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Israel Philarmonic Orchestra (The)

The Israel Philarmonic Orchestradirettore: Zubin Mehta
musiche: Franz Schubert: Sinfonia n. 8 in do maggiore D. 944 "La Grande"
Antonín Dvorak: Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 "Dal nuovo mondo"
Torino, Lingotto, 3 settembre 2007

   
 
La Stampa, 4 settembre 2007
Un Mehta da MITO

Grande festa, nell'Auditorium del Lingotto, per l'inaugurazione di MITO-Settembre musica: Zubin Mehta ha diretto la maestosa Sinfonia in do maggiore di Schubert e la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorák con l'Orchestra Filarmonica di Israele che porterà questa sera alla Scala con la Settima di Mahler. Il sodalizio di Mehta con l'orchestra israeliana dura dal 1977, quando ne assunse la direzione stabile, carica estesa a vita nel 1981: un'intesa profonda caratterizza, quindi, queste esecuzioni, nate da lunghi anni di lavoro comune, attraverso i concerti a Tel Aviv e le numerose tournées in tutto il mondo.

Fondata nel 1936 e inaugurata il 26 dicembre di quell'anno da uno storico concerto di Toscanini, che andò in Palestina a proprie spese, per dimostrazione politica, la «Palestine Orchestra» aveva preso vita per iniziativa del grande violinista polacco Bronislav Huberman che, presagendo l'Olocausto, riuscì a persuadere 75 musicisti ebrei delle migliori orchestre europee ad emigrare in Palestina e realizzare, a Tel Aviv, quella che definiva l'«incarnazione della cultura sionista nella terra dei padri».

Mehta è sempre stato molto vicino alla Filarmonica di Israele, ne ha diretto i concerti durante la guerra dei sei giorni e quella del Golfo, sotto la minaccia dei missili puntati su Tel Aviv. Un legame intenso a cui non si poteva non pensare ascoltando il tono affettuoso e naturale con cui Mehta e la sua orchestra hanno eseguito la Sinfonia di Dvorák. D'altra parte, non c'è mai nulla di forzato, di esagerato o di eccessivamente carico, per suono o sentimento, nell'interpretazione di questo direttore che ha sempre cercato la freschezza, la scorrevolezza di ritmi alacri e leggeri e un canto alato e libero. Per questa ricerca, la Sinfonia dal Nuovo Mondo è un campo d'azione ideale e la Filarmonica di Israele uno strumento perfetto, duttile, trasparente e, quando necessario, poderoso. Così, dopo le ampie spaziature dei canti dei pellirosse che si dilatano nel «Largo», dopo lo spumeggiare dello «Scherzo», ci siamo apprestati con la massima curiosità ad ascoltare la grande Sinfonia in do maggiore di Schubert, che viene sovente squadrata in andamenti massicci, perché è un lavoro monumentale, che incede solenne, nei suoi echi e nelle ampie prospettive spaziali. Mehta, invece, la alleggerisce, il che non vuol dire sacrificarne la profondità, ma coglierne la freschezza naturalistica, la vitalità di acque scroscianti e di danze campestri, ossia un romanticismo positivo e salubre, privo di ombre e di presagi.

Anche in questo capolavoro l'orchestra israeliana ha dato prova di smalto, affiatamento, varietà di colori e sfumature. Alla fine, il pubblico, foltissimo ed entusiasta, ha atteso i bis, e sono venuti Mozart e Strauss, a completare il panorama viennese additato da Mehta all'ammirazione degli ascoltatori.

Paolo Gallarati

     
 
© Sipario 2011