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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Mist (The)
The mistdi Frank Darabont
con Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Andre Braugher, Laurie Holden, Toby Jones, Jeff De Munn
 
Il Tempo, 13 ottobre 2008

"The Mist", "la Nebbia". Ce ne parlava Stephen King in un suo racconto che si può leggere anche da noi pubblicato nella raccolta "Scheletri" (Sperling & Kupfer). Ce ne parla adesso Frank Darabont che con King si è già cimentato con successo in altri due film, "Le ali della libertà" e "Il miglio verde".
Una nebbia "cattiva", molto più carica di orrori di quanto non fosse quella che ci aveva descritto John Carpenter nell'80 con il suo "Fog". La popolano difatti mostri orrendi che, muniti di giganteschi tentacoli e di chele, prendono d'assalto un gruppo di abitanti di una cittadina del Maine che, terrorizzati, si sono asserragliati in un grande supermercato. Presto però si intuisce che, se i mostri sono quelli di fuori, non del tutto diversi sono gli uomini e le donne che cercano di fuggirli. Tra loro, infatti, la paura e l'angoscia fanno sorgere odi, rivalità, soprusi, con l'aggiunta del furore di una donna più invasata di un fondamentalista che, Bibbia alla mano, vedendo in quel flagello la punizione di un Dio crudele, arriva a pretendere, per placarlo, sacrifici umani, scegliendo via via le vittime in mezzo a loro...
Niente lieto fine. Al contrario. Con una doppia conclusione tragica. Darabont, in tutto questo groviglio, con il suo testo e la sua regia, si è mosso molto bene. Certo, la cifra era e non poteva non essere, quella di un film dell'orrore, ma anche nei momenti più vistosi, tra il via vai di tentacoli, di insetti giganteschi e di altre creature uscite dalla preistoria, non ha aderito un istante alle volgarità solo esteriori proprie del genere. Ha dosato i climi, ha costruito con nitida sapienza tutte le immagini, ha cercato, tra le pieghe del dramma, di scovare anche, in linea con l'autore letterario, una sorta di motivazione quasi razionale a quei fatti abnormi e, soprattutto, ha individuato con attenzione l'evoluzione dei caratteri dei singoli, qua disegnando in modo sferzante i "cattivi", specie la fondamentalista, là seguendo con compassione sincera i "buoni" che alla fine vedranno terribilmente deluso il loro disperato tentativo di salvarsi.
Senza mai un eccesso, evitando compiacimenti horror e forzature e riuscendo perfino a privilegiare i sentimenti (padre e figlio, un ragazzo e una ragazza). Aiutato da interpreti tutti al loro posto, inclini, nelle angosce, persino alla sobrietà.
Il protagonista è, con rigore asciutto, Thomas Jane.
Lo si ricorderà in "Eden", visto nel 2001 alla Mostra di Venezia.

Gian Luigi Rondi

 
Corriere della Sera, 10 ottobre 2008

Se i mostri arrivano al supermarket

È la domanda classica dei film del terrore: i mostri siamo noi o quelle ancestrali, feroci creature che si palesano con chele e tentacoli giganti in un supermarket dopo una tempesta che lascia in eredità una misteriosa nebbia peggio di Silent Hill? Siamo noi, certo. Così (senza contare un corto venduto per un dollaro agli inizi), dopo Le ali della libertà e Il miglio verde si coalizzano il bestsellerista horror Stephen King col regista di fiducia Frank Darabont, alle prese con le premonizioni di La nebbia novella pilota scritta nel ' 76: la terza volta è la migliore. Sarà più nociva l' esaltata religiosa che impone il categorico diktat per un sacrificio umano nel tempio del consumismo organizzato o la piovra che risucchia i poveracci casual di una cittadina del Maine, patria di King? Il film è molto ben dosato negli effetti comunque speciali, rinuncia al disgusto per creare l' atmosfera e imporre un discorso civile profondo e intelligente da cui nessuno, nella fauna di varia umanità dell' ipermercato, esce illeso. Il protagonista Thomas Jane è un giovane marito illustratore di cine poster con marmocchio, di quelli che vanno a far la spesa al sabato con la lista della moglie. E sarà lui naturalmente, fisico del ruolo, a condurre la resistenza contro le creature del Male che hanno conti in sospeso con un' umanità sempre più media e mediocre, che forse si merita la final sorpresa apocalittica. Comunque esistono, nell' impatto visivo seducente, una palpabile tensione e una verità pur col messaggino generico su colpe e rimorsi. Ci sono le memorie di tanto cinema che con paura ci fa da riflusso gastrico morale, dalla claustrofobia di Carpenter, al maleficio di Romero con gli esseri sanguinari senza causa, fino a tutto il finale in omaggio al metaforico capolavoro di Hitchcock Gli uccelli. In giro nel supermarket pure tre soldati in missione speciale per un progetto su altre dimensioni e Mrs. Marcia Gay Harden, che pagherà a caro prezzo aver imparato a memoria la Bibbia.

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 10 ottobre 2008

Ma quante arie si danno quei ragni

Frank Darabont ha diretto due fra i più bei film mai tratti da Stephen King, Le ali della libertà e Il miglio verde, ergo era legittimo aspettarsi qualcosa di notevole da The Mist. Errore. I due film precedenti erano poderosi e inconsueti mélo carcerari, specie il secondo con la sua deriva paranormale. The Mist invece è un horror molto canonico e a tratti francamente banale che per giunta arriva un po' fuori tempo massimo. C'è una nebbia misteriosa che ricopre il solito tranquillo paesino del Maine. C'è un variegato gruppo di cittadini asserragliato in un supermercato (sì, è una metafora del consumismo). E ci sono mostri orrendi, là fuori, venuti da chissà dove... Come risposta "classica" alle varie eresie gore e fantahorror dell'ultimo decennio, però, il tutto è un poco fiacco. Come metafora sociopolitica è un po' troppo scoperta per lasciare il segno. I fanatici del genere vanno in visibilio. Noi, dopo aver atteso per due ore e passa una vera sorpresa di qualsiasi natura, abbiamo deciso di accontentarci dell'insolita crudeltà con cui Darabont infierisce sui suoi personaggi, stupidi generici, fanatici religiosi, violenti per natura, ma anche innocenti puniti per colpe altrui. Ragni e insettacci giganti fanno il loro sporco lavoro ma con qualche sussiego, come se si dessero le arie. Succede, negli horror "d'autore".

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011