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International (The)
The Internationalregia Tom Tykwer
genere Thriller
con C. Owen, N. Watts, A. Mueller-Stahl, U. Thomsen, J. Rebhorn, J. McGee, L. Barbareschi
 
La Stampa, 20 marzo 2009

E Clive distrugge il Guggenheim

Che cos’è la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una banca?» scrive Bertolt Brecht. Alla luce della crisi economica attuale rimane difficile dargli torto, tuttavia in The International il regista tedesco Tom Tykwer va oltre perché il capo della IBBC, sui cui indagano gli agenti Clive Owen e Naomi Watts, è addirittura pronto a far ammazzare chiunque osi ostacolarlo.

Come si evince dalla scena più spettacolare del film, un’iperbolica sparatoria che fa cadere letteralmente a pezzi il museo Guggenheim (ricostruito in una fabbrica dismessa). Girato fra Berlino, New York, Istanbul e Milano, dove oltre all’imprenditore Luca Barbareschi compare anche il presidente della regione Roberto Formigoni, il thriller è un prodotto di routine, ben fatto ma niente di più.

Alessandra Levantesi

 
Corriere della Sera, 20 marzo 2009

Un complotto lungo e poco interessante

Per fare l'agente Interpol che corre per il mondo con una procuratrice per sventare l'intrigo internazionale della malvagia banca, tanto valeva che Clive Owen accettasse la proposta di 007. Nel complotto lungo e poco interessante ha l'aria così sofferta e post influenzale che vien voglia di dargli un uovo sbattuto. Il resto è finto Hitchcock, un cinema come la vita ma con le parti noiose. Finta attualità in cui siamo tutti cattivi, Brecht l'aveva detto: «Cos'è sfondare una banca rispetto a fondarla?». Un tour a rischio da Berlino a Istanbul in cui succede troppo ma con calcolata freddezza; la sparatoria che distrugge il Guggenheim è ridicola. Partecipazione speciale della Regione Milano che offre il suo Palazzone; Barbareschi arringa la mini folla con un partito azzurro ma vien fatto fuori subito.

VOTO: 4,5
Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 20 marzo 2009

I nuovi “cattivi”?
Sono le banche

I tricolori sventolano, la folla applaude, il cecchino spara. E il leader di “Futuro Italia” (sic!) cade morto in pieno comizio. Nel panico i carabinieri corrono in cima al palazzo milanese, beccano il colpevole, anzi lo uccidono. Poi il capitano lascia a terra dei bossoli per completare la montatura. Così la colpa ricade sulle Brigate Rosse (ri-!); mentre a uccidere il leader di quel partito dall’aria familiare è stato un altro, al soldo di chissà chi... È il momento-clou, almeno per noi italiani, di questo technothriller diretto dall’ex-promessa Tom Tykwer. Il nido dei cattivi è una banca d’affari lussemburghese che traffica in armi da guerra. Non solo per lucro ma per il potere. Come confida Luca Barbareschi poco prima di cadere ucciso dal cecchino, «il debito è la chiave del mondo di oggi. Con i debiti tieni in pugno individui e nazioni». Infatti i veri cattivi sono gli uomini della famigerata e non così immaginaria IBBC. O forse i loro avversari, perché un’economia globalizzata è un’idra con 100 teste. Peccato che Tykwer illustri la tesi a colpi di luoghi comuni e crescendo parossistici che qua e là fanno del film una parodia involontaria dei suoi modelli, da I tre giorni del condor a Il maratoneta. Pasticciato dunque, ma rivelatore: fra carabinieri corrotti e politici collusi, questa è infatti la fama di cui gode ormai l’Italia. Solo volgari cliché?

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011