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Thais
di Jules Massenet
maestro concertatore e direttore: Emmanuel Villaume
regia, scene e costumi: Pier Luigi
Pizzi
coreografia: Gheorghe Iancu
lightdesigner: Sergio Rossi
orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore del Coro Emanuela Di Pietro
con Darina Takova, Simone Alberghini, Christine Buffle, Elodie Méchain,
Nicolas Courjal, Elena Rossi
Venezia, Teatro La Fenice, dal 21 al 30 ottobre 2007
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Corriere della Sera, 1 novembre 2007
Le Variazioni del Peccato
Una delle più delicate, variate ma anche ardite vicende narrate
in musica da Jules Massenet è la Thaïs, 1894 ma versione
corrente 1898. È quella di un monaco della Tebaide egiziana nel
IV secolo dopo Cristo. Costui, ancor giovane, vive nella più austera
penitenza ma, tornato da Alessandria, vien preso da zelo furioso al pensiero
che una cortigiana d' invincibile bellezza, Taide, si esibisca nel Circo,
offra verso prezzo le sue notti, faccia delirare un' intera capitale
e, sacerdotessa di Venere in atto se non in forma, faccia trionfare il
culto della dea e di Eros su quello del Cristo. Lubriche visioni notturne
accrescono il suo tormento. Concepisce così l' idea che Dio gli
abbia confidato la missione di strappare la donna al secolo per offrirla
a Lui e torna nella «città maledetta». La musica di
Massenet, nella melodia del pungente dolore di Atanaele, fa comprendere
come dietro lo zelo già dal primo istante agisca un inconfessabile
desiderio. Atanaele si reca ad Alessandria da un amico di adolescenza,
Nicia, per apprendere come possa avvicinare la bella: e capita nell'
ultimo giorno di una settimana da lei a Nicia concessa, per la quale
costui ha volentieri speso le sue ricchezze. È costretto a farsi
lavare e abbigliare da convito e quando Taide giunge innanzi a tutti,
che ne ridono, illustra il suo proposito. Si reca allora a casa di lei
manifestandosi e approfitta dei primi timori della donna d' invecchiare
e perdere la sua bellezza, di un senso di sazietà per la sua vita.
Così l' abbandona a una notte di meditazione, sintetizzata nel
celebre Interludio orchestrale con violino solista e conosciuto appunto
col nome corrente di Méditation réligieuse: tutti lo riconoscono
perché s' esegue come pezzo pseudo-sacro ai matrimoni in chiesa.
Il giorno dopo Taide è pronta per seguire Atanaele verso un monastero
femminile. La traversata del deserto, a piedi, scalza, quasi la uccide.
Rinchiusa costei, Atanaele è ancor più ossessionato di
prima dalla bellezza della donna. E mentre trascorre i suoi giorni con
un pensiero fisso, ode che ella è in fin di vita. Si reca da lei
morente e redenta e le dice che nulla esiste fuor dell' amore carnale,
che vuol possederla. Ella spira da santa, egli resta maledetto: ma non
prima di aver riversato una cascata di melodia sensuale su quella casta
morte. La storia, tra i primi casi di libretto in prosa lirica dovuto
a Louis Gallet, è tratta da un impagabile romanzo di Anatole France.
Questo era stato pubblicato a puntate nel 1889 sotto il titolo di Paphnuce
(l' originale nome di Atanaele secondo le fonti leggendarie sacre) e
l' anno successivo in volume sotto quello di Thaïs. Ma quanto a
titolo il primo è più probante, essendo Taide solo «un
coeur simple» e il monaco il vero protagonista. La sua vicenda,
che rievoca, col lezzo ferino della persona, il pauperismo e l' «odium
humani generis» (quindi anche odium sui) del cristianesimo primitivo,
si riveste di geniali episodi prima e dopo il viaggio ad Alessandria.
Per quanto inevitabilmente omessi questi nell' Opera, non cambia il fatto
che essa (caso non unico in Massenet) abbia a protagonista un baritono:
il tenore è Nicia al quale è affidata una melodia quasi
operettistica nel leggerissimo Quartettino della vestizione di Atanaele.
Cori religiosi, danze esotiche, l' ossessione di un «piccolo Venusberg
personale» si alternano a definire un ruolo che vuol essere d'
un uomo giovane e bellissimo, un ruolo pieno di fa e di idee d' effetto.
Se pensiamo all' epoca di quest' Opera che rinuncia a tutta la satira
anticlericale intellettualistica ma non a manifestare in bellezza musicale
la torbida coscienza di Atanaele, dobbiamo rilevarne di nuovo l' audacia:
osserva infatti lo stesso Anatole France che ai suoi tempi, all' opposto
che nel Settecento, il popolo non crede più a nulla, aristocrazia
e alta borghesia sono impregnate di compunzione religiosa: nel caso Dreyfus
Atanaele sarebbe stato in prima fila a condannare l' innocente ufficiale.
Ma aristocrazia e alta borghesia sono le destinatarie della Thaïs
di Massenet. Sul podio della Fenice il maestro Emmanuel Villaume, uno
dei migliori massenetiani per la capacità di seguire lo stretto
sviluppo drammatico e di dare una lettura insieme brillante e piena d'
aria della partitura, con quegli esitazioni e incalzare ritmici propri
del Maestro e così anticipatori del flou di Debussy. Simone Alberghini è un
audace Atanaele provvisto anche della prestanza fisica per il ruolo;
Darina Takova una delicata Taide molto apprezzata in Dis-moi que je suis
belle e nella celestiale morte. Tra i comprimari si lodano in particolare
le due schiave Christine Buffle e Elodie Méchain, il monaco Palemone
di Nicolas Courjal ed Elena Rossi, «la charmeuse». L' allestimento
dovuto a Pier Luigi Pizzi, spoglio tranne il quadro finale, si fa apprezzare
per la sua eleganza e per le coreografie in silhouette, il tutto, nei
quadri plastici, memore delle pitture di Alma Thadema.
Paolo Isotta
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