stato un anomalo rapporto sentimentale per la differenza d’età si trasforma nel confronto impietoso tra la vecchia Germania, implicata direttamente nella vicenda nazista, e la nuova, cronologicamente lontana dai fatti ma insondabilmente coinvolta. Lo spettatore non tedesco può solo tentare di intuire quanto dura possa essere per un popolo “la lotta per venire a patti con il passato”, come la chiamano da quelle parti. Il film è girato con il rigore che conviene a Daldry, così preciso insieme a chi l’ha scritto nel definire i particolari di contorno, da lasciare che i sentimenti affiorino prepotenti e fiammeggianti. È il suo marchio distintivo. Intensa Kate Winslet, che quest’anno ha inanellato due interpretazioni da ricordare (e noi la preferiamo in “Revolutionary Road”). Capitolo Oscar: candidature come miglior film, regia, attrice protagonista. E se vincesse davvero? La cinquina di casa è assortita di buoni prodotti, alcuni roboanti ma quella dei film stranieri è sicuramente più interessante, coraggiosa, innovativa. Resto del mondo-Usa 5 a 0.

Pasquale Colizzi

 
Il Mattino, 25 febbraio 2009

Kate Winslet una nazista formato Oscar

«The Reader», tratto dal romanzo «A voce alta» di Bernhard Schlink, costituisce per noi un macroscopico esempio di patacca d’autore. Benché aureolato dai recenti Oscar, infatti, non fa che ripescare qualcuna delle tematiche connesse all’Olocausto per poi impaginarle in una messinscena di artefatto intellettualismo e smaccata banalità. La sceneggiatura di David Hare e la regia di Stephen Daldry si propongono, in fondo, di attivare l’identico meccanismo di rimandi spazio-temporali già allestito per il sopravvalutato «The Hours»: in questo caso adattandolo alla storia del berlinese Michael che, interpretato da adulto dall’inespressivo Ralph Fiennes, rievoca la torbida esperienza vissuta da ragazzo... A metà degli anni Cinquanta il giovanissimo protagonista (David Kross) s’imbatte in una donna, di professione tranviera e di comportamento brusco e dimesso, che lo inizia al sesso chiedendogli curiosamente di leggerle, nel corso dei famelici convegni, pagine e pagine di poesie e romanzi classici. Sul più bello, però, l’amante segreta sparisce senza lasciare traccia e Michael avrà la terribile sorpresa di rivederla solo quando, divenuto studente di giurisprudenza a Heidelberg, la riconosce tra le ex kapò naziste messe alla sbarra in un processo con l’accusa d’avere mandato a morte trecento prigioniere ebree. Vietato svelare le (contorte) circostanze che introdurranno il terzo capitolo e il colpo di scena conclusivo, anche perché la parte più sopportabile di «The Reader» resta proprio la prima, in cui Kate Winslet, migliore attrice dell’annata secondo i votanti dell’Academy, è alquanto efficace nel conferire ad Hanna Schmitz una gamma di sfumature psicologiche e fisiche tra l’animalesco, il protervo, l’ingenuo, o meglio l’«inconsapevole». L’eroina negativa si ritrova a simboleggiare, in questo senso, quella sorta di atrofia morale che avrebbe colpito il cuore, prima ancora della mente, dei seguaci del nazismo: la cui storica infamia continuerebbe, nello schema applicato dagli autori, a ricadere sugli odierni cittadini tedeschi che, pur non avendone alcuna responsabilità, dovrebbero accollarsi il compito di rielaborarla definitivamente. L’espediente tra lo psicanalitico e il drammaturgico di richiamare un popolo all’esercizio del rimorso collettivo, oltre che imitato alla meglio dal teatro di Harold Pinter si rivela dannoso sul piano della credibilità e della godibilità del film, come confermano l’overdose di compiaciute forzature narrative e un finalone che sembra la parodia del classico giudiziario «Vincitori e vinti».

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 20 febbraio 2009

Quando l'istruzione
conta più dei lager

Germania 1958. Michael ama Hanna senza saper nulla di lei. Lui va ancora al liceo. Lei fa la bigliettaia sui tram, parla poco, ama farsi leggere romanzi e racconti ad alta voce, è brusca, misteriosa, lontana. Si concede e poi scompare lasciando una ferita che non guarirà. Nel 1966 Michael, che ora studia Legge, la ritrova fra le lavoratrici di un lager nazista sotto processo. E scopre il suo segreto: Hanna è analfabeta. Del suo passato di lavoratrice addetta a smistare gli ebrei destinati alle camere a gas non si vergogna («Lo facevano tutti, era il nostro lavoro»). Del suo analfabetismo invece sì, tanto che pur di non ammetterlo incassa il massimo della pena. Per Michael inizia così un doppio percorso di comprensione e espiazione. Pur non avendo colpe personali, come tutti i tedeschi della sua età, deve capire e rigenerarsi anche per lei. Ma le dà una possibilità, incidendo su cassetta i libri che amava tanto e spedendoglieli in carcere... Tratto dal romanzo di B. Schlink (Garzanti), dominato da Kate Winslet e Ralph Fiennes, diretto con eleganza perfino eccessiva dal regista di The Hours, The Reader mette a disagio per come trasforma il nazismo in un fenomeno astratto, una figura della Colpa, al di qua della Storia e della morale. Troppo facile. Non è così che si può parlare di e per le generazioni venute dopo il nazismo.

Fabio Ferzetti

 
La Stampa, 20 febbraio 2009

Kate segreta e scandalosa

Un bel film, con Kate Winslet meravigliosa protagonista, su sesso, segreti, Storia e l'ignoranza come origine dell'errore. Ideato da Anthony Minghella e Sydney Pollack morti durante il lavoro, tratto dal romanzo A voce alta del tedesco Bernhard Schlink tradotto in 40 lingue e pubblicato in Italia da Garzanti, sceneggiato da David Hare, The Reader (Il lettore) comincia in Germania subito dopo la II Guerra Mondiale, con una travolgente passione carnale. Diventano amanti (voraci, appassionati, mai sazi) una donna matura e un ragazzo sedicenne, il cui legame si fa anche più stretto quando lui si accorge di quanto a lei piaccia sentirlo leggere ad alta voce: le legge l'Odissea, La signora col cagnolino di Cechov, Le avventure di Huckleberry Finn di Twain. Poi lei scompare repentinamente, senza una parola.

Il ragazzo la rivede qualche anno dopo. Studente universitario di Legge, viene portato con altri dal professor Ganz ad assistere a un processo per crimini nazisti: è un processo ispirato a quelli di Francoforte (1963-1965) in cui venivano giudicati impiegati di livello medio-basso dei lager di Auschwitz-Birkenau. E la donna è lì, imputata in un gruppo di kapò. Risponde con naturale atonia alle domande dei magistrati: sì, cercava lavoro, ha sentito che c'erano posti da sorvegliante... sì, per forza una parte delle prigioniere doveva essere accompagnata a morire altrimenti non ci sarebbe stato posto per le nuove arrivate... Sarà molto più penoso per lei confessare la colpa che ritiene più grave: non sa leggere né scrivere, è analfabeta.

Una parte finale confusa e triste completa il film molto interessante, che ha suscitato le solite polemiche a vanvera delle associazioni ebraiche americane, secondo le quali chiunque abbia avuto a che fare con i nazisti è un mostro. Ma il film imputa questa colpa anche all'ignoranza, all'inconsapevolezza, alla mancanza di informazione su quanto è avvenuto e avviene intorno a sé, senza mostrare alcuna indulgenza verso la protagonista. Il film è bello e Kate Winslet non potrebbe essere più brava: The Reader, insieme con Revolutionary Road, ne fanno l'attrice dell'anno, degna di tutti gli Oscar possibili.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011