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Illusionist (The)
The Illusionistdi Neil Burgez
con Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica Biek, Rufus Sewell, Stati Uniti, 2006.
 
La Stampa, 6 aprile 2007
Magie d'Ottocento ma solo per amore

Eisenheim è un giovane illusionista che affascina con i suoi giochi di magia le platee della Kakania suscitando la diffidenza dell'ispettore Uhl, capo della polizia viennese: la sua capacità di varcare i confini della realtà non rischia di risultare sovversiva? Tratto dal racconto The Illusionist (Fanucci) del Pulitzer Steven Millhauser, il film diretto da Neil Burger gli costruisce sopra, un poco banalizzandolo ma senza guastarlo, un intreccio di rivalità amorosa. La duchessa Sophie, fidanzatina di Eisenheim quando erano adolescenti, è in procinto di sposare il principe ereditario Leopoldo (allude a Rudolf, morto suicida a Mayerling).

L'agnizione fra il prestigiatore e la nobildonna, che avviene sul palcoscenico, innesca una pericolosa trama con finale a sorpresa. Il tutto ambientato nella repubblica Ceca e stupendamente fotografato da Dick Pope. Ma il pregio maggiore del film sta nella sfida fra il mago e il poliziotto, interpretati da due degli attori americani di più sicuro avvenire: Edward Norton e Paul Giamatti. Quest'ultimo è ormai da considerare l'erede dei caratteristi d'alta scuola; mentre Norton si conferma a ogni prova capace di calarsi con il massimo impegno in ruoli tecnicamente ardui.

Alessandra Levantesi

 
La Repubblica, 6 aprile 2007

Un thriller simile a "The Prestige". Ma con una sceneggiatura poco chiara

"The illusionist", tra amore e magia si perde perfino il divo Edward Norton

Tra i film di Natale, il più originale era "The Prestige", storia di un duello mortale tra maghi da palcoscenico di ambientazione vittoriana. The Illusionist condivide diverse cose col bel dramma di Nolan: l'epoca, i talenti del personaggio centrale, l'uso degli effetti speciali per simulare i trucchi teatrali. Però l'azione si sposta a Vienna e la rivalità al centro del soggetto non è, questa volta, di tipo professionale ma amoroso.

Quanto alla magia, più che un fine costituisce un mezzo per compensare gli svantaggi dell'eroe. Un giovane è innamorato di una fanciulla che non appartiene al suo stesso ambiente sociale. Alcuni anni più tardi, lei si prepara a sposare il principe dell'impero austroungarico, Leopoldo; lui è diventato il grande Eisenheim, che incanta le platee con i suoi spettacoli di magia. Geloso, il principe incarica un poliziotto di sua fiducia d'indagare sul rivale. Un'inchiesta pericolosa, in cui l'uomo fatica a comprendere ciò che accade. In un certo senso, lo spettatore ne condivide la sorte.

D'accordo che un intrigo del genere debba essere disseminato di trabocchetti; però gli eventi del film non sono sempre chiari, né verosimili. Difficile, d'altra parte, condividere l'ammirazione e lo stupore del pubblico viennese, sapendo che i prodigi cui assistiamo sono effetti speciali cinematografici. Il tutto malgrado l'impegno di Edward Norton, più ipnotico e inquietante del thriller che gli è toccato interpretare.

Roberto Nepoti
 
Il Tempo, 6 aprile 2007
Solo illusioni in un Ottocento buio e angoscioso

A Vienna, regnante Francesco Giuseppe, ci fu davvero un illusionista, tale Erik Jan Hanussen, che si esibiva da solo in palcoscenico con trucchi e spettacoli non dissimili da quelli che avevano reso anche più celebre il grande Harry Houdini. Ha rielaborato le sue imprese uno scrittore americano, Steven Millhauser, che ha ispirato ora questo film di Neil Burger diventato però soprattutto un thriller con l’aggiunta, nella trama, di un tema già varie volte visitato dal cinema, quello del misterioso suicidio a Mayerling dell’Arciduca Rodolfo e di Maria Vetsera. Riletto però in modo così fantasioso che, per discrezione, Rodolfo è diventato un Principe Ereditario di nome Leopold e Maria Vetsera una principessa, Sophie von Teschen, a lui quasi fidanzata, innamoratissima però, da ragazza, dell’illusionista che qui si chiama Eisenheim e pronta, ritrovandolo, a suscitare una tale furia gelosa nel Principe da esserne uccisa. Con la necessità, dopo, per Leopoldo, di uccidersi a sua volta dopo che un ispettore di polizia ha scoperto il suo omicidio. È questo ispettore, più dell’illusionista che pur campeggia nel titolo, il vero protagonista del film perché è sempre lui che guarda tutto e lo valuta, prima ossequiente al potere fino a lasciar coinvolgere l’illusionista nel delitto, poi pronto a far comunque rispettare la legge. In mezzo, la storia d’amore fra Bisenheim e Sophie e quelle sue tante esibizioni in palcoscenico di cui non svela mai i trucchi pur dichiarando al suo pubblico che sono solo il risultato di illusioni. Questa parte, narrativamente, sfiora il melodramma, solo un po’ riscattato dall’intrigo per metà poliziesco che finisce soprattutto per restringersi attorno all’espediente con cui l’illusionista riuscirà a smentire il sospetto iniziale del suo coinvolgimento nell’uccisione di Sophie. Si segue tutto, però, anche convinti dall’indubbia abilità con cui la regia di Burger ha poi rappresentato la vicenda. Intanto, appunto, ponendovi sempre al centro quell’ispettore che, guardando, ci fa quasi materialmente «vedere», quindi evocandogli attorno una cornice verosimilmente ottocentesca (con una Vienna rifatta a Praga), i cui valori figurativi si propongono sempre in primo piano. Non solo per delle immagini strette il più delle volte sui personaggi, ma per i colori quasi monocromi che ce le propongono, ora con il gusto della dagherrotipia, ora rifacendosi a quell’antica tecnica dell’«autocromatura» tenuta sempre qui in equilibrio sapiente fra l’ocra, il grigio plumbeo o, addirittura, il nero. Facendone scaturire l’incubo e l’angoscia. L’illusionista è Edward Norton, visto appena ieri nel «Velo dipinto», Sophie, un po’ smorta, è Jessica Biel, l’ispettore è Paul Giamatti, con le giuste ambiguità.

Gian Luigi Rondi
© Sipario 2011