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Sweet sweet Marja
Sweet sweet Marjadi Angelo Frezza
con Maria Grazia Cucinotta, Corrado Calda, Pietro Sermonti, Adolfo Margiotta, Italia 2007.
 
Il Tempo, 30 giugno 2007
Gag e ironia nella commedia di FrezzaIn «Sweet Marja» piace la Cucinotta nel ruolo di una sensuale padrona di casa

Prima c’è stato un cortometraggio, «La Piantina», diretto da Angelo Frezza e da Corrado Calda per l’interpretazione di quest’ultimo. Si costruiva su un curioso incidente: un pranzo d’affari in cui, per sbaglio, venivano servite, in uno sformato di verdura, delle foglie di marijuana. Con conseguenze immaginabili. Adesso il film d’oggi, sempre diretto da Angelo Frezza, in collaborazione, per la sceneggiatura, con Corrado Calda e da lui nuovamente interpretato. Naturalmente, per arrivare a un racconto di un’ora e mezzo, ci voleva una storia e i due autori hanno pensato di costruirla mettendo l’accento sulle personalità dei vari commensali, uomini, donne e vicini di casa, prima del famoso pranzo. Così hanno immaginato che l’affare di cui si sarebbe parlato fosse una speculazione edilizia, che tra quelli interessati a concluderlo ci fossero dei poveracci e anche dei truffatori, che questo e quello avessero al fianco delle mogli o delle amichette pronte a farsi coinvolgere eroticamente dopo l’assunzione della droga, e altri buffi personaggi di contorno: come la moglie di un vicino che spasima per chiunque porti un’uniforme e quello stesso vicino che finirà per concludere il tutto nel modo più inatteso. Si trattava poi di dare un tono a questo andirivieni e Frezza ha pensato di trovarlo qua puntando un po’ sul demenziale, con una comicità sempre sopra le righe, esagitata, gridata, là rifacendosi in molti risvolti alle piroette e agli accenti dei disegni animati, specie nei momenti in cui la commedia scivola nella farsa: con interazioni, sberleffi, dinamismi volutamente al di fuori di qualsiasi realismo di cronaca. È possibile consentirvi? Certo, si tratta, con ogni evidenza, di un esperimento, sia dal punto di vista narrativo sia da quello del linguaggio: Non può dirsi però che sia sempre riuscito perché il demenziale, in molti punti, arriva ad eccessi che poco somigliano al genere e quei modi da disegno animato vanno spesso al di là dei limiti cui di solito ci si attiene. Mentre il tono corale dell’insieme, per un certo suo disordine non lontano, a tratti, dalla confusione, impedisce alle psicologie dei personaggi singoli di andare oltre la caratterizzazione facile. Comunque un certo divertimento lo si raggiunge e vi concorre un gruppetto di interpreti intenti, qua e là, a non proporsi solo come delle macchiette. Specialmente Maria Grazia Cucinotta, la padrona di casa ignara degli ingredienti di cui si è servita per il suo pranzo: sciolta, disinvolta, con mimica decisa (anche quando, dopo la marijuana, si esibisce in uno striptease).

Gian Luigi Rondi

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