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Hitcher
(The)
di
Dave Meyers
con Sean Bean, Sophia Bush, Zachary Knighton, Neal Mc.Donough (Stati Uniti, 2007)
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Il Messaggero, 6 giugno 2008
Sangue, follia e autostop
Le parole chiave sono ritmo, sangue e spirali di violenza. Il resto è puro contorno. Perché The Hitcher di Dave Meyers, remake dell'omonimo film di Robert Harmon ('86), alla storia di una giovane coppia che prende a bordo un autostoppista (dando inizio a un incubo), sottrae quando si tratta di dare credibilità ai personaggi, ma dà più spazio ad azione e brutalità. Sovverte anche i ruoli della coppia: mentre l'assassino li bracca e la polizia li crede colpevoli, è lei ad avere il polso della situazione, non certo il fidanzato. Ma qui non serve indagare nei risvolti narrativi: il vero interesse del film è la violenza fine a se stessa. Punto e basta. Il regista si disinteressa della psicologia, riempie il vuoto cosmico di scene splatter/pop e gioca al trash. Ma, paradossalmente, The Hitcher funziona proprio per questo. Certo, chi ricorda Rutger Hauer nei panni dello psicopatico del film originale, è a rischio di suicidio. Ma, si sa, i remake pullulano di pericoli.
Roberta Bottari
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Corriere della Sera, 30 maggio 2008
Orrori autostradali che non fanno paura
Il primo Hitcher
era dell' 86, fu una scoperta per tutti (valenza quasi
mistica del thriller, il Male senza causa) e Rutger Hauer
ebbe da allora un posto nella storia del sadismo. Ora la
storia dei due piccioncini che nel viaggio sulla Oldsmobile
442 danno un passaggio all' autostoppista incarnazione
del Male ritorna. Un remake scritto da Eric Red, superficiale
e corretto ma privo di seconde letture, se non la responsabilità di colpe che passano di
mano per ottusa polizia. Dave Meyers dal video music passa
al lungo, smistando autostradali orrori ma resta assiso
al fuocherello della paura. Sean Bean è sadico borghese,
i ragazzi sono Zachary Knighton e Sophia Bush che assume
il comando dopo aver visto sonnecchiando Gli uccelli di
Hitchcock in tv, ma ogni riferimento a sir Alfred pur non
casual (Psycho) è fuori luogo. voto 5,5
Maurizio Porro
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Il Mattino, 31 maggio 2008
Sulle strade della paura con l'aiuto di una ragazza
Inserendosi
con intelligenza nel varco aperto da «Duel»,
il folgorante esordio di Spielberg, nel 1986 «The
Hitcher - La lunga strada della paura» ne riprese
e prolungò egregiamente la formula che trasformò il
viaggio in un incubo, fece del tradizionale on the road
un thriller dalle implicazioni oniriche e metaforiche.
Michael Bay, regista di action movie adrenalinici e produttore
infallibile al botteghino, ha orchestrato il remake del
film diretto da Robert Harmon e scritto da Eric Red dopo
quelli di «Non aprite quella porta» e «Amityville
Horror». Il nuovo «The Hitcher» diretto
da Dave Meyers è fedele nella sostanza al plot originale,
ma ne riduce gli aspetti simbolici. Mentre attraversano
in una notte di temporale il deserto del New Mexico a bordo
di una vecchia Oldsmobile 442, Jim e la sua ragazza danno
un passaggio a uno sconosciuto in panne con la sua auto.
Una volta a bordo l'uomo cerca di uccidere il giovane con
un coltello, ma questi riesce a buttarlo fuori dalla macchina
e a fuggire. È solo l'inizio di un lungo, feroce
inseguimento. L'idea di affiancare una ragazza al giovane
automobilista (che nel primo film viaggiava da solo) è più funzionale
alla violenza realistica degli inseguimenti anche con un
elicottero, dei testacoda e dei tamponamenti. Mentre nel
ruolo dello psicopatico autostoppista che allora era Rutger
Hauer, Sean Bean materializza con il ruvido cinismo di
un personaggio inquietante le paure, le angosce, gli incubi
che suscitano le interminabili e solitarie highway americane,
trasfigurando gli spazi reali in distanze mentali.
Alberto Castellano
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Il Giornale, 30 maggio 2008
Uno psicopatico nel New Mexico
Violenza gratuita e paccottiglia
Mai dare un passaggio agli sconosciuti. Soprattutto se
hanno la faccia truce di Sean Bean, bravo attore shakespeariano,
da una vita costretto a fare il cattivo. Peccato che The
Hitcher, il giallo del rivedibile esordiente Dave Meyers,
identico titolo di un passabile thriller di vent'anni prima,
sia niente più che paccottiglia. Pur se confezionata
con una certa abilità. Siamo in New Mexico. Corrono
di notte sotto la pioggia verso le vacanze i fidanzatini
Grace (Sophia Bush) e Jim (Zachary Knighton). Ma chi è quel
pazzo bagnato fradicio fermo in mezzo alla strada, accanto
alla macchina in panne? Dopo il testacoda, i due ragazzi
decidono di lasciarlo a terra. Alla prima stazione di servizio,
rieccolo. Mi date un passaggio fino al motel più vicino?
A bordo, l'uomo si presenta: mi chiamo John Ryder e questo è il
mio coltello, presto puntato alla gola della fanciulla.
Una frenata e un calcione e lo psicopatico finisce dritto
sull'asfalto. Su, scappiamo, prima che torni. Ma il maniaco
fa a pezzi una placida famigliola a cui aveva chiesto l'autostop
(i due bambini, spariti dalla storia, se li è mangiati?)
e i terrorizzati fuggitivi sono scambiati dagli agenti
per gli assassini. Insomma un film delirante, dove le incongruenze
sono seconde soltanto alle scene inutilmente truculente,
con miriadi di poliziotti (pazzesco, quanto sono fessi)
ammazzati da un protagonista fastidiosamente sadico. Capace
di togliersi le manette meglio del mago Silvan per ritrovarsi
nella violentissima chiusa con indosso un giubbotto antiproiettile.
Generosamente donato dall'autore, forse per far durare
più a lungo la sua prevista agonia. Amen.
Massimo Bertarelli
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La Repubblica, 30 maggio 2008
"The Hitcher", il remake
delude gli appassionati
La promotion dichiara, tutta fiera,
che The Hitcher è farina
del sacco dei produttori di Non aprite quella porta e Amityville
Horror: professionisti dello sciacallaggio cinematografico,
insomma, specializzati nel rifare thriller del passato.
Perlopiù peggio. E' il caso del piccolo "cult" di
ventidue anni fa dallo stesso titolo che, star un minaccioso
Rutger Hauer, metteva in scena con un twist molto ansiogeno
ed efficace un soggetto tipicamente paranoico.
Di fondo, il remake lo conserva invariato. Coppietta di
studenti parte in auto per le vacanze. Lungo la strada
dà un passaggio a un tizio, che si rivela un pericolosissimo
assassino seriale. La via di fuga dei due poveretti è seminata
di morti, mentre l'uomo si accanisce nel perseguitarli.
Rispetto al prototipo, che già non era una storia
per educande (indimenticato l'episodio del dito umano scambiato
per una patatina), il rifacimento pigia a tutto andare
sul pedale della truculenza, facendo del cattivo un superman
capace di sterminare un esercito di piedipiatti e di abbattere
elicotteri. Poiché al ragazzotto tocca una sorte
diversa dal modello, la fanciulla in minigonna ha il compito
di fare giustizia.
Roberto Nepoti
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Il Tempo, 29 maggio 2008
Al cinema ci è già accaduto di incontrare
un autostoppista pazzo. Nell'86. il film, naturalmente,
era americano, si intitolava proprio "The Hitcher" e
aveva come sottotitolo "La lunga strada della paura".Su
quella strada, nel deserto californiano, un bravo giovane
dava un passaggio sulla sua auto a uno psicopatico che
risultava presto un assassino seriale. Le conseguenze era
immaginabili. All'insegna del sangue e dell'orrore. Oggi
lo stesso sceneggiatore dell'altro film, Eric Red, si è ingegnato
a rifarlo per la regia di un esordiente, Dave Meyers, noto
finora per dei video musicali e degli spot pubblicitari,
e pur seguendo un identico percorso, lo ha reso anche più drammatico,
con emozioni, aggiungendo all'incauto giovane che concedeva
un passaggio anche la sua ragazza con la quale si era illuso
di trascorrere una bella vacanza attraversando sempre un
deserto, che questa volta, però, è nel New
Mexixo. Tutto procede secondo gli schemi in parte già noti.
Con l'aggravante, anche qui, che i due giovani, a causa
di diaboliche macchinazioni del loro persecutore, rischiano
in un primo tempo di vedersi accusati degli stessi omicidi
di cui l'altro dissemina il suo cammino. Con una conclusione
terrificante che solo a stento potrebbe definirsi lieto
fine. Angosce, perciò, orrori, tensioni. Con ritmi
che non accettano momenti di respiro e che da quando la
macchina infernale si è messa in moto non concedendo
più requie ai due malcapitati protagonisti costretti,
ad una certa svolta del dramma, non solo a tentare di sfuggire
al pazzo, ma anche di sottrarsi all'inseguimento di una
polizia che quasi fino all'ultimo li riterrà a loro
volta colpevoli. Sorprese, agguati, scene truci condotte
fino allo spasimo, uno strazio qui tanto più forte
in quanto a patirne adesso è una ragazza fragile
che solo all'ultimo imparerà a difendersi. E a far
giustizia tra le spire di un vero e proprio carnaio. Le
dà volto Sophia Bush, nota fino ad oggi soprattutto
grazie a parecchie serie TV: ha un viso dolce presto attraversato
dalla paura, capace comunque alla fine di mostrarsi deciso.
Anche il ragazzo, Zachary Knighton, ci arriva da molta
TV, ma se la cava egualmente sul grande schermo. Il pazzo è quel
Sean Bean che era Boromir nella trilogia del "Signore
degli anelli". Rutger Hauer, nel primo film, era però più raccapricciante.
Gian
Luigi Rondi
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