«The Horsemen», un serial killer ispirato ai Cavalieri dell'Apocalisse
Un altro thriller/horror a base di enigmatici serial killer e di efferati omicidi. «The Horsemen» per certi aspetti riprende lo schema dell'abbinamento simbolico dei delitti di «Seven» (che faceva riferimento ai Sette peccati capitali), ma Jonas Akerlund non è David Fincher e il plot più che incomprensibile per poi sciogliersi nella detection, resta confuso e pretestuoso anche quando nel finale la logica psicopatica riesce ad avere una spiegazione. In una New York sconvolta da delitti seriali che non hanno la stessa matrice, il poliziotto Aidan Breslin alle prese con il dolore per l'improvvisa morte della moglie e un rapporto difficile con i due figli, riesce a trovare un inquietante legame. Gli omicidi infatti sono ispirati dalla profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse e altrettanti giovani sadici «nobilitano» i loro truculenti giochi di morte con il richiamo alla Guerra, la Fame, la Pestilenza e la Morte. Tra l'indifferenza e lo scetticismo dei colleghi, il detective indaga tra mutilazioni, tatuaggi, piercing, simboliche estrazioni di occhi e denti e quando scopre che il cerchio si sta stringendo intorno a lui, deve impegnarsi in una frenetica corsa contro il tempo per impedire l'avverarsi dell'ultima profezia della Bibbia. L'atmosfera newyorchese da incubo è quella giusta per creare tensione e suspense, Dennis Quaid (nella foto), doppiato dal solito ottimo Luca Ward, si cala con sufficiente credibilità nel poliziotto diviso tra il conflitto irrisolto con il figlio maggiore, lo sgomento di fronte a tanta violenza e la sconvolgente scoperta del piano omicida che coinvolge anche lui. Quello che manca a questo come ad altri thriller simili è la capacità di trasformare l'effettistica scia di cadaveri e di sangue nella delirante espressione creativa di un progetto di lucida follia.
Alberto Castellano