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Teza
Tezadi Halile Gerima
con Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene
 
Il Giornale, 27 marzo 2009

Un martire nell'Etiopia del terrore

Costruito con un’alternanza di toni cromatici che raccontano ora il presente ora il passato, Teza mette in primo piano la storia di Amberber (Aron Arefe nel film), uno di quei giovani intellettuali etiopi che accettano di tornare in patria, con il dittatore Mengistu al potere, perché ritengono sia un loro dovere diffondere quel sapere che all’estero hanno appreso. Lo pagherà caro, nel fisico e nell’anima. Ben girato, benissimo fotografato, il film affida le speranze del suo autore a una specie di recupero delle radici, visto che l’utopia rivoluzionaria non ha lasciato dietro di sé nient’altro che massacri.

voto: 7
Stenio Solinas

 
Il Messaggero, 27 marzo 2009

Etiopia, la storia mai raccontata

Trent’anni di storia e memorie compressi in un film fluviale e impetuoso. Fosse nato in un paese ricco Hailé Gerima avrebbe diviso il racconto in 13 puntate come Edgar Reitz con Heimat. Ma è nato in Etiopia e le sue storie sono di quelle che pochi vogliono ascoltare, in patria e fuori. Ed ecco che il ritorno a casa di un ex-giovane, partito a studiare Medicina in Germania, condensa passato e futuro di un’intera nazione. Dall’eredità coloniale (perfino il monte Mussolini, «parco giochi della mia infanzia», evoca ricordi struggenti) all’infame era Menghistu, la vita di Anberber riassume sogni e sconfitte di una generazione di intellettuali. Emigrati sperando di mettere il sapere al servizio del loro paese, ma piegati dal colonnello Menghistu e dai suoi sgherri che in nome della “Rivoluzione” derubano, terrorizzano, trucidano chiunque rifiuti il loro populismo pseudomaoista (e magari indossi «jeans attillati imperialisti»). Memorabili per ferocia le scene che oppongono Anberber e un altro medico alle squadracce di regime. Ma sono molto ben disegnati, malgrado qualche ridondanza, il confronto con le tedesche, la vita dei mezzosangue nella “civile” Europa, l’urto fra la nostalgia per le radici e la distanza crescente verso credenze e rituali arcaici. Come diceva Joyce: «La Storia è un incubo da cui tento di svegliarmi».

Fabio Ferzetti

 
Il Mattino, 28 marzo 2009

Da Gerima un’Africa senza illusioni

«Teza» («Rugiada») del venerabile Haile Gerima, produttore e regista etiope classe '46, è un poema intriso di simbolismi, etnologia e storia che allegorizza l'autobiografia di un intellettuale africano sospeso tra nostalgia della tradizione e pathos della modernità. Le cadenze sono rapsodiche, gli sbalzi temporali numerosi e i contrappunti visionari ambiziosi: sta di fatto che l'excursus nella storia patria comunica un'intensità autentica, affronta con coraggio intricati nodi politici e afferma concetti d'identità e liberazione distanti dai cliché terzomondisti. Il protagonista Anberber (Aaron Arefe), un medico che ha vissuto e studiato in Germania coltivando con i coetanei immigrati le idee rivoluzionarie alla moda, ritorna nel 1990 ad Addis Abeba proprio quando Haile Mariam Mengistu instaura il famigerato regime marxista. Purtroppo l'ingenuo progressista si rende conto a sue spese di quanta crudeltà e quanta repressione sia foriera la dittatura e la scelta di lavorare per alleviare le pene del popolo si scontra con una realtà fatta di violenze e sopraffazioni... Ogni qual volta che il film si rivela troppo premeditato o deborda in lirismi un po' oscuri o farraginosi, Gerima escogita un'immagine pittorica, un riscontro lirico, un fremito intimistico che aiutano a non perdersi nelle dissolvenze di un mondo.

Valerio Caprara

© Sipario 2011